Ci sono un paio di gustose motivazioni che avranno spinto una parte consistente di tifosi del Napoli a seguire con interesse MessicoPolonia.

Innanzitutto, il primo turno del Gruppo C ha già registrato un risultato clamoroso, con l’Argentina sconfitta dall’Arabia Saudita (2-1). Una battuta d’arresto per l’Albiceleste, che potrebbe cambiare faccia al girone in ottica qualificazione.

Ovviamente, la strada verso gli Ottavi appare ancora lunga, seppur orientata tutta in salita. Tuttavia, dal derby tra Lozano e Zielinski spunta fuori una potenziale minaccia per i detentori della Coppa America.

Con il pareggio, messicani e polacchi non rischiano alcunchè, accontentandosi. Si mantengono sopra la linea di galleggiamento e lasciano la classifica in sostanziale equilibrio. In attesa che il prosieguo del girone sveli a chi debba essere attribuita l’etichetta di outsider.

Del resto, almeno all’ombra del Vesuvio, la lucida follia generata da un insolito Mondiale invernale organizzato nel deserto del Qatar, si coniuga veramente poco con la voglia di calcio in chiave azzurra. Tendenzialmente sfumata sullo sfondo di una Serie A che riprende soltanto tra (quasi…) due mesi.

Nondimeno, c’è comunque tanta Italia nella sfida di Doha, al di là dello scontro fratricida tra partenopei. In campo, infatti, ci sono ben altri cinque polacchi che militano nel nostro paese: Szczesny (Juve), Zalewski (Roma), Kiwior (Spezia), Bereszynski (Sampdoria)e Glik  (Benevento).

Lozano ispirato

Gerardo “Tata” Martino sta attuando un radicale processo di rifondazione. Non a caso, il Messico è una squadra che oscilla tra giovani di grandissima prospettiva – non bisogna dimenticare che ha conquistato il Bronzo alle Olimpiadi di Tokyo -, nonchè vere cariatidi.

In effetti, Andrés Guardado e Guillermo Ochoa, giunti rispettivamente alla terza ed alla quinta partecipazione iridata, sembra davvero vogliano aggirare i limiti del tempo.

Neanche a dirlo, nel 4-3-3 dei sudamericani, Lozano risulta tra i più ispirati. Proponendosi pure in una inedita veste difensiva, sotto la linea della palla. Meno dribblatore seriale di un tempo, El Chucky parte a destra, aggredendo subito lo spazio con grande intensità, oltre alla proverbiale qualità tecnica.

Finte, sterzate, stop and go nello stretto. Insomma, il repertorio completo. Croce e delizia di Spalletti e dei napoletani. Spesso sfugge al controllo di Bereszynski, aprendosi in ampiezza. E dopo la ricezione, punta il doriano, mettendo in mezzo tracce insidiose, funzionali ad armare il centravanti Henry Martín.

Talvolta, l’allenatore messicano inverte la posizione degli esterni: chiara l’intenzione di mettere un freno alla spinta propulsiva di Cash. Costringendo il terzino dell’Aston Villa a mantenere un atteggiamento conservativo, coprendo la zona la zona piuttosto che sovrapponendosi in fascia.  

Purtroppo, la sterilità negli ultimi sedici metri del Messico ha finito per mortificare la vivacità di Lozano. Incapace, da solo, di creare reali pericoli a Szczesny.  

Zielinski in ombra

Il tecnico della Polonia, Czeslaw Michniewicz, si affida ad un fluido ed ermetico 3-5-1-1. Con Zielinski che agisce da sottopunta, spostandosi alle spalle dei centrocampisti messicani, per supportare Lewandowski.

L’idea è quella di risalire il campo, costruendo triangoli continui, scambiandosi di posizione con i compagni di reparto. D’altronde, nel Napoli fa brillare il suo talento giocando proprio così. Un mix di dinamismo tattico, associato letture sopraffine in fase di possesso.   

Zielinski è considerato un maestro, ricevendo tra le linee, nel cucire perfettamente gli spazi in virtù di fondamentali eccelsi e velocità di esecuzione.  

Solitamente, il numero 20 diventa devastante quando può sviluppare liberamente il rapporto col pallone. Un calcio creativo fatto di strappi e accelerazioni, messe al servizio della squadra per dilatare la compattezza del blocco mediano avversario.

Oggi però non ha brillato per continuità, deludendo le attese. Al punto da determinare una lacuna evidente nella cucitura del gioco, e nell’occupazione degli spazi dietro il troppo isolato centravanti del Barcellona.

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