Le parole di Luciano Spalletti, nella prima conferenza stampa presso il Teatro Comunale, in Piazza Madonna della Pace, al termine del secondo giorno di ritiro a Dimaro, sono emblematiche dell’entusiasmo con cui l’allenatore toscano s’è calata nell’avventura all’ombra del Vesuvio. Il nuovo tecnico del Napoli ha risposto con la consueta onestà intellettuale, che da sempre ne contraddistingue l’interazione con i media, affrontando senza filtri o mezze misure, diverse tematiche.

A chi gli chiedeva la sua personalissima ricetta per avere successo, ha risposto così: “Bisogna dare fiducia e stimolare i calciatori, dargli qualcosa in cui possano riconoscersi e motivarsi continuatamente…“. 

Poi è entrato più nello specifico, nel rapporto che intende costruire con i tifosi partenopei, una parte dei quali ancora fortemente delusa dalla mancata qualificazione alla Champions League: “Questa panchina è motivo d’orgoglio. I miei applausi ai tifosi? Dobbiamo essere riconoscenti a chi ci supporta, soprattutto se vengono a starti starti vicino, magari sacrificando le ferie...”.

Qualcuno pare che già voglia mettersi di traverso, imputando a Spalletti un eccessivo atteggiamento di soddisfazione per le scelte di De Laurentiis. “Se sono aziendalista? Non vado a creare problemi dove lavoro, mi confronto e insieme allo staff cerco le soluzioni. Non devo creare debiti assurdi per rovinare la situazione, bisognerà ottimizzare al massimo quello che c’è, senza disperdere o sperperare. Poi è chiaro che bisognerà fare una squadra forte, il presidente sa che c’è concorrenza di almeno 7 squadre, bisogna creare un gruppo di 23 giocatori forti, ci sono tante partite da disputare. Le competizioni si vincono e perdono per un gol: 3 anni fa venni eliminato dalla Champions per una rete e poi in campionato ci qualificammo all’ultima partita: anche un solo punto fa la differenza...”.

A questo punto, le domande degli astanti sono diventate un fiume in piena, tutti vogliosi di capire se gli obiettivi del Napoli rimarranno comunque orientati alle posizioni di vertice, piuttosto che immaginare uno strisciante ridimensionamento delle ambizioni. “Arrivare tra le prime 4 è difficile per tutti, lottare per il vertice difficilissimo, ci sono squadre e allenatori importanti. Spero di andare avanti, indietro ci sono già stato e non voglio tornarci. Poi il tempo dirà cosa riusciremo a fare. A volte la squadra è venuta meno dal punto di vista caratteriale, ma non tutto è bianco o nero, c’è molto grigio e sfumature, ci sono menti più forti e più deboli. Su quelle bisognerà lavorare. La vita è fatta di tanti momenti difficili, pochi belli, bisogna ricordare che è il lavoro che abbiamo sempre sognato, ma è quello che distingue i campioni dai grandi campioni. Costi ridotti e Champions? Le due cose non vanno proprio di pari passo, a volte ci sono obblighi finanziari di cui tenere conto, ma la soluzione per mettere a posto i conti è arrivare in Champions, il presidente lo sa”.

Entrando maggiormente in considerazioni prettamente tattiche, Lucianone ha affrontato le curiosità dei colleghi presenti in sala, parlando di strategia calcistica e sistemi di gioco. “Il Napoli giocherà con più moduli. E’ giusto così, per i calciatori e per non dare riferimento agli avversari: Nel 4-2-3-1 si riesce a dare equilibri ad entrambe le fasi. Il 4-3-3 è molto simile, spostando il vertice in basso, ma in possesso bisogna fare qualcosa di più. Ormai un po’ tutte le squadre sfruttano gli esterni d’attacco, mentre all’interno i calciatori si sostituiscono nei ruoli. Bisogna entrare e uscire dalla trequarti, andando 5 metri sopra o 2 sotto e viceversa...”.

CONTINUA…

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