Mentre tutte le squadre qualificate per il Mondiale attendono solo di esordire in Qatar, il rinnovamento dell’Italia prende il via dall’amichevole con l’Albania, sulla cui panchina siede da poco più di tre anni Edy Reja, vecchia conoscenza dell’italico pallone.

Insomma, gli Azzurri ripartono dal test match di Tirana, vincendo 3-1 e convincendo. Roberto Mancini non poteva cominciare meglio i suoi esperimenti, funzionali a gettare le basi per impostare il gruppo destinato a difendere nel 2024, in Germania, il titolo di Campioni d’Europa conquistato a Wembley.

Il rilancio della Nazionale, superato lo shock per l’esclusione dalla rassegna iridata, passa pure per il contributo offerto dal Napoli. Il Commissario Tecnico, infatti, ha consegnato le chiavi della squadra a tre giocatori già determinanti per le fortune di Spalletti. In effetti, Alex Meret, Giovanni Di Lorenzo e Giacomo Raspadori si sono presi parte della scena, ritagliandosi uno spazio importante.

Meret all’esordio

La tranquillità con cui l’Airone ha esordito con l’Italia ne certifica a pieno titolo la dimensione di portiere affidabilissimo. Un giusto riconoscimento, che premia il titolare della capolista in Serie A. Del resto, nonostante ad un certo punto della sua esperienza napoletana Meret appariva attardato nelle gerarchie per una maglia da titolare, Mancini aveva continuato a convocarlo, certificandone le potenzialità. Nonchè la ferrea volontà di preservare un talento inespresso.

L’Albania, oltre all’imperioso stacco di testa con cui Ismajli segna l’1-0, ha prodotto almeno quattro nitide occasioni. Che l’estremo difensore del Napoli ha comunque disinnescato, incidendo la sua firma sulla gara. Respingendo con una ottimo riflesso la capocciata di Kumbulla da pochi passi. Inchiodando a terra il tiro di Roshi, immediatamente dopo la traversa centrata dal tracciante di Uzuni.

La reattività con cui nel finale risolve a suo favore l’uno contro uno, ancora su Roshi, e dopo si oppone alla plastica rovesciata di Skuka, consente di mantenere il risultato a distanza di sicurezza.

meret

Raspadori ovunque

Jack è il classico attaccante moderno, capace di occupare efficacemente diverse posizioni in campo. Buono, dunque, per essere schierato in più slot offensivi. Interpretando in maniera fluida il ruolo di centravanti. Quindi, la soluzione alternativa ideale per sostituire Immobile.

Mancini ha preso consapevolezza che dell’ex Sassuolo non si può fare a meno, costruendogli attorno un tridente inedito, assieme a Zaniolo e Grifo. Il giallorosso si è mosso da esterno destro, con il paisà del Friburgo sul versante opposto della prima linea. Nondimeno, lo sviluppo della gara in corso d’opera ha suggerito talvolta ai braccetti offensivi di leggere la situazione e arretrare sulla trequarti. Trasformando il 3-4-3 di partenza in un 3-4-2-1, assai complicato da decodificare per i padroni di casa.

Raspadori ha inclinato i flussi della fase di possesso nella direzione voluta dall’allenatore, mostrando una visione di gioco a trecentosessanta gradi. Accorciando verso i centrocampisti per cucire il gioco. Offrendo un appoggio comodo ai laterali quando accompagnavano l’azione in avanti.

La palla scippata agli avversari in risalita dal basso, servita poi su un piatto d’argento a Grifo per il raddoppio, è un succulento cioccolatino, che l’italo-tedesco scarta e degusta.

raspadori inghilterra

Di Lorenzo gol

Laterale universale, invece, il Capitano partenopeo. In grado di adattare qualità tecniche e fisiche, a seconda delle esigenze del C.T., così da mettere a disposizione di un’Italia tatticamente fluttuante la sua innegabile versatilità: terzino destro tradizionale, nel modulo a quattro. Oppure cursore a tutta fascia, nella retroguardia a tre, come stasera.

Sostanzialmente, Mancini ha dimostrato di non aver alcuna preclusione ideologica nel proporre cose nuove, sdoganando un modo di difendere fino a poco tempo fa considerato fuori moda. Al punto da scoprire risorse strategiche inaspettate.

E Di Lorenzo ha macinato chilometri sul binario, garantendo ampiezza e profondità alla manovra. Uno spartito che premiava i giusti sincronismi, per cui Raspadori svuotava il cono di luce centrale, i compagni di reparto stringevano verso l’interno. Ed i terzini aggredivano lo spazio dinanzi a loro.

Senza trascurare il taglio che determina il pareggio. Un movimento sontuoso, con cui compare alle spalle degli albanesi, regalandosi l’appuntamento con la rete.

Futuro da decifrare

In definitiva, l’amichevole di Tirana è stata solamente il capitolo introduttivo di un lungo processo di ricostruzione, necessario per cominciare a decifrare il futuro dell’Italia. Magari ancora nebuloso, specialmente se proiettato troppo avanti. Ovvero, al prossimo Mondiale, organizzato congiuntamente da Usa, Canada e Messico. Obbligatorio (o quasi…) ottenere la qualificazione, dopo otto anni di vergognosa assenza.

Nel frattempo, urge rimanere concentrati, proiettando testa e cuore all’impegno di domenica contro l’Austria.

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