Salvatore Aronica è un personaggio particolare nell’ambiente dell’italico pallone. Forse uno dei pochi che quando parla, non si limita a dichiarazioni di facciata. Ma tenta di approfondire l’attualità, senza comunque infiorettarla con fronzoli inutili o malcelata retorica.

E’ indubbio che oggigiorno la situazione capace di stimolare maggiormente l’interesse a Napoli sia l’improvvisa accelerazione data dal Chelsea alla trattativa per Kalidou Koulibaly.

La sua sostituzione sarà molto difficile. Il Napoli si priva di un vero leader, dentro e fuori il campo. Dal punto di vista emotivo, quindi, perdere il miglior difensore potrebbe generare ripercussioni nel gruppo. Non soltanto dal punto di vista tecnico-tattico …”.

Nessun paragone con KK

Orbene, se il buongiorno si vede dal mattino, le parole di Sasà sono tutto un programma. Ma lui è così. Un animo sincero, mascherato da indomito difensore. Proverbiale, nei suoi quattro anni in maglia azzurra, la feroce determinazione con cui marcava gli attaccanti avversari, mescolando sapientemente cattiveria agonistica, senso dell’anticipo e pulizia negli interventi.

Ecco, se c’è un filo conduttore che lega i vari passaggi della chiacchierata con Aronica, è proprio la mancanza di interventi duri, a gamba tesa. Traspare, invece, un senso di impotenza, misto a dispiacere sincero per ciò che stanno vivendo i tifosi napoletani.

Adesso la priorità è sostituire adeguatamente Koulibaly. Ho letto dell’interessamento per Acerbi. Oltre ai nomi di Kim e Östigard. Chiunque dovesse arrivare, non bisognerà commettere l’errore di paragonarlo al senegalese. Un vero Top nel ruolo, non solo in Serie A. Personalmente, preferirei un giovane difensore, che ha voglia di lavorare per migliorarsi. Sul quale puntare per costruire un futuro a medio termine”.

Società ambigua e divisiva

In poco meno di tre anni la rincorsa del Napoli alle posizioni di vertice s’è arenata bruscamente. Termini come rinnovamento o ristrutturazione sembrano mere speculazioni semantiche, che alla fine nascondono un profondo ridimensionamento.

Gli effetti prodotti dalla pandemia sono evidenti per l’intero Sistema-Calcio. Eppure ci sono ancora delle società che, invertendo la tendenza generale, continuano a investire. Mentre il Napoli ha scelto un’altra via: abbassare consapevolmente le proprie ambizioni. Impensabile ottenere gli stessi risultati tagliando i costi e riducendo drasticamente il monte ingaggi…”.  

Insomma, raramente ci si è trovati di fronte ad una strategia così ambigua e divisiva come quella portata avanti finora dal presidente De Laurentiis.

Ci vuole onestà intellettuale, altrimenti si corre seriamente il rischio di vivacchiare alle spalle delle milanesi e della Juventus. L’ambiente, per quanto fatto in questi anni, difficilmente vorrà accontentarsi. Poco veritiero parlare di scudetto. Si butta fumo negli occhi ai tifosi. Non è mai stato l’obiettivo reale. Bensì arrivare tra le prime quattro. Perché si pianifica, la vittoria. Mettendo un pezzetto in grado di migliorare la squadra ogni anno che passa. Se puntualmente, invece, vendi i migliori o li mandi a scadenza…”.

Secondo Aronica, nelle prossime stagioni la concorrenza sarà maggiormente agguerrita, con il rischio concreto di scivolare all’indietro. Oltre che in classifica, pure nelle preferenze dei potenziali nuovi acquisti.

I giocatori generalmente parlano tra loro. E lo stesso fanno gli agenti. Una consuetudine diffusa tra gli addetti ai lavori già da qualche tempo. La politica dei tagli è un biglietto da visita che potrebbe indurre a fare delle riflessioni, perché testimoniano un certo tipo di mentalità. Predichi un obiettivo, ma concretamente non fai nulla per programmarne il raggiungimento. La perdita di entusiasmo va di pari passo con la perdita di qualità all’interno della rosa!”.   

Napoli bella incompiuta

Probabilmente, la verità è che il Napoli rappresenta una bella incompiuta, vicinissima a scrivere la Storia, nel corso della gestione quasi ventennale di Adl. Nondimeno, incapace di sbarcare in Paradiso. E adesso tutto diventa più complicato.

Il pericolo è quello di tirare avanti. Magari raggiungi l’ultimo posto utile per accedere alla Champions. Mal che vada, finisci tra le prime sei o sette. E fai le Coppe. In ogni caso, ci sarà da lottare contro una Roma in crescita. Facendo attenzione anche alla Fiorentina, che sta investendo bene sul mercato. Senza dimenticare l’Atalanta, all’avanguardia in tema di progettazione e pianificazione egli obiettivi…”.   

Il vero problema risiede nella struttura organizzativa del club partenopeo, con il direttore sportivo costretto a fare da semplice comprimario rispetto ad altre figure.

Spesso e volentieri, dopo che Giuntoli ha preso contatti con i potenziali acquisti, non è poi lui a concludere gli accordi economici. Ma il presidente oppure Chiavelli. Chiaramente, quando hai un budget predeterminato, avvicinare un certo tipo di giocatori diventa complicato. C’è un muro invalicabile davanti e perdi solamente tempo!”.

Al di là della complicato momento che sta attraversando il Napoli, risulta evidente quanto Luciano Spalletti stia operando in condizioni estreme.  

La stagione comincia male. Sicuramente non è il modo migliore lavorare sui principi che si vogliono inculcare alla squadra avendo la certezza che alcuni tra i principali tasselli su cui volevi fondare il sistema di gioco non saranno più a disposizione. Certe volte, però, gli aspetti contrattuali incidono fortemente. E finiscono con il depotenziare l’allenatore, costretto ad adeguarsi alle esigenze della società…”.    

In definitiva, sostituire un monumento come “The Wall” appare assai complicato.

Koulibaly come Albiol

Koulibaly ha dato tanto alla causa azzurra. E’ cresciuto tantissimo nel corso degli anni, al punto da rappresentare una garanzia per i compagni. Specialmente i più giovani. Per esempio, ha contribuito alla maturazione di Rrahmani, Avrebbe potuto svolgere il medesimo compito con Meret. Il portiere deve ritrovare fiducia. Specialmente nel calcio di Spalletti, che considera la collaborazione dell’estremo difensore un valore aggiunto!”.

Dunque, difficile per chiunque ne prenderà il posto al centro della difesa, sostenere un fardello tanto pesante ed oneroso.

Sostanzialmente, ha raggiunto un tale livello di maturazione, che ormai poteva fare come Albiol fece con lui: dare consigli preziosi, suggerimenti tecnico-tattici. Ho l’impressione che accettando la partenza di Kalidou, il Napoli accetti un po’ troppe scommesse sull’asse centrale difensivo…”.   

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