I meccanismi offensivi dell’Inter sono tra i più riconoscibili della Serie A. Lo sa bene Gennaro Gattuso, chiamato a scervellarsi per immaginare come affrontare Lukaku e Lautaro Martínez.

Ringhio è consapevole di quanto possa essere fondamentale, domenica sera, avere due giocatori dominanti, da opporre alle punte nerazzurre. Capaci di fare fisicamente a sportellate contro la coppia di muscolari lì davanti. Ma bravi pure nel leggere i movimenti combinati dell’attacco interista. Ben codificati, frutto di smarcamenti specifici. Eppure, difficilmente disinnescabili.

Uomo vs uomo, come il calcio d’altri tempi

Del resto, fare il difensore è un mestiere ingrato. Lo sanno bene Koulibaly e Manōlas.

Ma se il senegalese mostra incessantemente quanto sia gradevole esteticamente, oltre che tremendamente efficace, nell’arte di opporsi agli avversari, quest’anno un’ombra scura è calata sul rendimento del greco.

Le critiche ricevute nelle ultime settimane, probabilmente, ne hanno ferito l’orgoglio. Eppure, Kōstas, mento alto e petto in fuori, continua a giocare con quel fervore agonistico che, in altri tempi, suggeriva al centravanti di turno quanto fosse consigliabile girare al largo. Piuttosto che cercare di impensierire il centrale ellenico.

Per comprendere appieno come il Napoli possa interpretare i movimenti della prima linea di Antonio Conte, bisogna innanzitutto analizzare la strategia che vorrà utilizzare il tecnico della capolista.

L’Inter produce un gioco essenziale, attraverso il quale, di solito, risale il campo, verticalizzando velocemente. Un calcio a tratti addirittura elementare. Con Lukaku e Lautaro Martínez che in fase di possesso si dividono la responsabilità di coprire orizzontalmente il fronte d’attacco.

Specialmente il belga è un virtuoso nell’usare il corpo per prendere posizione e nascondere la palla. Rendendo inefficaci i tentativi volti all’anticipo. Lukaku sente il difensore e se questi si appoggia, a caccia dell’intercetto, Romelu manipola il marcatore diretto. Utilizzandolo come appoggio, su cui fare perno e poi girarsi, tagliandolo letteralmente fuori.

Gattuso, occhio ai tagli ed al terzo uomo

Insomma, Lukaku e Lautaro sono attaccanti assai inclini, per indole naturale, ad abbassarsi a ricevere il pallone. Catalizzando lo scarico dei compagni, funzionale alla successiva sponda. Generalmente, si muovono in maniera sincronica, favorendo l’associazione con i compagni all’altezza della propria trequarti.

Uno viene incontro, con l’evidente intenzione di tirare fuori dalla linea il centrale di parte. Disarticolando così la compattezza difensiva, mentre il compagno di reparto aggredisce la profondità.

L’idea è quella di creare artificiosamente uno spazio. Per stimolare il terzo uomo, ovvero la mezz’ala che si butta dentro, alle spalle della mediana altrui, o favorire il taglio dell’esterno opposto alla palla.

Perché nonostante Conte abbia rinunciato al trequartista, optando per un sistema di gioco tradizionalmente a lui più congeniale come il 3-5-2, a seconda dell’altezza, nonché del lato da cui si attacca, a turno, uno tra Eriksen e Barella, si posiziona tra le linee.

Uno dei punti chiave della partita, dunque, sarà il livello di attenzione che dovranno mantenere i centrocampisti del Napoli.

L’altissima intensità che Fabiàn Ruiz e Demme metteranno nello scalare rapidamente sul giropalla dell’Inter, si dovrà associare all’impegno cognitivo nel leggere attentamente, assorbendoli, gli inserimenti delle mezz’ali nerazzurre. In quest’ottica, potrebbe dare una mano anche Zieliński, ripiegando in mediana.

In definitiva, quindi, la riuscita del piano gara di entrambe le squadre passerà necessariamente per i duelli individuali che opporranno spesso e volentieri Koulibaly-Manōlas a Lukaku-Lautaro Martínez. Tutti giocatori preponderanti fisicamente, e adatti ad andare in progressione in campo lungo.

In questo senso, Napoli-Inter sarà certamente un match estremamente equilibrato. Dove prevarrà chi per primo riuscirà a esporre i punti deboli altrui, eludendo le attenzioni della difesa oppure decodificando le virtù offensive della controparte.

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