La vittoria del Napoli contro il Milan rappresenta senza ombra di dubbio l’emblema di una forza emotiva, prim’ancora che tattica. In sfide del genere conta non sentirsi appagati, lottando come gladiatori, nonostante le qualità suggeriscano di venirne a capo con la tecnica pura.

Gli azzurri espugnano San Siro con volontà e intensità, caratteristiche che completano un gruppo in grado di sudare la maglia. Manco fossero l’ultima delle candidate alla retrocessione; ergo, costretti a onorare gli impegni esclusivamente con il coltello tra i denti. E invece prendono i Campioni d’Italia e li portano a scuola.

Insomma, la squadra soffre e lotta oltre il novantesimo. Trovando una traversa per amica, che non guasta mai…

Meret: 7

Si sta dimostrando un estremo difensore stiloso ed affidabile. Con almeno un paio di interventi mai banali mette il sigillo sulla vittoria di San Siro. La smanacciata con cui strozza in gola a Giroud la gioia per il vantaggio, mandando la palla a sbattere contro la traversa, pare disegnata da uno sceneggiatore di psico-drammi calcistici. Chissà la deriva che avrebbe preso la gara, con gli azzurri in netto affanno, in quel momento, a disinnescare il pressing altissimo dei padroni di casa, se l’Airone non avesse fatto il miracolo. Assai reattivo sull’inzuccata di Krunic da pochi passi. Lesto nello scendere a terra su Messias, che prova a rubargli la scena con un insidioso tiro in controtempo. Attento sulla conclusione dalla distanza di Adli.

Di Lorenzo: 6,5

Se il Napoli, per essere tremendamente produttivo, deve lavorare costantemente sulle catene, uno dei passi imprescindibili, è il meccanismo del cd. “falso terzino”. Cioè, stringere la posizione e determinare la superiorità, numerica e posizionale. Il capitano svolge questo compito incessantemente. Senza dimenticare che in fase di non possesso, Theo Hernández lo punta, costringendolo a correre all’indietro. Lui non va mai in affanno, tiene il francese – con la fattiva collaborazione di Politano – e ne assorbe le sgroppate. 

Rrahmani: 6,5

L’impatto del kosovaro, alla sua seconda stagione da titolare, è stato ragguardevole. Forte di testa, arcigno quanto basta in marcatura. Fin qui eccezionale nel difendere sull’uomo ed al contempo decodificare gli attaccanti che lui e Kim dovevano scambiarsi. Coprendosi e completandosi vicendevolmente. Unica pecca, in una prestazione assolutamente positiva, la posizione assunta sul pareggio del Milan. Ma piuttosto che buttargli la croce addosso, sarebbe giusto applaudire lo smarcamento sontuoso di Giroud, posizionatosi nel punto giusto dell’area di rigore. 

Kim: 7

Centrale sfrontato, che si assume la responsabilità di comandare la linea, bonificandola però da inutili fronzoli e barocchismi. Vive per sfidare il diretto avversario, fare a sportellate con il centravanti. Giroud lo sa e tenta di impensierirlo, attirandolo pure lontano dall’area. Il coreano rompe l’allineamento e frustra ogni tentativo di sfuggire al suo maniacale controllo. Un attimo prima del triplice fischio di Mariani spegne la speranza di pareggiare concedendo soltanto pochi centimetri di libertà al taglio di Brahim Diaz.

Mario Rui: 7

Mette a tacere le solite malelingue che girano sul suo conto. Ovvero, che sia tanto svagato in fase difensiva, quanto propulsivo nella spinta. Saelemaekers può testimoniare che si tratta di un luogo comune. L’esterno belga non l’ha vista mai nel confronto con il mancino azzurro. Che l’ha anticipato, con interventi netti e puliti. Roba da enciclopedia del perfetto terzino. Gli avversari esplorano il lancio lungo, cercando di sfruttare la mismatch dovuta alla mancanza di centimetri. Ma il portoghese sopperisce con feroce determinazione e volontà granitica alla fisicità altrui. Chiaramente resta negli occhi l’assistenza clamorosa per Simeone. Serve con il contagiri un invitante cioccolatino, talmente succoso, che El Cholito deve solamente scartare.

(dal 91′ Olivera: s.v.)

Cambio ruba secondi.

Anguissa: 6,5

Accetta consapevolmente di combatte senza sosta là in mezzo, dov’è maggiormente enigmatico conservare il possesso, a causa dell’aggressione alta del Milan. Se la cava grazie a gambe lunghe e forti, nonché sensibilità nel tocco. Nessuno si aspetta che un giocatore con quella morfologia possa muoversi in modo elegante nello stretto. E invece il camerunese attrae la pressione. E dopo la supera di slancio. Attivando la ripartenza.

Lobotka: 7

Ruba tempo e spazio ai vari Bennacer, Tonali e De Ketelaere, che aumentano volutamente i giri del pressing. L’atteggiamento dei centrocampisti avversari intende obbligarlo a riceve in situazioni scomode. Eppure il pivote slovacco ne esce puntualmente, grazie al baricentro basso e alla frequenza di passo. Piuttosto che scarpe grosse e cervello fine, sarebbe lecito coniare per lui un nuovo aforisma. In grado di metterne in evidenza la capacità nelle letture, abbinata a piede educatissimo. 

Zielinski: 6,5

E se avesse compiuto il processo di crescita, per cui le gigantesche aspettative maturate attorno al suo innegabile talento si possano (finalmente…) trasformare in realtà? All’ombra del Vesuvio ormai se lo stanno chiedendo dall’inizio di stagione. Mentalmente il polacco s’è calato nei panni del tuttocampista, che si spende nel lavoro oscuro, collaborando con i centrocampisti nel consolidare il possesso. E poi ribaltare celermente il fronte, attraverso i suoi proverbiali strappi in conduzione. Anche opposto ai palleggiatori sopraffini della mediana rossonera, s’è imposto con personalità. Decidendo in quale zona del campo poteva rendersi utile alla causa.  

(dal 87′ Ndombele: s.v.)

Dovendo resistere all’arrembaggio finale del Diavolo, garantisce sostanza, associata a qualità. Sembra veramente sulla via del pieno recupero.

Politano: 7

Influenza la partita ben al di là del penalty trasformato. La pressione voluta da Pioli talvolta genera un cortocircuito cognitivo nella costruzione dei partenopei. Così, in mancanza di un possesso efficace, la squadra si appoggiava all’ex Sassuolo. Il che equivaleva a mettere il pallone in cassaforte. Vince un mucchio di duelli in fascia, accentrandosi per la rifinitura oppure il tiro. Cosa non da poco, tenendo presente che il dirimpettaio è Theo Hernández.

(dal 67′ Zerbin: 5,5)

Palesemente in grande disagio al cospetto del miglior laterale sinistro della Serie A. Ancora acerbo per assorbire gli strappi di Hernández, si lascia sfuggire il francese in occasione del pareggio del Milan. Nondimeno, l’affanno è continuo. Segno che ne deve mangiare di pane duro per tenere il campo in certe gare. Meglio quando si propone davanti, stimolando Maignan con un secco diagonale.

Raspadori: 5

Cerca di cucire la manovra, interpretando il ruolo in chiave associativa. Del resto, il piano gara di Spalletti prevedeva che Jack si abbassasse per combinare con i compagni. E quindi aggredire lo spazio con un contromovimento a mezza luna, che ne favorisse lo smarcamento dietro la linea difensiva. Negli ultimi venti-trenta metri l’opportunità di  ricevere sulla corsa s’è dimostrata pressochè irrisoria. Magari rendersi pericoloso dalle parti di Maignan non esauriva completamente l’incarico affidatogli dall’uomo di Certaldo. Per un attaccante, la cosa che conta davvero è calciare verso la porta. Tuttavia, se giochi solo di spalle appare complicato poterlo fare adeguatamente. 

(dal 67′ Simeone: 6,5)

Si mette in proprio, costruendosi con lo smarcamento uno spazio utile a creare separazione dal marcatore diretto. Esce dal cono di luce dei centrali e fa la sponda. Dunque attacca il dischetto, tagliando fuori Tomori come un vero prestigiatore. Insomma, il classico movimento del centravanti d’area. L’ha già ampiamente dimostrato in Champions League: nessuna difficoltà a trovare la dimensione ideale uscendo dalla panchina.

Kvaratskhelia: 7

Arduo trovare attualmente in circolazione nelle cinque principali Leghe europee un esterno alto con una tale facilità nel saltare l’uomo e destreggiarsi con l’attrezzo nello stretto. Per di più, con l’uomo letteralmente abbarbicato alle caviglie. La qualità del dribbling, la forza degli arti inferiori nel tenere la posizione interponendo il corpo tra la palla e l’avversario, la velocità di esecuzione quando viene servito in ampiezza con l’idea di fargli giocare infiniti uno contro uno, costringono Kjaer e Calabria a menarlo senza ritegno, guadagnandosi il meritato giallo. Dest non possiede l’esplosività necessaria per stargli dietro, e causa un sacrosanto rigore.

(dal 87′ Elmas: s.v.)

Garbage time e null’altro.

Allenatore Spalletti (in panchina Domenichini): 7

Riesce a sintetizzare il calcio espresso dal suo Napoli, cioè quello funzionale alla circolazione bassa per attirare le linee di pressing avversarie o l’occupazione dei corridoi verticali nella trequarti offensiva, con principi tipici dell’italica tradizione pedatoria: cioè, sofferenza, compattezza sottopalla e ampio utilizzo di rapide transizioni per mangiarsi il campo.

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