Il Napoli adesso si trova in una posizione di classifica che non avrebbe messo in preventivo a inizio stagione.

Le prime settimane di campionato rappresentano una gustosa anteprima, spesso ricca di sorprese e colpi di scena. Eppure, ritrovarsi in testa dopo tre giornate, a punteggio pieno, è confortante.

Specialmente per testare la maturità del gruppo: a livello mentale e caratteriale, oltre che tecnico-tattico.

Significa che l’allenatore sta cercando di sviluppare il progetto cucendolo sui giocatori a disposizione. Che piaccia o meno a una parte della critica. 

Spalletti ancora work in progress

Ovviamente, non può essere ignorato il fatto che il Napoli palesi ancora dei difetti. Il progetto di Luciano Spalletti, dunque, è sicuramente in divenire.

Eppure, già valido. Perché il tecnico di Certaldo sta cercando di dare un’organizzazione ben definita alla squadra. Dimostrando, tuttavia, di avere le idee già chiare su quello che potrà effettivamente diventare questo organico.

La vittoria con la Juventus dice che l’idea di combinare i sistemi di gioco, cucendoli addosso ai giocatori a seconda dell’atteggiamento tenuto dall’avversario di turno, è riproponibile pure in altre circostanze.

Mostrando di avere altre soluzioni cui attingere per cambiare l’inerzia delle partite.

In sostanza, gli azzurri controllano meno il possesso. Magari preferiscono verticalizzare immediatamente. Senza rinunciare all’armonia delle combinazioni nello stretto, sovraccaricando le fasce.

Ribadendo l’impatto immediato di Anguissa, un centrocampista che sembra ideale per giocare in una squadra di Spalletti. Che attraverso il moto perpetuo del camerunese può avere qualità, abbinata a potenza e fisicità in entrambe le fasi.

Le premesse sono ottime

Insomma, la sensazione generale è che, almeno per il momento, ci sono tutte le premesse per una buona stagione.

Restano però dei dubbi. E riguardano l’interpretazione delle partite quando l’avversario non alza il baricentro. Anzi, optando per un atteggiamento tattico non particolarmente sofisticato, costringerà il Napoli a giocare male.

Soprattutto se i ritmi del possesso assumono le sembianze del dopolavoro calcistico, piuttosto che quelli richiesti da una squadra con velleità d’alta classifica.

D’altronde, l’ha fatto Max Allegri ieri sera, schierandosi molto basso, con le linee strette e corte tra i reparti. Ha obbligato gli azzurri a cercare spazi vitali altrove, per determinare comunque un efficace calcio proattivo.

Dalla risoluzione di questo rebus nelle prossime giornate, passano le ambizioni del Napoli spallettiano.

Napoli, resta con i piedi per terra

Bisogna tuttavia fare attenzione, non farsi trascinare dai facili entusiasmi. Consapevoli che la rosa è disomogenea, presenta degli innegabili buchi strutturali. Per cui il Napoli difficilmente potrà ambire alla massima competitività su tutti i fronti.

Quindi, alla lunga, l’impegno infrasettimanale potrebbe essere un onere tutt’altro che sostenibile per questo organico.

Appare sin troppo evidente, infatti, come a questo punto del percorso di crescita, Spalletti debba costruire presente e futuro un passo alla volta. Immaginare di poter ottenere tutto e subito è veramente bassa propaganda, veicolata ai tifosi dai soliti suonatori di violino…   

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