A dispetto di una classifica che, almeno aritmeticamente, ancora non ne ha decretato la salvezza, l’Udinese è un avversario poco coinvolto nella lotta per non retrocedere. Una squadra sostanzialmente al sicuro, dunque, ma comunque da prendere con le molle.

Poiché Luca Gotti le ha dato una chiara identità. Il suo lavoro rimane un esempio di come si possano sfruttare al meglio le caratteristiche tecnico-tattiche di alcune individualità superiori alla media. Facendole rendere al meglio, in funzione del gioco espresso collettivamente dalla squadra.  

Del resto l’allenatore friulano è tutt’altro che uno sprovveduto. Personaggio apparentemente distaccato, rispetto ai presenzialisti malati di egocentrismo, che albergano in Serie A. Sempre impeccabilmente elegante davanti alle telecamere, tanto nei modi quanto nel vestire.

Subentrato in panchina a Igor Tudor, nel novembre 2019, la sua gestione avrebbe dovuto essere ad interim, in attesa che la società scegliesse con calma il nuovo allenatore. Eppure, una striscia di risultati positivi, lo convinse a restare. Nonostante continuasse a mostrarsi reticente in merito alla promozione, da vice a titolare.

L’importanza di De Paul

Con le risorse a disposizione, Gotti ha disegnato un’Udinese molto fisica, forte nei duelli uno contro uno. Solida ed equilibrata in fase difensiva, schierata con il tradizionale 3-5-1-1.

Una squadra che non cerca compulsivamente la riconquista attraverso una pressione alta. In ogni caso, brava a ostacolare la costruzione avversaria, in virtù di un atteggiamento assai aggressivo sulle linee di passaggio. 

In attacco, poi i bianconeri valorizzano la qualità degli offensive players sviluppando un calcio disciplinato. Meno diretto e frenetico del passato, quando cercavano velocemente le punte, saltando il centrocampo.

In questo contesto, Rodrigo De Paul diventa decisivo, venendo coinvolto maggiormente nella costruzione bassa, nella gestione del possesso e nelle transizioni.

Appare evidente che quest’anno abbia portato a pieno compimento la trasformazione da fantasista, genio e sregolatezza, condito da un pizzico di discontinuità, in una sorta di poliedrico tuttocampista.

L’argentino, quindi, è il vero propulsore della manovra. In ogni azione dei bianconeri c’è il suo zampino. Gli attacchi posizionali passano dai suoi piedi. Va a prendersi la palla in varie zone del campo. E dopo la porta su, fino alla trequarti altrui. A quel punto, legge la situazione e gratifica il movimento smarcante dei compagni con sontuose assistenze.

Magari è arrivato veramente il momento che De Paul si accasi in un club maggiormente ambizioso dell’Udinese, e competere per qualcosa di diverso della mera salvezza. Seppur conquistata in scioltezza e tranquillità.

Pereyra ed il supporting cast

L’Udinese sembra continuamente sospesa tra l’idea di affidarsi completamente al suo giocatore più talentuoso e la prospettiva di valorizzare pure il supporting cast.

Ovvero, ampliando le opzioni offensive attraverso il contributo meno appariscente ma altrettanto prezioso di Roberto Pereyra, tornato in Italia dopo quattro buonissime stagioni in Premier League. 

Stimolandone la versatilità e l’intelligenza nelle scelte, El Tucu determina gli attacchi in campo aperto, adattandosi a molteplici situazioni, funzionali a raccordare il gioco, cucendolo con il centrocampo o supportare tra le linee l’unica punta. Una posizione abbastanza ibrida, tra il trequartista avanzato e la seconda punta. 

Nel tentativo di migliorare il rendimento dell’attacco, specialmente quella sterilità offensiva che i friulani si portano dietro dalla scorsa stagione, Gotti ha cercato di limare i limiti di una squadra che raccoglie sicuramente meno di quanto produce.

Un problema innanzitutto strutturale. Nel senso che Stefano Okaka agisce prevalentemente come punto di riferimento statico. Quando viene cercato in profondità, diventa fondamentale affinchè i passaggi ricevuti siano convertiti in palle giocabili alle spalle della mediana avversaria. Ma il centravanti è portato, per indole, a sfruttare la sua fisicità debordante, spendendosi in un lavoro oscuro spalle alla porta. Che incide notevolmente sulla sua lucidità negli ultimi sedici metri.

Ecco perché ad innalzare la qualità negli ultimi trenta metri, svariando per tutto il fronte, provvede proprio l’ex Watford. Pereyra, infatti, interpreta il ruolo con un marcato dinamismo.

Il naturale complemento di questi giocatori estremamente offensivi, abile a fare da equilibrare in entrambe le fasi in cui si articola il gioco, è Walace. Un brasiliano atipico, dall’attitudine marcatamente difensiva, interlocutore privilegiato sia per organizzare il possesso, fornendo costantemente un appoggio sicuro nelle situazioni di risalita del campo. Che nel riordinare i compagni, nei casi di spossessamento e immediata ripartenza avversaria.

Segui anche persemprecalcio.it

Banner 300×250 – Messere – Laterale 2