Ufficializzato Luciano Spalletti, adesso il Napoli deve pianificare il futuro. Definire le strategie da perseguire in vista del prossimo mercato, per cominciare a gettare le basi del progetto affidato all’uomo di Certaldo.  

Seppure discutibili, le scelte orientate a limare il costo del lavoro, funzionali ad avere ingaggi sostenibili in periodo di crisi post Covid, hanno comunque una loro ragion d’essere. In quest’ottica, dunque, non può essere biasimata la volontà della società di mandare a scadenza Hysaj e Maksimovic.

Evidentemente, troppo ampia la distanza tra domanda e offerta, tale da suggerire ai calciatori di guardarsi attorno. Nonché, alla direzione sportiva partenopea di non rinnovargli i contratti. E quindi, cominciare a valutare alternative plausibili per rinforzare gli spot in uscita.

Pare che Giuntoli abbia già trovato chi possa surrogare il terzino albanese. L’affidabilità di Danilo D’Ambrosio, infatti, potrebbe garantire quella duttilità tipicamente richiesta finora ad Hysaj.

Duttile e ambidestro, ecco D’Ambrosio

Una qualità dal valore inestimabile, quella dell’interista. Ovvero, esprimersi efficacemente su entrambe la fasce.  

In effetti, è un laterale ambidestro dall’accentuato dinamismo, in grado di collaborare nella risalita della palla dal basso. Oppure attaccare lo spazio lungo il binario, favorendo lo sviluppo della manovra con continue sovrapposizioni, alternate a giocate associative all’altezza della linea di centrocampo.

In questo modo, il Napoli avrebbe un giocatore in più in fase di costruzione. Oltre all’appoggio per i mediani, deputati a produrre calcio.

Eppure, in tutti questi anni vestiti di nerazzurro, ben pochi hanno riconosciuto il reale valore di D’Ambrosio. Una presenza costante nell’undici di partenza, che l’ha visto occupare saldamente il posto da titolare, nonostante fosse sottovalutato da una buona porzione di tifosi e addetti ai lavori.

Magari è un pregiudizio, perché ha dimostrato comunque di essere all’altezza della maglia. Tutt’altro che un semplice mestierante della linea difensiva. Bensì un terzino abile più o meno in ogni qualità richiesta agli interpreti del ruolo, in un Top Club.

Nei momenti decisivi, pur senza eccellere, ha sempre gratificato gli allenatori che hanno avuto fiducia in lui con una presenza fisica e tecnica mai banale.

Magari, nelle ultime due stagioni, qualche infortunio di troppo ne ha pregiudicato l’utilizzo con continuità. Nondimeno, ha offerto un contributo determinante nella conquista dello Scudetto.  

Il futuro del Napoli saranno ampiezza e catene

Insomma, se Spalletti intende davvero dominare le partite attraverso il possesso del pallone, dovrà necessariamente affidarsi ad automatismi legati all’occupazione degli spazi.

Del resto, l’impostazione dal basso postulata dal tecnico toscano si fonda proprio sulla costruzione di un quadrato, composto dai due centrali difensivi e dal doble pivote. Nel frattempo, i terzini si propongono in avanti, mentre il trequartista si sposta negli half-space, in modo da garantire un’ulteriore linea di passaggio.

Una situazione che genera una moltiplicazione dei movimenti: gli esterni offensivi possono restare assai larghi, oppure stringere dentro al campo e proporsi per l’interazione con il trequartista. E’ palese che comportandosi in questa maniera, aprono lo spazio alla sovrapposizione dei terzini.   

Eccolo il concetto imprescindibile. Ricercare ossessivamente la superiorità posizionale, privilegiando le catene laterali. Una condizione che ha bisogno, oltre ad un atteggiamento tattico marcatamente verticale, di gratificare il gioco in coppia sull’ampiezza. Se non addirittura la costruzione di triangoli, tra esterno, terzino e mezz’ala di parte.

In definitiva, il “nuovo” Napoli punterà ad allargare il campo. Al contempo, vorrà esplorare pure tracce diverse. Con l’intenzione di andare centralmente. Specialmente in fase di transizione…

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