Antonio Floro Flores è ambizioso quanto basta, eppure non irremovibile nel suo modo di interpretare il ruolo per cui sta studiando diligentemente.

Mai banale nelle sue considerazioni. Come, ad esempio, quando commenta la partenza di Lorenzo Insigne.

Sappiamo quello che abbiamo perso, in termini numerici, presenze e gol. E per l’attaccamento che aveva alla maglia. Non dobbiamo fare l’errore di immaginare Kvaratskhelia come il sostituto del Capitano. Il georgiano è interessante, ha le carte in regola per imporsi. Nonché indubbie qualità tecniche, ma deve ambientarsi e ci vorrà un po’ di tempo…”.

Nient’affatto tagliente nei commenti, Antonio. Anzi, miscela la giusta dose di sensibilità, quando si tratta di approfondire i temi proposti dal mercato.

Tipo lo stallo che s’è creato sull’arrivo di Gerard Deulofeu all’ombra del Vesuvio.

E’ un giocatore di categoria superiore, frenato nella sua ascesa solamente da un infortunio. Altrimenti avrebbe già fatto il salto di qualità. Ma conoscendo bene la famiglia Pozzo, se non arriva la proposta che si attendono loro, difficilmente si muoverà da Udine…”.  

Floro Flores non discute la base del “nuovo Napoli”. Nessun dubbio verso la politica societaria, con un unico distinguo.

Napoli è Napoli: difficile andare via. Mertens ha dato tanto e vederlo lontano dal progetto mette tristezza. Doveva finire diversamente. Spero davvero che il presidente De Laurentiis ci ripensi e faccia un regalo ai tifosi!”.

Napoli, un inizio segnante

L’impressione che si trae rileggendone la carriera è quella di un percorso lunghissimo. Una sensazione mutuata magari dalla precocità dei suoi inizi.

Una partenza caratterizzata dalla pesante responsabilità di esordire in Serie A con il Napoli, appena 17enne.

Raccontarlo non è mai banale. Mi permette di ricordare a me stesso da dove sono venuto, e dove sono arrivato. Una emozione immensa, paragonabile, forse soltanto alla nascita di un figlio”.

Il 28 gennaio del 2001 la Roma conquistava con una giornata d’anticipo il platonico titolo di Campione d’Inverno, schiantando (3-0) proprio la squadra partenopea, ed il “ragazzino” subentrava a Moriero nell’ultima mezz’ora.

Non smetterò mai di ringraziare Mondonico, che mi premiò per come mi allenavo: applicazione, feroce determinazione. Se penso che l’anno prima facevo il raccattapalle e guardavo la Prima Squadra allenarsi al Centro Paradiso…”.

Un sogno, quello di giocare nell’impianto di Fuorigrotta, che si materializza solo qualche mese dopo. L’8 aprile è di scena al San Paolo il Milan. Emiliano da Rivolta d’Adda permette a Floro Flores di svestire i panni dell’anonima comparsa e lo schiera titolare.

Quella settimana sembrava veramente stessi vivendo in un film. Quotidianamente sui giornali, chiamavano a casa, perché non avevo neppure il cellulare. Le feste che mi fecero dopo la partita, sembrava mi stessi sposando…”.

L’impatto con il calcio dei grandi merita un ringraziamento, che nasce dal cuore, prima di esprimersi compiutamente attraverso le parole.

La mia famiglia ha fatto un mucchio di sacrifici, standomi vicino, trasmettendomi valori importanti e grande educazione!”.

D’altronde, la leggenda narra che quel pomeriggio contro i rossoneri, contendendo un possesso a Paolo Maldini, probabilmente Antonio prese più caviglia, che pallone. Smorzando immediatamente l’occhiataccia del Paolino Nazionale con un esemplare gesto di deferenza e signorilità: “Mi scusi, signor Maldini”.

Al Napoli non va come preventivato. La maglia azzurra rappresenta un peso talvolta opprimente per chi cresce nel settore giovanile partenopeo, specialmente in un contesto funestato prima dalla retrocessione e poi dal fallimento. Un tira e molla destinato a ripetersi…

Comincia il viaggio

Per Floro Flores sono gli anni della precarietà calcistica, lo spettro della cancellazione per debiti sembra inseguirlo. Dopo Napoli, infatti, tocca al Perugia. La pesante situazione economica rende ogni settimana che passa sempre più bollente.

A gennaio il presidente Gaucci venne a parlare con la squadra. Fu diretto e senza tanti giri di parole ci confidò che se non conquistavamo la Serie A, non ci avrebbe pagati. Ed i contratti non erano mica garantiti come adesso…”. 

Gli umbri sfiorano comunque la promozione, sconfitti in finale Play-off dal Torino, dopo i supplementari. Nonostante l’annosa questione societaria.

Era uno spogliatoio di uomini veri. Facemmo gruppo, compattandoci nelle avversità. Arrivando perfino ad aiutare sul piano personale chi aveva maggiori difficoltà. Se penso che quell’anno avevo comparto casa e mi era nata una figlia…”.

Il giro d’Italia continua. Il biennio ad Arezzo, contraddistinto da una valanga di reti, consente all’attaccante del Rione Traiano di uscire dal vortice della cadetteria, ritrovando finalmente il massimo campionato.

La Toscana, però, suscita reminiscenze emotive specialmente per gli allenatori.

Gustinetti è stato uno dei pochi che mi ha detto: vai in campo e divertiti. Libero di svariare in ampiezza sull’intero fronte d’attacco, senza particolari impegni sottopalla. Antonio Conte dimostrava un certo carisma, frutto di dedizione al lavoro e voglia di vincere, che si portava appresso dalla Juve. Maurizo Sarri aveva già delle idee brillanti, che successivamente ha evoluto e implementato. Forse era troppo avanti per noi, a quel tempo!”.

Udine croce e delizia

L’Udinese segna un nuovo inizio. Saranno tre stagioni meravigliose. Il binomio con Pasquale Marino in panca(“Tatticamente mi ha insegnato tanto, specialmente i movimenti sincronizzati ed il gioco associativo con gli altri compagni”) manifesta le attitudini di Floro Flores là davanti.

Ormai è un offensive player completo. Tecnicamente assai qualitativo, ma anche generoso e altruista. Con una incorreggibile attitudine nello sfruttare la sua fisicità, abbinandola a velocità e spirito di sacrificio.  

Improvvisamente, il corto circuito. Il punto di riferimento all’interno dello spogliatoio cambia. Via Marino, sostituito da Francesco Guidolin.

Devo essere onesto, ormai ho metabolizzato, accettando le sue scelte. Ma per molto tempo non mi capacitavo. Credo che abbia un po’ rallentato la mia carriera, che poteva svilupparsi diversamente…”.

Pur continuando a deliziare i friulani con controlli vellutati, sterzate e strappi palla al piede, una evidente idiosincrasia matura con la guida tecnica. Che non ha dubbi e onde evitare il perdurare di incomprensioni interne, ne caldeggia la cessione.

In quel momento avevo grande fiducia in me stesso. Avevo trovato consapevolezza nei miei mezzi e quindi volevo giocare con continuità. Soffrivo in panchina, nonostante poi in Coppa Uefa giocassi e segnassi. Ma in campionato spesso mi venivano preferiti Di Natale e Alexis Sànchez”.

La carriera di Floro Flores potrebbe decollare definitivamente. Si parla addirittura della Juventus: 1,5 milioni per il prestito e riscatto fissato a 10 milioni. Tuttavia, in extremis si inserisce Preziosi e la Storia cambia d’incanto.

I Pozzo stravedevano per me, specialmente Gino mi stimava calcisticamente, oltre a volermi bene come persona. Fecero di tutto per convincermi a rimanere. Ma ho sempre privilegiato la possibilità di giocare con continuità, piuttosto che guadagnare qualcosina in più. Forse per questo motivo ho cambiato tanti club. Mi assumo la responsabilità delle mie scelte professionali!”.

Floro Flores farà ancora tanta Serie A, con Genoa, Sassuolo e Chievo. Arricchendo il suo personalissimo palmarès di gol e assist. 

Allenare, crescendo continuamente

Nel frattempo, per non farsi mancare nulla, ha conseguito il patentino di allenatore. L’ennesima espressione di una vita passata con gli scarpini ai piedi. Così, abbandonata l’attività agonistica, Floro Flores si cimenta subito in panchina, gestendo l’Under 17 di Casertana e Paganese.    

Potendo scegliere, ho preferito cominciare il percorso con i giovani e poi crescere progressivamente. Sono comunque un ambizioso. Come tale, mi sono prefisso degli obiettivi. Ma l’idea di partire dal basso mi piaceva, perché da giocatore ad allenatore cambiano totalmente i modi di approcciarsi al calcio…”.

Adesso, dunque, osserva il gioco da bordo campo, obbligato a calarsi in una dimensione completamente diversa rispetto a quando era lui il protagonista con l’attrezzo tra i piedi.

Il calcio è cambiato radicalmente. Nelle regole, nel dinamismo. C’è molta più velocità. In ogni caso, non mi piace fare paragoni con il passato. Viviamo un’altra epoca, ma ogni periodo ha le sue dinamiche. I ragazzi si evolvono e devi stare al passo con i tempi. I social e la voglia di mettersi in mostra sul web sono entrati prepotentemente nella vita quotidiana di un calciatore e bisogna saperli gestire, altrimenti rischi di rovinarti…”

La parabola professionale è proseguita lo scorso anno alla Frattese, in Eccellenza. Nel cd. “pallone della polvere”, come un tempo si etichettava il mondo variegato dei dilettanti. Dove i campi erano lontani dall’avere il classico sintetico come oggigiorno.

Quando ero ragazzino, se scivolavi su certi campi, rimaneva attaccata pure l’anima, a terra!”.

Quindi, notizia di un paio di giorni fa, mentre è impegnato a Coverciano, nel Corso Uefa Pro, viene ufficializzata la sua nomina come allenatore dell’Angri, neopromosso in Serie D.

Una società fantastica, con due presidenti che mi hanno prospettato il loro progetto ambizioso, funzionale a farmi lavorare come piace a me. Sono rimasto colpito dal loro approccio. E’ una bellissima opportunità”.

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