Dries Mertens è sempre stato un giocatore capace di spostare gli equilibri nell’arco di una partita. Abile nel fare una quantità di cose assai diverse tra loro. Eppure tutte incisive.

Trascurando, almeno per il momento, l’enciclopedico senso per la rete, il belga appare pienamente calato nel progetto tattico pensato da Gennaro Gattuso per il Napoli di quest’anno.

Una squadra dall’impostazione dottrinale non particolarmente sofisticata. Ma pericolosissima in campo aperto. Portatrice di un calcio diretto e verticale. Espressamente votata all’esaltazione delle transizioni offensive.

Nella quale Ciro ha dimostrato di poter essere non solo un finalizzatore devastante. Bensì, un vero e proprio giocatore “di sistema”. Che magari qualche volta scompare dai radar. Nondimeno, pronto a ricomparire nei momenti veramente decisivi.

Al netto delle differenti caratteristiche tecniche di chi compone il reparto d’attacco, il comun denominatore del Napoli attuale resta quello di voler schierare una batteria di offensive players che possano muoversi senza palla, attaccando la profondità.

Ovviamente, ieri sera con la Real Sociedad s’è visto poco questo tipo di atteggiamento.

L’approccio al match dei baschi è stato talmente aggressivo sul primo possesso del Napoli, che gli azzurri hanno dovuto optare per un piano gara alternativo a quello immaginato da Ringhio alla vigilia. 

Così, piuttosto che insistere su una costruzione dal basso problematica e nient’affatto fluida, i partenopei hanno cercato la via più veloce per raggiungere la trequarti altrui, attraverso lo scarico diretto su Andrea Petagna.

Il Bisontino fa reparto da solo con la sua prepotente fisicità. Una presenza ingombrante per addomesticare il pallone, contendendolo a rimbalzo ai difensori centrali avversari.

E’ mancata, però, la giocata successiva al controllo. Quella funzionale a creare un reale vantaggio. Ovvero, dialogare efficacemente con i compagni. Specialmente la troppa distanza tra l’ex Spal e Lobotka, che gli giostrava alle spalle, ha vanificato il lavoro oscuro di Petagna nel fare a sportellate.

In una partita votata comunque al sacrificio, l’ingresso di Mertens, in associazione a Osimhen, ha cambiato parzialmente il tema dell’incontro.

Perché l’uno è stato complementare all’altro. Tuttavia, mentre l’ex Lille ha pagato oltremodo l’inesperienza, in occasione dell’espulsione, Mertens s’è calato perfettamente nel clima dell’Estadio Municipal de Anoeta.

Il belga s’è posizionato sottopunta, muovendosi tra le linee. Abbassandosi, per aiutare a compattare il blocco difensivo in fase di non possesso. Oppure prendendo campo in ampiezza, per attaccare immediatamente dopo lo spazio.

Al contempo, il nigeriano aggredendo la linea difensiva, allungava le distanze tra i reparti alla squadra di Alguacil.

In ottica campionato, specialmente pensando alla gara di domenica con il Sassuolo, un altro gruppo votato al calcio proattivo, il Napoli non dovrà ripetere la stessa condotta di San Sabastiàn.

Ai neroverdi piace andare a prendere l’avversario nella sua metà campo, molto alto.

Gli azzurri, quindi, dovranno pensare di interpretare la fase di costruzione e finalizzazione in maniera diversa rispetto a ieri sera

Altrimenti potrebbero essere veramente dolori…