Non c’è dubbio che Matteo Politano sia un assoluto protagonista nella rincorsa del Napoli ad un posto in Champions. Del resto, una stagione condotta sempre ai massimi livelli, con un rendimento altissimo, ne ha sancito il passaggio di status: da esterno talentuoso e discontinuo a giocatore completo.

Capace di ricoprire un ruolo fondamentale nel progetto tattico di Gennaro Gattuso. Al punto tale che l’allenatore dei partenopei pare non possa fare più a meno della sua bidimensionalità. A prescindere dai gol segnati.

D’altronde, che sia l’annata migliore della sua carriera lo testimoniano i numeri: nove reti in campionato, ad un passo dalla doppia cifra (10), toccata l’unica volta a Sassuolo, nel 2017-18. Senza trascurare le due in Europa League e quella in Coppa Italia…

La trasformazione da comprimario a protagonista

Indubbiamente, quest’anno Politano s’è scollato di dosso quell’etichetta di incostante, attaccatagli all’Inter. Durante la gestione Spalletti, infatti, aveva offerto prove di spessore, alternate a prestazioni abbastanza fumose. Sul piano della continuità, le cose non sono migliorate con l’arrivo di Antonio Conte. Anzi, l’ex Sassuolo è stato derubricato a poco meno di una risorsa utile al turnover. Sostanzialmente, un lussuoso comprimario. Da spedire in campo quando i nerazzurri avessero bisogno di far rifiatare i titolarissimi, oppure tenere accomodato in panchina.

Attualmente, però, il peso specifico di Matteo ha pochi eguali nel Napoli. Per il tipo di calcio che propone Gattuso, un esterno qualitativo, dai piedi buoni eppure nient’affatto frenetico, diventa uno degli ispiratori della fase offensiva. L’autentico motore del gioco in coppia sviluppato sulla destra, funzionale a stimolare continuamente la catena composta con il terzino di parte.

Ovviamente, il fatto che ormai Politano sia una certezza è strettamente connesso al contesto tecnico-tattico voluto da Ringhio. Gli azzurri praticano un possesso avvolgente, ma verticalizzano come pochi. All’interno di un calcio simile, si riesce ad esaltare un esterno bravo nel puntare l’avversario e creare superiorità numerica. Nonché, abile a districarsi negli spazi stretti.

Gattuso e Politano viaggiano in parallelo

E’ chiaro che l’importanza di Matteo nell’economia globale del gioco prodotto dal Napoli non può misurarsi esclusivamente attraverso il numero di gol segnati o di assist serviti.

Il tecnico dei partenopei vuole offendere in virtù di princìpi ben definiti. Innanzitutto, irretire l’avversario con il giropalla, fino a disunirne le linee, al punto da disarticolare la compattezza tra i reparti. Senza trascurare, tuttavia, un’anima più diretta e verticale.

Una filosofia che si sposa benissimo con le caratteristiche di Politano, molto lucido quando si tratta di leggere il posizionamento degli avversari, e attaccare in campo aperto.

Ma anche consapevole che i compiti di un offensive player moderno non possano ridursi solamente alla fase proattiva. Non a caso, Gattuso lo considera un giocatore non solo elegante. Bello a vedersi, esteticamente.

Nondimeno, pure estremamente concreto. Per indole, portato ad aiutare i compagni con piccoli gesti intangibili, che non sono destinati a finire sotto i riflettori.

In definitiva, Politano è il classico giocatore che piace agli allenatori. Perché in grado di molteplici utilità. Tutte orientate a districare soluzioni ingarbugliate all’interno della partita. Fornendo risposte semplici, senza mai essere banale nella giocata risolutiva…

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