Andrea D’Amico, agente tra gli altri di Domenico Criscito, è intervenuto a Radio Marte nel corso della trasmissione “Si gonfia la rete” di Raffaele Auriemma

Lotta retrocessione? Devo dire che è stato un finale di campionato ricco di sorprese. Basterebbe vedere quanto accaduto al rigore sbagliato nel derby con Sampdoria da Criscito a partita finita, la stessa situazione si è verificata a una settimana esatta contro la Juventus con il rigore battuto Criscito: il miglior Hitchcock non avrebbe immaginato un finale del genere. C’è anche da dire che peggio di quello che era successo sette giorni prima non poteva accadere, fosse andata male non avrebbe aggiunto nulla di più negativo. Secondo me, era più la voglia di riscatto ed esorcizzare quanto accaduto in precedenza.

Se il Genoa ci crede ancora? Bisogna crederci sempre finché la matematica non ti condanna, può sembrare una frase fatta, ma basta guardare cosa è successo in B. La Cremonese sembrava cotta e Monza sembrava destinata a una promozione diretta, poi ha perso una partita ed è cambiata la scena. Mi aspetto un Napoli che faccia solo bene come hanno fatto tutte finora, non mi aspetto una partita accomodante anche perché gli allenatori vogliono sempre fare il meglio soprattutto davanti al proprio pubblico. Ricordo che l’anno scorso il Napoli ha perso la Champions contro un Verona che non aveva nulla da perdere, abbiamo visto come è andata.

Striscione Spalletti? Purtroppo questo poteva essere un anno glorioso per il Napoli, perché aveva una rosa competitiva, un allenatore di livello ma soprattutto bisogna fare i conti con le altre. Hanno fatto male tutti, tutti hanno avuto battute d’arresto, non ci si aspettava che il Napoli incappasse in così tante cadute.

I motivi? Per qualcuno i gol incassati nei minuti finali indicavano un problema nella preparazione atletica, altri vedevano la causa nella condizione mentale. Io non esprimo giudizi, perché loro hanno tutti i parametri per studiare la situazione. Oggi non si improvvisa niente. Certamente ci sono degli errori che condizionano le partite, errori di portieri e difensori fanno la differenza.

Nel momento in cui i giocatori (ma anche l’opinione pubblica) capiscono che c’è una crepa nell’asse dirigenziale e area tecnica, l’asse si spezza e la macchina non va più avanti. La forza di un allenatore è tanto più grande quanto la fiducia è grande nel tecnico. Sarebbe troppo comodo dire che uno è grande quando vince e che uno è scarso quando perde. Basta vedere quello che è successo ad Ancelotti da Napoli e Real Madrid. Il problema a Napoli è che quando le cose vanno bene il merito è di uno, quando vanno male è sempre dell’allenatore. Così non funziona, perché magari i calciatori risentono di questa sfiducia e risultati non arrivano”.

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