In una esclusiva intervista a PerSempreNapoli.it ha parlato Emanuele Calaio’, bomber azzurro autore del goal contro il Lecce che nel 2007 portò gli azzurri matematicamente in A

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Calaio’ si è pronunciato su Napoli-Inter, sfida che si giocherà domani sera alle 20:45 al Maradona, e non solo. Le osservazioni hanno portato ad argomenti più ampi, anche relativi ad una attuale Serie A troppo “internazionale”.

Napoli-Inter vista dall’Arciere

Sul big match di domani sera queste le impressioni di Calaio’: “Credo che questo Napoli se giocherà da Napoli potrà mettere in difficoltà chiunque. È una squadra strana, il cammino di questo anno è stato segnato dalla perdita di punti con le piccole, ma con le grandi gli azzurri hanno sempre fatto bella figura. Se farà una partita grintosa in tutti i reparti, come con la Juve in casa quando fece una fase difensiva magistrale, la può spuntare anche in contropiede”.

“Poi, di sicuro l’Inter sta meglio sia fisicamente che mentalmente. Dopo l’uscita dalle coppe è diventata una squadra devastante con calciatori che si completano l’un l’altro. Hanno Antonio Conte che è un grande motivatore. L’Inter ormai è volata per lo scudetto, ma nulla segna che non possa arrestarsi dopo 11 vittorie. Sulla classifica finale credo che sia ancora tutto aperto, ci sono 5 squadre per 3 posti, se la Lazio vince con il Torino sarà lì”.

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“Gattuso ok, ma secondo me…”

Sul tema allenatore, l’Arciere azzurro ha affermato: “Gattuso mi piace, credo che sia un allenatore con le sue vedute che non si può paragonare ad altri, come ad esempio Sarri. Ringhio ha carattere e questo carattere che aveva sul campo lo porta anche sulla panchina, non è affatto cambiato con gli anni. Attualmente la squadra è con lui, e credo che se anche un solo giocatore si fosse messo contro ce ne saremmo accorti”, continua l’ex bomber palermitano.

“A mio modo di vedere, Champions o no Gattuso se ne andrà. La separazione sarà inevitabile, ma chissà…”, alludendo ad una possibile permanenza. “Per i nuovi nomi credo che con la crisi economica portata dal Covid non tutte le squadre vogliano investire 7-8 milioni all’anno per il tecnico. Il Coronavirus ha influenzato anche un fattore determinante per il Napoli, come quello dell’assenza del pubblico”.

Poi qualche nome per la prossima panchina azzurra: “Si è parlato di Sarri, Juric, Dionisi, De Zerbi e tanti altri. Penso però che se la società vuole un serio progetto, con un allenatore che sia in grado di valorizzare nuovi prospetti, il tecnico del Sassuolo sia l’ideale. De Zerbi è al 3° anno in Emilia Romagna e al Napoli avrebbe i giocatori con le caratteristiche adatte ad esprimere il suo gioco”.

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Paragrafo Sarri

Il 39enne, attualmente con un ruolo dirigenziale all’interno degli organigrammi della Salernitana, ha poi fatto il punto su di una questione molto delicata riguardante la possibilità del ritorno di Maurizio Sarri a Parthenope. Queste le sue parole: “La fortuna nei club e soprattutto di allenatori e presidenti, è quella di valutare in base ai risultati. Di sicuro è una prospettiva difficile ma non impossibile. De Laurentiis è una persona di spessore e con carisma, uno che dice ciò che pensa. Con più allenatori, anche con Sarri, è capitato di essersi lasciato in malo modo, ma la verità è che se arrivano i risultati…”.

“Poi c’è lo scoglio della tifoseria. C’è una parte di tifosi che vorrebbe fortemente un ritorno del tecnico nonostante il suo addio per andare alla Juventus, ed un’altra che non gradirebbe questo comeback. Questo può influire molto. Nel calcio in generale ci vorrebbe un po’ più di equilibrio, ma i tifosi napoletani sono belli per questo, ragionano di pancia… A Siena ebbi Conte, un tecnico che insisteva tanto, da lui sono migliorato tantissimo. Alle volte c’è anche da capire che per vincere qualcosa non c’è bisogno di giocare benissimo, un po’ come i nerazzurri questo anno. Questo per dire che il prossimo tecnico azzurro sarà frutto degli obiettivi che si vogliono raggiungere”.

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L’ultimo dei bomber italiani del Napoli

In questa intensa, sana ed emozionante chiacchierata si è poi arrivato ad ampliare il tema dei prospetti in Serie A con un particolare occhio alle politiche del settore giovanile.

“Osimhen? Non è facile cambiare campionati ed affermarti allo stesso livello. Credo che con lui Gattuso stia facendo un grandissimo lavoro, come ha fatto con Lozano. Napoli è una piazza particolare, quando sentono certe cifre (non del tutto reali ndr) vogliono tutto e subito. Con il messicano lo volevano via perché un brocco…guardate adesso. Questo per dire che Osimhen è importante in prospettiva. Ha tante eccellenti caratteristiche, è esplosivo, dinamico, veloce, ma deve migliorare spalle alla porta. Il passaggio all’indietro con la Samp, ad esempio, un altro allenatore lo avrebbe punito, ma sono errori che devi fare per completarti”.

“Io l’ultimo dei bomber italiani in maglia Napoli? Ne vado fiero, sono orgoglioso di questo titolo, ma questo fa riflettere. In Serie A non si punta sul settore giovanile, sembra quasi che ci sia terrore nel lanciare un calciatore. Non fraintendetemi, ma ce ne dovrebbero essere di più di Calaio’… Intendo che la Serie A è diventata troppo internazionale, anche nelle giovanili è difficile vedere tanti italiani. Questo fa pensare, e di rimando non puoi che pensare all’Atalanta. Bisogna seguire progetti come quelli e puntare più sugli italiani”.

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Ricordi, magici ricordi

Era il 3 giugno 2007. Napoli-Lecce, una partita indimenticabile per i tifosi azzurri. Emanuele Calaio’, al minuto 6:30 con un’incornata meravigliosa mise in rete una palla proveniente dal versante sinistro dai piedi di Erminio Rullo. Quel goal portava gli azzurri al match contro il Genoa, dove le due squadre con un 0-0 tornarono in Serie A.

Il goal dell’ 1-0 contro il Lecce

Questi i ricordi dell’Arciere, con più di 100 presenze in 3 anni di Napoli e 40 goal, uno più decisivo dell’altro.

“In ogni anno in cui ho vestito la maglia azzurra ho avuto momenti che hanno segnato la sua importanza. Se devo dire quale, tra tutti, mi ha fatto definitivamente impazzire per Napoli, quello è stato il goal contro il Lecce. Non era l’importanza del goal. Era vedere più di 70.000 spettatori che formavano una cornice stupenda, con quel ‘TI AMO’ emblematico. Quello è stato il momento più bello di tutti, per me”.

“Il napoletano ha una forza incredibile, che è quella di accontentarsi di ciò che ha. Il Napoli non è mai stata una squadra stravincente, ha portato titoli ‘minori’ a casa in questi anni. Ma nonostante tutto i napoletani restano saldamente legati ai colori. La gente non dimentica di quegli anni, i tifosi veri sanno che siamo venuti fuori dall’inferno con il sangue. Oggi il calcio è diverso, ricordo che gli stipendi non erano minimamente paragonabili a quelli di oggi, noi scendevamo in campo e ci sudavamo la maglia, sempre. Eravamo davvero attaccati, e alla fine i risultati sono arrivati”.

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