Alla vigilia della gara di Coppa Italia, il Napoli si interroga sulle proprie insicurezze. Domani sera, contro lo Spezia, gli azzurri andranno disperatamente alla ricerca di una vittoria. Buona per conquistare le semifinali. Oltre che funzionale a dare una scossa all’ambiente, depresso dai risultati altalenanti ottenuti finora dalla squadra di Gennaro Gattuso.

Probabilmente, i liguri sono uno degli avversari peggiori da affrontare. Non soltanto per il momento contingente che stanno attraversando i partenopei. Bensì, proprio a causa delle filosofia che ispira il calcio di Vincenzo Italiano. Un allenatore emergente, con un progetto ambizioso: cercare di salvarsi, compensando il gap tecnico, individuale e complessivo, della sua rosa attraverso un gioco propositivo e nient’affatto rinunciatario.  

A tratti pure piacevole da guardare…

Pressione e raddoppi, la filosofia di Italiano

La volontà, dunque, è quella di proporre un calcio moderno ed evoluto, piuttosto che speculare. Tentare di imporre il proprio ritmo, per comandare la partita.

Cercando di fare uscire il meno possibile l’avversario dalla propria metà campo, utilizzando un blocco medio-alto, sotto forma di 4-3-3.

Tatticamente, l’esigenza dello Spezia di essere costantemente aggressivo si palesa nell’idea di recuperare alto il pallone. Ovvero, prima possibile e quanto più vicino all’area avversaria.

Un’identità orientata a chiudere le traiettorie di passaggio al possessore, attaccandolo direttamente, mentre gli eventuali appoggi vengono messi in ombra, per effetto delle scalate di reparto in avanti. 

L’immagine, tratta dalla gara con la Roma, fotografa idealmente il comportamento del terzetto di centrocampo spezino in fase di non possesso.

La mezzala destra – Estevez -, si alzava su Villar, inibendo ai giallorossi la prima costruzione dal basso. Al contempo, Agoumè, vertice centrale del trio, si occupava dei movimenti di Pellegrini, e Maggiore marcava Veretout preventivamente.

Obiettivamente, questo tipo di strategia tende non soltanto a recuperare quanto prima il pallone. Ma anche a forzare la controparte all’errore. Conquistando poi le seconde palle.

Chiaramente, a seconda della porzione di campo in cui viene sottratto il possesso alla piena disponibilità dell’avversario, nonché in base al suo posizionamento, lo Spezia tende poi a sviluppare una transizione diretta. Oppure consolida il possesso, per riorganizzarsi con calma.

Specialmente contro squadre ben più quotate, lo stile difensivo dello Spezia, pur rimanendo ambizioso, si adatta alle abilità tecniche superiori della controparte.

In tal caso, cerca comunque di tenere un baricentro alto senza palla. Ma limita le uscite in pressione individuale, preferendo fare grossa densità in zona centrale.

Italiano pretende dai suoi che mantengano questo atteggiamento attendista, con l’eccezione della giocata che parte dai piedi del portiere.

A quel punto, invece, l’aggressione diventa intensa e feroce. Soprattutto se lo scarico dell’estremo difensore è indirizzato verso il suo terzino.

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