Pare che manchi solo l’ufficialità per considerare Kepa Arrizabalaga il nuovo portiere del Napoli. Raggiunto l’accordo con il Chelsea: prestito con diritto di riscatto e inglesi disponibili a accollarsi buona parte dell’ingaggio, pari a 9 milioni di euro.

Insomma, se a Londra si “accontentano” di 2,5 milioni e coprono la cifra mancante, allora sembra davvero che gli azzurri abbiano finalmente risolto l’enigma principale che ne ha angustiato finora l’estate.

Gli esordi a Bilbao

Di Kepa si comincia a parlare con insistenza quando, appena 21enne, strappa i galloni da titolarissimo a Gorka Irzaoiz, praticamente un’istituzione all’Athletic Bilbao. Imponendosi così all’attenzione generale della Liga, lui che veniva dalla Segunda, con il Valladolid.

Tanto basta per spingere il Real Madrid a fargli sottoscrivere ben due pre-contratti. Uno per gennaio, pagando il cartellino del giocatore 20 milioni. L’altro, alla scadenza naturale del suo contratto, a giugno, senza un prezzo prefissato. Arricchito da un probabile bonus, qualora si fosse svincolato.

A quel punto, i baschi, per non perderlo a parametro zero, gli fanno firmare il rinnovo, inserendo una clausola rescissoria paurosa.

Ovviamente, i circa 80 milioni di euro pretesi per liberarlo non spaventano il Chelsea, che nel 2018 ne fanno l’erede designato di Thibaut Courtois, una vera icona a quelle latitudini.

Subito l’Europa League

Il primo anno di Kepa al Chelsea conferma le enormi aspettative riposte sul portiere più pagato al mondo. I Blues vincono l’Europa League, grazie a prestazioni in cui il nuovo acquisto mostra tutte le sue qualità. Una innata capacità di esaltarsi tra i pali, grazie a reattività e senso della posizione.

Caratteristiche che lo rendono imbattibile pure dagli undici metri: ne sa qualcosa l’Eintracht Francoforte, fermato in semifinale da due rigori parati proprio dal basco.

Ma è anche la stagione dell’ammutinamento, che lascia una cicatrice profonda, non tanto con i tifosi o la società. Bensì nella considerazione che da quel momento in avanti avranno a Stamford Bridge di Maurizio Sarri.

Durante la finale di Carabao Cup, contro il Manchester City, l’estremo difensore si era rifiutato di uscire a pochi minuti dalla fine dei supplementari, nonostante l’allenatore ne avesse già ordinato la sostituzione. Con addirittura Caballero, accanto al quarto uomo, pronto a subentrare, in attesa che l’altro abbandonasse il campo.

Una teatrino ai limiti del grottesco, che si era prolungato per alcuni minuti. Fino a quando Sarri, sfinito dal protrarsi di quell’assurda situazione, s’era rassegnato a mantenere inalterate le gerarchie.

Tuttavia, la resa del tecnico fu interpretata come una grave manchevolezza in termini di autorità all’interno dello spogliatoio, minandone irreversibilmente la credibilità agli occhi di Roman Abramovich.

Cominciano i guai

L’esordio in Premier League lascia immaginare l’esplosione definitiva di Kepa. Del resto, complice un improvviso calo di rendimento di David De Gea, aveva sottratto al collega del Manchester United il ruolo di titolare della Spagna.

Mai pronostico fu meno azzeccato. Con l’arrivo di Lampard in panchina, il basco precipita in un gorgo di partite sbagliate. Errori puerili, tipici di chi sta attraversando uno scadente periodo di forma. Uno scenario paradossale fino a pochi mesi prima, che però costringe l’allenatore ad una scelta drastica: a febbraio affida la “numero uno” a Caballero. 

Quando il pallone torna a rotolare con una certa regolarità, dopo che la pandemia aveva costretto il calcio a fermarsi, Kepa ritrova il suo posto nella porta del Chelsea. Ma ormai qualcosa s’è incrinato nel rapporto con Lampard. 

Non a caso, infatti, nelle due gare fondamentali dell’annata – l’ultima di campionato con il Wolverhampton, funzionale a garantirsi un posto in Champions League, nonché nella finale di FA Cup – schiera l’eterno Caballero.

Ancora panchina con Mendy

L’evidente desiderio di riavere stabilità tra i pali spinge il Chelsea sul mercato, a caccia di un portiere maggiormente affidabile rispetto al Kepa dell’ultimo periodo. L’idea di affiancargli una risorsa che possa contendergli il posto non appare affatto campata in aria.

Invece, diventa subito controproducente, trasformandosi in un boomerang. Perché Edouard Mendy è costato comunque 24 milioni di euro al Rennes. E piuttosto che stimolare il basco attraverso la competizione, lo deprime definitivamente.

Lampard promuove in pianta stabile il senegalese. E lo stesso farà Thomas Tuchel, che lo sostituisce sulla panchina a gennaio.

Il resto è storia recente.

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