La realtà che esce fuori dalla partita di ieri, al di là del risultato comunque mortificante, racconta come il Napoli sia stato eliminato dalla Coppa Italia a causa della mancanza di alternative valide a chi sta tirando la carretta da qualche settimana a questa parte.

Rendendo ancora più impattante sulla gara il ruolo svolto da una rosa numericamente ridotta al lumicino e qualitativamente ben poco omogenea.

Assoluzione per eccesso di defezioni

La differenza con la Fiorentina l’ha fatta tutta la gestione dei cambi. Italiano, infatti, è riuscito a stravolgere completamente il concetto di seconde linee. Garantendosi così l’eventualità di usare l’ampia panchina a sua disposizione. Sia inizialmente, che in corso d’opera.  

Una caratteristica che gli ha consentito prima di far rifiatare alcuni titolarissimi. E dopo ridisegnare la squadra, specialmente quando l’espulsione di Dragowski l’ha costretta all’inferiorità numerica.

Chiaramente, Spalletti si trova ad affrontare una situazione diametralmente opposta: gli stessi undici nelle ultime tre uscite.

Questo momento della stagione, dunque, è caratterizzato da assenze varie ed assortite, tra giocatori in Coppa d’Africa, infortunati o positivi al Covid. Trascurando, almeno in questa sede, quelli nettamente fuori condizione. Oggettivamente impresentabili a certi livelli.

L’organico degli azzurri soffre terribilmente delle tante defezioni che hanno sicuramente privato l’allenatore toscano di ampiezza e varietà di soluzioni nelle scelte di formazione. 

Appare inevitabile, quindi, l’aver pagato dazio sull’altare del turnover. Preparando con handicap l’avvicinamento al match contro i gigliati. Oltre a rendere pressochè impossibile poter intervenire efficacemente, per tentare poi di modificarla pescando tra le “riserve”.

Non drammatizzare, siamo il Napoli

Ovviamente la sconfitta non può spiegarsi, riducendola ad una mera questione ristretta agli assenti. Tantomeno deve essere imputata esclusivamente a sostituzioni indovinate oppure sbagliate clamorosamente.

Il Napoli ha veramente concesso troppo alla Viola. Al contempo, però, ha  creato poco o nulla. Nonostante abbia tentato di dominare come sempre l’avversario. Il classico atteggiamento tattico per risalire il campo con un fluido giropalla. Nonché funzionale a tenere continuamente il possesso.

Ma il calcio proattivo espresso dai partenopei, al netto delle occasioni concretizzate o fallite, era privo della consueta intensità, sterile sul versante della produzione offensiva.

E governare il gioco senza ritmo e convinzione diventa davvero complicato. Soprattutto quando eventi incidentali (le espulsioni) ed episodi non preventivabili (qualche scellerato fischi arbitrale) fanno saltare gli equilibri tra le parti.    Il calcio è anche questo.

D’altronde, i tifosi napoletani sono talmente abituati alla sofferenza, da non farci (quasi…) più caso!

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