Il ricordo di Diego è sempre lì, da 30 anni, in attesa di rivivere attraverso i piedi di qualche altro fenomeno che il destino possa decidere di far passare per le strade di Napoli. La storia calcistica della piazza azzurra è fatta soprattutto di emozioni più che di vittorie, ma sono le prime a conferire un vero valore alle seconde. A Napoli i tifosi sono soliti affezionarsi ai giocatori, loro rappresentanti, più di quanto accada in altre squadre, perché il sentimento identitario prevale su ogni altro aspetto puramente sportivo e viene tramandato di generazione in generazione.

Di conseguenza, anche i calciatori che magari non sono riusciti a confezionare carriere prettamente stellari vengono ricordati con affetto all’ombra del Vesuvio. Da quando il club è stato acquistato da Aurelio De Laurentiis alcuni di loro si sono rivelati anche delle scommesse azzeccate sul rettangolo verde. L’esempio più lampante è forse costituito dal “Pocho” Lavezzi ormai ritiratosi. Preso dal San Lorenzo nel 2007, allora l’attaccante aveva solo 22 anni, ma la sua aria da scugnizzo unitamente ai natali argentini hanno subito riportato alla mente le magie di Maradona, che in qualche rara occasione il buon Ezequiel è riuscito persino a riprodurre in qualche modo. Preso per 5 milioni di Euro e rivenduto a 30: si è trattato del primo vero addio amaro della gestione ADL, ma di quelli utili per svecchiare periodicamente la rosa e l’immagine della società.

Un altro giocatore fortemente valorizzato dal Napoli, tanto da divenire uno degli esponenti più importanti della storia azzurra, è stato Edinson Cavani. Prelevato per 17 milioni dal Palermo, dove ricopriva una posizione più defilata sul fronte offensivo, fu trasformato in quattro e quattr’otto in una prima punta da Walter Mazzarri. Con il “Matador” il Napoli ha sollevato il primo trofeo successivo all’era Maradona, nella quale erano concentrati fino ad allora tutti i successi del club. Nel 2013 Cavani ha lasciato la squadra precludendosi per pochi gol il record di marcature azzurre detenuto all’epoca proprio da Diego. Il Paris Saint-Germain versò nelle casse partenopee ben 66 milioni di Euro.

Forse sarebbe improprio indicare come una scoperta anche Lorenzo Insigne, in quanto prodotto del vivaio. Meglio citare allora Duvan Zapata, oggi in forze all’Atalanta, ma portato in Italia proprio dal Napoli, che nel 2013 lo richiese espressamente agli argentini dell’Estudiantes. Solo un paio di anni fa è arrivato invece in azzurro Victor Osimhen la cui valutazione è stata però da subito elevatissima: 70 i milioni pretesi dal Lilla. Tra gli altri reparti non si può non citare Kalidou Koulibaly, appena passato al Chelsea per 38 milioni, 30 in più di quelli che furono versati al Genk per prenderlo nel 2014.

Nonostante i tanti colpi perpetrati negli anni, il Napoli ha la nomea di una società poco spendacciona e approfittatrice sul piano delle trattative. Le quote per le scommesse sul calcio riguardano anche il mercato, specie durante la sessione estiva, ma raramente gli acquisti e le cessioni più gettonati tra le schedine coinvolgono la società azzurra. De Laurentiis preferisce stupire la platea con intuizioni imprevedibili, come l’ultima che ha portato a Napoli Khvicha Kvaratskhelia, esterno georgiano preso per una decina di milioni dalla Dinamo Batumi. Arrivato a Fuorigrotta per sostituire Insigne, il giovane ricorderebbe Lavezzi per alcune movenze, ma ha dimostrato di poter essere molto più incisivo dei suoi predecessori sotto porta. “Kvaradona”, come è stato già soprannominato, percepisce appena 1,5 milioni di ingaggio. La scoperta è avvenuta con successo, ma non è difficile prevedere quali saranno le prossime richieste dell’agente…

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