Aurelio De Laurentiis non parla direttamente della contestazione in atto, con cori e striscioni che sempre più spesso lo invitano a cambiare aria.

Comunque, un chiarimento pubblico con la piazza era necessario. La contestazione nei suoi confronti, infatti, ha raggiunto ormai vette solamente sfiorate in passato. Con gli insulti beceri e volgari ricevuti un paio di giorni fa, all’uscita dal suo dentista al Rione Alto, che fanno il pari con gli striscioni comparsi nella notte in città. Entrambi ispirati al medesimo ritornello. Cioè, lascia Napoli e vattene. Magari a Bari, altro bene di proprietà della famiglia.

Il presidente del Napoli, allora, ha voluto spiegare l’uso del termine “vessati”, che tanto fastidio ha procurato in un mucchio di persone.

“Bisogna anche saper interpretare le parole che vengono pronunciate. Noi veniamo da un periodo, il Covid, che ci ha fatto perdere più di 200 milioni di euro. Questo virus, che ha ucciso tante persone, ci ha lasciati in una bolla e ci ha messo in un perenne stato di incertezze. La frustrazione viene automatica: è chiaro che ad un certo punto ci si identifica con chi, per altre motivazioni, possa essere danneggiato economicamente, deluso nel proprio lavoro. Così andare allo stadio diventa una valvola di sfogo. In quest’ottica ho parlato di vessati. Andare allo stadio è questo: dire, io ci sono. Quando si fanno delle conferenze stampa per alcuni argomenti, poi si passa su altri perché magari un giornalista tira fuori una battuta, c’è una domanda non prevista e magari la risposta che viene data viene forse mal interpretata, perché non c’è tempo di studiarla e approfondirla con un dibattito. Se a qualcuno ha dato fastidio. In questo modo non ci sarebbe stato un misunderstanding, per il quale se qualcuno ha provato dolore me ne scuso profondamente“.

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