Generalmente, in questo periodo dell’anno, l’alfabeto del Napoli è idealmente caratterizzato dalla lettera D.

Come Dimaro, ovviamente, da quando il club partenopeo ha deciso di svolgere la prima parte del precampionato nella ridente località in provincia di Trento.

Ma anche come De Laurentiis, che generalmente approfittava della presentazione della squadra nella piazza del paese, con le Dolomiti a fare da cornice al suo personalissimo show.

Missione consenso fallita

Ebbene, quest’anno il tradizionale bagno di folla è venuto clamorosamente a mancare. Ed i fischi a profusione, quando il sindaco ha ringraziato ADL, si sono sostituiti al pubblico consenso degli anni passati.

Altro che oasi felice del pensiero unico presidenziale. La contestazione, nient’affatto strisciante o solo velatamente accennata, ha infranto la quiete del ritiro azzurro.

A renderla ancora più veritiera, dunque tutt’altro che pretestuosa o strumentale, il fatto che a palesare il loro disappunto verso la politica tesa al ridimensionamento sposata dal proprietario del Napoli, non fossero i gruppi organizzati. Bensì, quello che un tempo era lo zoccolo duro del consenso.

Ovvero, chi saliva in Trentino per partecipare a quella sorta di fiera di paese in cui la società ha trasformato nel corso degli anni la pretemporada. Famiglie con bambini al seguito, a caccia di autografi e foto ricordo. Vacanzieri a vario titolo, vogliosi di trascorrere del tempo vicino ai loro idoli.

Polemica trasversale

Insomma, questa volta gli ultras non c’entrano nulla. I fischi erano trasversali, privi cioè di alcuna matrice precostituita dal forte accento anti-aureliano.

Qualsiasi sforzo di apporvi un’etichetta ideologica rappresenta, quindi, un tentativo di sminuire la profonda spaccatura maturata in seno alla tifoseria. Con i DeLaFobici in netto vantaggio sugli Aureliocentrici. Una battaglia destinata comunque a non avere né vinti, tantomeno vincitori.    

Appare evidente che l’idea di una maggiore sostenibilità della gestione, associata al drastico contenimento dei costi, piaccia poco, perché incide direttamente sulla competitività ad altissimo livello della squadra.

Assenze rumorose

Tuttavia, a produrre un rumore ben più assordante delle bordate di fischi, ci ha pensato la stessa proprietà.

Presenzialista come ogni imprenditore cinematografico che si rispetti, questa volta De Laurentiis s’è stranamente astenuto dal tentare di manipolare a suo piacimento la folla.

Forse l’egocentrico uomo di spettacolo, costantemente voglioso di prendersi le attenzioni di tifosi e addetti ai lavori, subodorando il dissenso, ha preferito restare in albergo. Manco fosse un ospite indesiderato.

Chiaramente, il figliol prodigo s’è guardato bene da esporsi al pubblico ludibrio, rimandosene bellamente in disparte. Mentre la squadra osservava attonita l’opposizione della gente.

Dybala firma e il Napoli osserva

Nel frattempo, si infrange l’ennesima illusione di calciomercato, alimentata ad arte finora dai giullari di corte. Paulo Dybala, infatti, ha scelto la Roma.

Magari affascinato dalle ambizioni dei giallorossi, pur non potendo i capitolini offrire, almeno nell’immediatezza, la prestigiosissima vetrina della Champions League.

L’impressione che il progetto di Mourinho sia in grado di garantire nel prossimo futuro solide certezze, invece che chiacchiere in libertà, fotografa materialmente lo stato di salute del Napoli attuale.

In soldoni, la nuova era voluta da De Laurentiis, conseguenza diretta della pandemia, per impattare in maniera davvero efficace sul bilancio, s’è dovuta arrendere alla logica contabile dei mancati rinnovi, nonché degli svincoli a costo zero.

Una strategia aziendale decisamente invisa ai napoletani. Che hanno già annunciato il loro disappunto, a suon di fischi…

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