E’ passato poco più di un mese e mezzo dagli striscioni contro Aurelo De Laurentiis che tappezzavano la città di Napoli. Eppure, la contestazione al presidente sembra lontana un secolo, soprattutto adesso che gli azzurri hanno conquistato la vetta della classifica.

La sosta per le Nazionali, ultimo pitstop prima del Mondiale in Qatar, appare dunque l’occasione propizia per fare un doveroso approfondimento sullo stato di salute del campionato.

Soprassedendo, almeno in questa sede, sull’arretratezza dell’Italia all’interno del contesto internazionale. Certificata dalla seconda mancata qualificazione consecutiva alla massima manifestazione pedatoria. Circostanza resa ancora più grave, visto che abbiamo comunque vinto l’Europeo.

Campionato livellato

Dopo sette giornate, la Serie A fornisce di sè stessa una immagine contraddittoria. E’ innegabile la ventata di novità ai piani alti. Un certo rinnovamento, sintomo di una maggiore uguaglianza competitiva. Al contempo, però, urge rilevare come un numero impressionante di candidate allo scudetto abbiano peggiorato il loro rendimento rispetto alla scorsa stagione. Quindi, chi più, chi meno, Inter, Roma e Juventus stanno deludendo le aspettative.

Specialmente bianconeri e nerazzurri appaiono fortemente attardati. In particolare, la squadra di Simone Inzaghi ha smarrito la rotta, scivolando dal 3° al 7° posto. Mentre Max Allegri è costretto a fare quotidianamente i conti con le accuse di un ambiente sfibrato dalla mancanza di risultati. Aggravate da un buco nel bilancio veramente preoccupante.

Ad approfittarne, ovviamente, il gruppo gestito da Spalletti. Che da un anno all’altro, nonostante la profonda rifondazione della rosa, si conferma primo. Testimoniando, così, quanto si stia dimostrando lungimirante la strategia aziendale di ADL, funzionale a tagliare drasticamente il monte ingaggi. Oltre a ringiovanire notevolmente l’età media della squadra.

L’idea di fondo del produttore romano resta quella di ripetere l’impresa compiuta dal Milan, laureatosi Campione d’Italia grazie alla competenza sul mercato di Maldini e Massara, e l’organizzazione nel gioco, frutto della continuità lavorativa garantita dalla conferma di Pioli. Un risultato clamoroso, se si considera la contemporanea lungimiranza nei conti della società rossonera, capace di ridurre i debiti da 146 a 40 milioni di euro.

Allenatori che non fanno danni

Una parte della critica, quella velatamente schierata e prevenuta nei commenti, spesso frutto di pregiudizi ideologici, giudicano il campionato assai mediocre. Notevolmente livellato verso il basso. Manco Atalanta e Udinese dovessero giustificare la loro posizione, accusate del delitto di lesa maestà, avendo soppiantato momentaneamente in testa alcuni Top Club (o presunti tali…).

Invece, orobici e friulani sono entrati a pieno diritto tra le aspiranti ad un posto al sole. Consapevoli di poter dire la loro fino in fondo, perlomeno per un posto nelle competizioni Uefa.

Se Gasperini ormai è abituato a determinati exploit, Sottil rappresenta una bella novità. Insomma, gli allenatori migliori non sono sempre quelli che inventano chissà quali alchimie. Talvolta è sufficiente fare meno danni possibili, limitandosi a mettere gli uomini giusti nei posti chiave.

Un pò quello che sta facendo l’uomo di Certaldo, abilissimo nel far esprimere al meglio i suoi giocatori, mettendoli nelle condizioni mentali per dare il meglio di sè. Chiaramente, non si tratta solo di scelte tecnico-tattiche. Quest’anno, infatti, il lavoro di Spalletti, e del suo supporting cast, è indirizzato a livellare gli alti e bassi emotivi, insiti in qualunque spogliatoio. Cercare cioè di superare momenti di proverbiale instabilità, tipo quelli attraversati con Fiorentina, Roma ed Empoli la stagione scorsa. Tremendamente dannosi per chiunque abbia ambizioni di grandezza.

Insomma, il Napoli oggi è primo. Lo era anche l’anno passato. Poi terzo alla fine. Ma il campionato è molto cambiato. Ergo, tutto può accadere. Tanto dipenderà dal torneo di Clausura, quello che prenderà il via al termine del Mondiale qatariora. Dopo ben due mesi di stop forzato.

Napoli mosaico perfetto

Nel frattempo, in attesa del rientro di Osimhen, all’ombra del Vesuvio si godono la poliedricità offensiva degli azzurri. Con un esterno come Kvaratskhelia, maggiormente dominante a confronto dell’ultimo Insigne. E una coppia di offensive playerRaspadori e Simeone – intercambiabili a seconda dell’approccio che l’allenatore vorrà dare al piano gara. Considerando, di volta in volta, le caratteristiche dell’avversario.

Là dietro poi il corano Kim mortifica le velleità di chiunque abbia l’ardire di attraversargli la strada: un mastino sull’uomo, una certezza assieme a Rrahmani per l’intera retroguardia. Al punto tale che pure Meret ne ha tratto giovamento: puntuale nei pali, sicuro in uscita alta e nel gioco con i piedi.

Il core business del Napoli attuale resta la mediana. Determina il calcio propositivo voluto da Spalletti e crea i presupposti per dare compattezza sotto la linea della palla. Lobotka è tutt’altro che un soldatino, sicuro nella gestione dell’attrezzo come pochi attualmente in Europa. Nient’affatto paragonabile a Iniesta, nondimeno accostabile al genio dello spagnolo per lucida regia e sagacia nelle letture.

Un’ipotesi di centrocampo intelligente, preposto a creare e assicurare idonea copertura, attraverso la fattiva collaborazione di Zielinsky e Anguissà.

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