Nella lunga intervista rilasciata alla radio ufficiale, Aurelio De Laurentiis ha finalmente fatto sentire la sua voce. Il presidente del Napoli, infatti, approfittando del primo giorno della seconda fase del ritiro, rompe il silenzio. E lo fa ai microfoni di Kiss Kiss Napoli.

Tanti i temi affrontati a Castel di Sangro dal proprietario del club azzurro. Dal mercato alla campagna abbonamenti, DeLa è andato a ruota libera. Come sempre, del resto, quando la mancanza di un vero contraddittorio gli permette di esprimere le sue indubbie capacità da showman.

Ecco, al netto delle mille considerazioni che si potrebbero fare su ciascuno degli argomenti toccati da ADL, se c’è un unico appunto che gli si può muovere, è proprio quello relativo ai modi con cui s’è palesata la dottrina presidenziale.

Una conferenza stampa sui generis, priva cioè della benchè minima opportunità di porre domande, siano esse poco accomodanti piuttosto che assai benevole. D’altronde, se da un lato è ormai impossibile da tempo manifestare un’opinione scomoda, ovvero contraria al “pensiero unico”, dall’altro appare evidente l’assoluta incapacità di stimolare il dibattito critico.

Sostanzialmente, chi per mestiere dovrebbe veicolare alla gente una informazione tutt’altro che ossequiosa, si limita ad un asettico “copia e incolla”. Pessima consuetudine, priva di alcun fondamento deontologico, purtroppo diffusissima nella categoria.

Insomma, che il Napoli osteggi una larga fetta di chi ne racconta quotidianamente gesta e accadimenti, senza concedere l’opportunità del contraddittorio, potrebbe pure essere tollerato. De Laurentiis non è il primo che ha un evidente pregiudizio ideologico avverso i giornalisti.

Quello che sembra, invece, veramente insopportabile è riprendere pedissequamente le dichiarazioni del presidente. E dopo pubblicarle. Senza che sia stata garantita l’effettiva partecipazione alla conferenza.

Manco fossimo tornati agli anni Trenta, quando il governo fascista inviava quotidianamente ai giornali la cd. “velina”. Vale a dire la nota di servizio, cui doveva attenersi chiunque avesse voluto riportare una notizia.

Ovviamente, oggi siamo lontani da quel clima fortemente limitativo della libertà di stampa, che presupponeva indicazioni dettagliate su cosa scrivere oppure omettere, onde evitare manifestazioni di dissenso.

Tuttavia, comincia a essere insopportabile dover presentare ai lettori – tifosi, appassionati o meri curiosi – una notizia parziale. Frutto di domande e risposte preconfezionate, ergo omologate. Quindi, generate in totale assenza di contraddittorio.

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