Luciano Spalletti è pronto a partire. Con la presentazione ufficiale alla stampa dell’allenatore di Certaldo, presso il training center di Castel Volturno, prende quindi il via la nuova stagione del Napoli.

Con la scelta del tecnico toscano, Aurelio De Laurentiis è fortemente intenzionato a mandare nel dimenticatoio la delusione per la mancata qualificazione alla Champions League. Nonchè mettersi finalmente alle spalle la gestione di Gennaro Gattuso. Umanamente impeccabile. Nondimeno, troppo poco aziendalista per riuscire a coniugare il suo modo di interpretare il ruolo con il “verbo” della società partenopea.

Con il consueto sarcasmo, Lucianone ha esordito con una richiesta insolita, accompagnata da un sorriso teso a stemperare la tensione: “Ci sarà tempo per conoscerci, ma se permettete, vi chiedo chi è il più cattivo tra di voi…”.

Poi, da quì in avanti, l’onestà intellettuale che l’ha sempre contraddistinto nel corso della sua lunga carriera, ha quasi obbligato Spalletti a rispondere alle incalzanti domande dei cronisti che affollano la sala stampa. Provando innanzitutto a veicolare pubblicamente all’ambiente napoletano i motivi che l’hanno persuaso ad abbandonare il suo ritiro dorato, sulle verdeggianti colline toscane. “Da quando mi hanno detto che sarei stato l’allenatore del Napoli, non gli ho levato gli occhi di dosso. E’ una squadra che mi piace. Mi somiglia. E’ forte. Sono curioso di entraci dentro il prima possibile, per capire quanto ne sia consapevole. Me ne renderò conto strada facendo. Completo il mio tour dell’anima: Roma, la città del Papa. San Pietroburgo, quella degli Zar. E Milano, la città della moda. Siederò sulla panchina dove ha giocato Maradona, nella città di san Gennaro. Dove calcio e miracoli sono la stessa cosa...”.

Ironico, a tratti pungente, ha cercato di spiegare quale possa essere l’unica via percorribile per far tornare la passione ai tifosi. “C’è solo una strada e una possibilità. Dobbiamo accostare il calcio giocato ai risultati. Ai tifosi, quello che dai, te lo rendono con gli interessi. Mi piace lo slogan: “Sarò con te…”. E’ un grido di appartenenza che non dovrebbe mai mancare. Una mano forte che ti tende la città e che noi dovremmo stringere per provare ad arrivare lontano. Per dimostrare di meritare questa maglia. Dobbiamo restituire l’amore e l’affetto con il comportamento e la disponibilità in campo...”.

In tanti, forse troppi, da quando è diventata di dominio pubblico l’intesa tra il Napoli e l’allenatore toscano hanno fatto a gara nel redigere liste di proscrizione. Piene zeppe di calciatori potenzialmente cedibili, in quanto sgraditi alla nuova guida tecnica. Alternandole a nomi di possibili rinforzi. Piste tanto fantasiose alcune, quanto veramente percorribili altre. “Bisogna essere pronti a vedere quello che succede. Dobbiamo lavorare in maniera corretta e seria. Quando ho detto che “Se la rosa resta così, a me va già bene…” era un tentativo di fare un complimento a tutti quelli che hanno creato questa squadra. Cercheremo di costruirne una altrettanto forte. Lavoriamo per questo...”.

A proposito di mercato. Il primo nodo da sciogliere è proprio quello relativo al rinnovo di Lorenzo Insigne. Le parole di Spalletti, sull’argomento, piuttosto che rassicurare la platea, sembra davvero che non riescano a sciogliere tutti i dubbi. “Insigne centrale nel progetto Napoli? Gli ho detto che mi farebbe piacere questo percorso farlo con lui al mio fianco. Poi ci sono altre situazioni. E quelle le andremo ad analizzare quando ritorna...”.

Al centro dell’attenzione restano costantemente i quesiti su quali possano essere concretamente gli obiettivi stagionali della squadra azzurra. “Dieci giorni fa De Laurentiis ha ammiccato alla Champions League. Mi sembra che il presidente abbia toccato i tasti giusti. Mettere a posto i conti ed ambire a tornare tra le prime quattro. Sarà la mia ambizione. La mia ossessione. Obiettivo Europa League? Ci tengo molto. Come alla Coppa Italia ed al campionato. Ogni allenamento mette un premio giornaliero, che è piccolo. Ma se ci si allena bene per sette giorni, alla fine la partita la giochi meglio. Si parte da lì. Non c’è una maglia per le amichevoli e una per le altre partite. Ce n’è una sola. E quando la si indossa, si fa sul serio…“. 

CONTINUA…

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