Se il mercato condotto finora dal Napoli dovesse realmente comunicare gli obiettivi della società, allora il contenimento dei costi, associati alla maggiore sostenibilità finanziaria, fanno da sfondo al drastico taglio degli ingaggi. Temi che si concretizzano poi con i mancati rinnovi e le partenze a costo zero.

Da sempre il mercato è considerato lo specchio dell’anima, per chi aspira ad avere ambizioni d’alta classifica. Poiché proprio attraverso la compravendita dei calciatori un club esprime con chiarezza le proprie idee. Magari pure quelle che vorrebbe tenere celate alla concorrenza.

Nondimeno, non sempre un atteggiamento attendista e parsimonioso testimonia materialmente il ridimensionamento degli obiettivi.

Talvolta lo stallo è legato indissolubilmente alla endemica mancanza di liquidità, imprescindibile per concludere qualsiasi affare…

Napoli obbligato a scegliere

I tifosi giustamente mugugnano. E manifestano il loro disappunto con sonore bordate di fischi indirizzate ad Aurelio De Laurentiis, ma non ci sono vie alternative da percorrere in questo momento storico.

Trascurando il fatto che nelle ultime due estati le trading players sono state fortemente condizionate dalla pandemia, ovviamente, all’ombra del Vesuvio nessuno poteva immaginare che Ospina, Mertens, Insigne e Koulibaly – l’ossatura della formazione titolare, capace di contendere fino a poche giornate dalla fine lo scudetto al Milan – potessero andare altrove.    

Eppure questa tendenza è strettamente connessa alla crisi di liquidità generata nel “Sistema-Calcio”. Uno scenario nefasto, che ha costretto il presidente del Napoli a rivedere i suoi progetti, almeno fino a quando i ricavi non torneranno a crescere.

Senza trascurare una considerazione accessoria. A metà tra l’aspetto etico e quello strettamente economico. L’approccio alle trattative è notevolmente cambiato. Il peso degli agenti, quindi, di riflesso, pure dei loro assistiti, è aumentato in maniera esponenziale rispetto al recente passato.

In tal senso, com’è successo agli azzurri, non sempre diventa possibile rinnovare i contratti in scadenza, piuttosto che sottoscriverne di nuovi, alle cifre chieste. Del resto, non sono mai operazioni a parametro zero, dovendo aggiungere le commissioni da versare ai procuratori.

Così, i giocatori vengono lasciati liberi di trovarsi un’altra sistemazione, senza generare alcun incasso per la cessione del cartellino.

In ossequio ai diversi equilibri interni ricercati dalla società partenopea, un budget ridotto determina offerte a ribasso anche per rinnovare i contratti stipulati prima del Covid, giustificando lo stallo nei rapporti con Fabiàn Ruiz.

Attendismo su Dybala

L’affare Dybala è emblematico. Un tempo, i cosiddetti free agent, mutuando un termine caro alla NBA, sottoscrivevano un nuovo contratto appena apriva ufficialmente la finestra estiva per i trasferimenti. Sostanzialmente, il 30 giugno andavano a scadenza ed il giorno dopo già firmavano con un’altra squadra.

La trattativa che la Roma ha lungamente intavolato con la Joya, invece, s’è protratta fino ad oggi non solo perché l’argentino aveva sul piatto della bilancia diverse offerte da valutare.

Verosimilmente, quanto gli era stato proposto inizialmente non ne gratificava il conto in banca, prim’ancora che stimolarne l’ego calcistico.

Insostenibile circolo vizioso

A rimetterci sono soprattutto i tifosi come quelli del Napoli, abituati ad un certo tipo di campionato, che probabilmente non potranno sostenere a medio e lungo termine.

Perché ormai le dinamiche interne al calciomercato hanno generato un circolo vizioso. Le società non possono affrontare i costi di gestione del passato e faranno proposte economiche tendenzialmente verso il basso.

Però i Top Player (o presunti tali…) rifiuteranno, sdegnandosi del trattamento da mere comparse della pedata, e andranno a scadenza.

Questo il futuro della Serie A, che sembra inevitabilmente indirizzato verso un impoverimento generalizzato…

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