Al Napoli è bastato essere sé stesso per incanalare il match contro la Sampdoria verso la direzione più congeniale. Trovando immediatamente i riferimenti idonei a disordinare la struttura difensiva dei blucerchiati.  

Un atteggiamento prudente, quello assunto dai doriani, che hanno tentato di adattarsi tatticamente alla disposizione scelta da Luciano Spalletti.

L’uomo di Certaldo ha sopperito all’assenza di Zieliński inserendo il centravanti posizionale e spostando Mertens nella posizione di sottopunta. Una soluzione coerente con il sistema adottato finora. Al contempo, adatta al momento che stanno attraversando i partenopei.

L’allenatore dunque ha preferito semplificare i flussi di gioco, privilegiando la protezione della palla di Petagna. Senza comunque compromettere la capacità di determinare tra le linee, con Ciro alle spalle del centroboa, libero di riempiere e svuotare a piacimento quello spazio.

Fondamentale il Bisontino nel consolidare il possesso sul lungo: l’ex Spal proteggeva l’attrezzo e dopo lo scaricava sui terzini, puntualissimi nel proporsi in ampiezza.    

In controllo con la palla

E’ innegabile che la bontà del lavoro svolto da Spalletti sia legata proprio al fatto che il Napoli, al netto delle assenza tra Coppa d’Africa, infortuni e Covid, abbia una identità ben precisa. Che prescinde dalle differenze tra titolari ed eventuali seconde linee.

In particolare, il tecnico toscano sembra sia riuscito a valorizzare una fase di possesso che, considerando la perdurante assenza di Osimhen, non poteva limitarsi esclusivamente alle veloci verticalizzazioni.

Un aspetto da non trascurare, perché i principi di gioco con i quali gli azzurri sviluppano il loro calcio sono stati recepiti da tutti, all’interno dello spogliatoio. E spesso garantiscono alla squadra di dominare l’avversario, imponendosi con lo strumento del possesso.

Appare evidente che il pallone non scotti tra i piedi dei napoletani, e non solo quando si tratta di gestire il giropalla. Ma pure in situazione di campo aperto.

La ricchezza di sottrarsi al pressing

Nella ripresa, infatti, la Doria ha alzato il baricentro, pressando forte. Pur non creando veramente opportunità in grado di impensierire la retroguardia della squadra partenopea.

Eppure non sono certamente bastati i primi accenni di aggressione in avanti per mettere Lobotka e Demme in imbarazzo: impossibile mandarli in confusione, oppure indurli ad errori banali nella trasmissione. Sicuramente stasera l’attrezzo non scottava nei loro piedi.

Impossibile sottrarre la sfera ai due pivote, visto che lo facevano girare con pochi tocchi, evadendo con coraggio e personalità il tentativo di riconquista. Senza mai strafare.

Una giocata che valeva al Napoli l’opportunità di saltare la prima linea del pressing, e ripartire in transizione. Mettendo sostanzialmente in ghiaccio i tre punti.

Napoli torna a correre

Per vincere con talmente tante assenze, generalmente servono prestazioni di spessore assoluto, dal punto di vista emotivo, prima che calcistico.

Per quanto il merito della vittoria vada ascritto all’acrobazia di Petagna, la squadra nella sua interezza è stata puntuale, nelle due fasi in cui si articola una partita.   

L’impressione è che il Napoli, con il rientro di assenti vari o assortiti, possa ripetere (più o meno…) la parte iniziale del girone d’andata, rimanendo quindi in scia dell’Inter il più a lungo possibile. Ad oggi, la priorità continua ad essere la partecipazione alla Champions League.

Nondimeno, si possono cavalcare le ambizioni anche a piccoli passi.    

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