Il Napoli attuale potrebbe essere definito come una squadra sempre diversa. Nondimeno, capace di rimanere costantemente uguale a sé stessa.

Non è un controsenso, sia ben inteso. Bensì, la coerenza di una idea. Quella di Gennaro Gattuso, un allenatore con una filosofia ben precisa, da cui ha dovuto derogare a causa di necessità contingenti. Ovvero, infortuni vari e assenze assortite. Con il senno di poi, quanto pesano le lungodegenze sulla classifica dei partenopei.

Parlarne, ovviamente, non equivale a banalizzare il corto circuito tecnico-tattico, che ha paralizzato gli azzurri, tra novembre e gennaio. Estromettendoli, de facto, dalla corsa allo scudetto. 

Tuttavia, da quando Ringhio ha nuovamente tutta la rosa a disposizione, l’approccio al lavoro quotidiano è migliorato sensibilmente.

Un centrocampo apparentemente disequilibrato

Ciò vuol dire che adesso il Napoli è cambiato radicalmente, perché il suo tecnico ha ricomposto il mosaico, con i tasselli mancanti. Rielaborando struttura di base e principi ispiratori, sulle caratteristiche dei singoli. Ovviamente, sintetizzandone la visione globale in funzione del benessere collettivo.

Il problema principale, dunque, non sarà mai se sulla trequarti debba muoversi Zielinski piuttosto che Mertens. Tantomeno se ad agire da centravanti sia il belga invece di Osimhen.

Il nocciolo della questione non è determinato, quindi, da chi ricopre un ruolo specifico.

A stabilire il miglioramento della squadra, probabilmente con margini evolutivi ancora da esplorare, ha contribuito un’alchimia difficile da trovare. Imprescindibile, se non si vuole rinunciare al proprio stile. Decisamente orientato al controllo del ritmo gara attraverso il possesso.

D’altronde, non è un caso che l’innegabile equilibrio tattico, a lungo ricercato, sia stato finalmente trovato accantonando i muscoli e la fisicità di Bakayoko.

Un controsenso, almeno teoricamente. Per impostazione dottrinale, gli azzurri sono esageratamente vulnerabili in mezzo al campo. Proprio per mancanza di un cagnaccio, abile nel sostenerne l’impalcatura.

Del resto, non potrebbe essere altrimenti, considerando che uno dei concetti cardine del calcio proposta da Gattuso è la mediana retta dal doppio pivote.

Sulla carta, una situazione sfavorevole, in fase di non possesso, poiché priva il centrocampo di sufficienti coperture, mandando sostanzialmente in sottonumero la coppia di metodisti.

A bilanciare i momenti in cui si articola il gioco, la fluidità del sistema partenopeo, capace di ricompattarsi sotto la linea della palla, difendendo con un più ermetico 4-1-4-1.   

Zielinski ed il sistema binario

Con la squadra che asseconda, oltre a supportare, questo “strano” terzetto.

Il cuore pulsante della rinascita napoletana è costituito da un triangolo perfetto: Fabiàn Ruiz e Demme davanti alla difesa. Con Zielinski libero di muoversi tra le linee.

Improbabile, lo spagnolo, come regista classico. Non ne possiede la visione, tantomeno le geometrie. L’ex Betis ama pettinare la palla, arabescarne le traiettorie, nonché azzardare dribbling lì dove sarebbe preferibile uno scarico in completa sicurezza. Eppure, la sua personalissima interpretazione della cabina di comando, ha consentito, tanto a lui, quanto alla squadra, un’impennata verso l’alto nel rendimento.  

Il polacco, originariamente etichettato come una mezz’ala tradizionale, s’è calato talmente bene nello scacchiere disegnato da Gattuso, da trasformarsi in un tuttocampista moderno e completo.

In grado di far funzionare in maniera binaria la zona nevralgica del gioco. Nel senso che, offensivamente, esalta il suo calcio fatto di strappi e dribbling, nella terra di nessuno, alle spalle dei centrocampisti avversari e guardando in faccia l’altrui linea difensiva.

Non disdegnando, al contempo, di offrire un contributo fondamentale alla costruzione della manovra. Abbassandosi davanti alla difesa, e collaborare nella risalita della palla dal basso.

L’unico che pare davvero trovarsi al posto e nel momento giusto è Demme. Con lui si rivedono frammenti di mediano d’altri tempi, che vince i duelli, sradicando letteralmente il pallone dai piedi dell’avversario. Misti a timing perfetto nel trovare il compagno smarcato, con il passaggio giusto.    

Napoli, il futuro è nelle alternative

In questo contesto, la variante Mertens potrebbe veramente fare la differenza, nella ricorsa al quarto posto.

Ciro potrebbe agire da centravanti. La soluzione alternativa è quella vista con la Sampdoria, con il belga in posizione defilata, alle spalle di Osimhen.

A suggerirlo, lo stato di forma del nigeriano: tre gol ed un rigore procurato nelle ultime sei partite, di cui solamente due giocate dal primo minuto.

Un attacco esplosivo, teso a valorizzare un calcio diretto e verticale, sposando la qualità con la profondità.

Al netto di un improbabile accantonamento di Zielinski, all’orizzonte per il Napoli si profila un doppio confronto diretto, al Maradona Stadium: domenica l’Inter e giovedì prossimo la Lazio. A questo punto, urge non perdere ulteriormente punti rispetto alla concorrenza. Fare risultato significherebbe continuare ad alimentare le speranze di centrare l’obiettivo (minimo…) stagionale.

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