Amichevole anonima quella dell’Italia con l’Austria. Forse perché s’è giocata (quasi…) in contemporanea con l’esordio di Qatar 2022, tra due squadre, però, che non vi parteciperanno.

Prevedibile, quindi, accettare qualche compromesso, a livello di intensità. Con un impegno fisico e mentale diverso rispetto alle partite con i tre punti in palio. Almeno per quanto riguarda gli Azzurri. Perché il ritmo dei padroni di casa, invece, è veramente infernale. Gli uomini di Rangnick praticano un calcio muscolare, sul piano della pressione individuale. Tuttavia, esprimono pure un gioco qualitativamente apprezzabile.

Nondimeno, guardando giocare questa Nazionale, costretta per l’ennesima volta a gustarsi il Mondiale dal divano, difficile non lasciare che un pizzico di sconforto prenda il sopravvento. Alla luce della sconfitta di Vienna, ovvio che l’umore non può essere dei migliori. Dispiace soprattutto l’atteggiamento, oscillante a metà tra la pigrizia e la penitenza.

Tanto Napoli con l’Italia

E’ una squadra nuova di zecca quella che scende in campo all’Ernst Happel Stadion. Ringiovanita e vogliosa di riprendersi il posto che merita nell’alveo delle nazionali Top.

Roberto Mancini conferma le intenzioni della vigilia e accantona, perlomeno momentaneamente, la strada del 3-5-2. Reduce dal convincente successo con l’Albania, l’Italia sceglie il 3-4-3. Con alcuni cambi rispetto alla gara di Tirana.

Innanzitutto, spazio ad una inedita retroguardia, composta da Gatti, Bonucci e Acerbi, a protezione di Donnarumma. Sui lati, fiducia in Di Lorenzo e Dimarco. Coppia centrale, BarellaVerratti. Là davanti, poi Raspadori come centravanti. Supportato da Grifo a sinistra e Politano, sul versante opposto.

Genera comunque una certo soddisfazione constatare che ci sia ancora tanto Napoli in campo. Con tre undicesimi della formazione titolare, infatti, la squadra partenopea lascia un’impronta marcata sul match.  

Di Lorenzo un po’ frenato

Il Capitano è una risorsa fondamentale, specialmente nella testa: nonostante intuisca anticipatamente le velleità offensive di Adamu, non riesce a rimanergli appiccicato continuamente.

Nient’affatto semplice disinnescare l’attaccante del Red Bull Salisburgo, che intuisce le evidenti difficoltà di Gatti. Un altro passo, il centrale della Juve. Decisamente meno dinamico ed esplosivo. Il modo in cui Di Lorenzo aiuta difensivamente, recuperando la posizione sotto la linea della palla le volte che il trequartista di sinistra austriaco coglie in controtempo l’Italia ne certifica la feroce determinazione.

Impressiona la naturalezza che gli permette di non trascurare l’apporto garantito in fase propositiva, lavorando in ampiezza. Trasmette sicurezza allorché gli arriva lo scarico in fascia. E calma quando orienta il corpo per il primo controllo. Veicolando nei compagni l’idea che abbia la consapevolezza di cosa sia corretto fare, spingere o rimanere in copertura. All’intervallo resta negli spogliatoi, sostituito da Scalvini.  

Politano solo a sprazzi

L’esterno di Spalletti cura la palla con la proverbiale maestria che hanno i mancini tecnici quando vengono schierati a piede invertito. Quella giocata con cui spostano velocemente il pallone con l’esterno alla loro sinistra. E dopo leggono la situazione. Giusto in tempo per scegliere la maniera di progredire, stringendo verso il centro oppure puntando l’avversario diretto.

Pur conoscendone i propositi, Wöber non riesce a farci assolutamente nulla. Il fatto che Politano abbia una particolare frequenza di passo, quando parte in serpentina, associata alla dolcezza con cui accarezza l’attrezzo, talvolta fa vacillare il terzino del Salisburgo.

Del resto, l’unica azione degna di nota dell’Italia nasce dal suo tradizionale isolamento uno contro uno, con relativa sterzata e tiro in porta, respinto in bello stile da Lindner.

Lascia il posto a Zaniolo alla ripresa delle ostilità.

Raspadori poco assistito

Classico attaccante con il baricentro basso, che gli consente di scrollarsi di dosso con imbarazzante facilità difensori strutturati, tipo Leinhart. Al centravanti tascabile del Napoli, Mancini affida il compito di aggiungere dosi massicce di fantasia nei sedici metri finali. Raspadori non si tira indietro. Anzi, si abbassa per cucire la manovra o anche soltanto per aprire spazi ideali a favorire Grifo e Politano.

Jack interpreta il ruolo con una rapidità mentale nel decodificare la posizione di compagni e avversari, tale da rendere ininfluenti i limiti fisici. Esaltando, al contempo, le sue abilità nei fondamentali. Immagina tracce di passaggio là dove altri spesso vedono solo zone d’ombra. Una caratteristica addirittura controproducente, se attorno non c’è adeguata assistenza, ed i compagni non sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda.

Inoltre, quando aggredisce la profondità, Alaba gliela fa vedere poco. In ogni caso, un attimo prima di uscire, avvicendato da Gnonto, si destreggia nello stretto e chiama all’intervento prodigioso il portiere austriaco.

Bisogna comunque avere fiducia

Insomma, se questo doveva essere solamente l’inizio, meglio mantenere cauta la fiducia nel prossimo futuro. Che dovrà essere maggiormente luminoso in confronto al momento attraversato attualmente dall’italico pallone. Eppure, l’ultima partita dell’anno diventa il punto di ripartenza.

In questo senso, il tentativo di Mancini appare abbastanza logico: inserire nelle dinamiche di gruppo quei talenti di cui intravede la profondità. Così, il C.T. sembra voler gettare le basi per proseguire nel percorso di crescita di un gruppo chiamato necessariamente a compiere un salto di qualità, tattico ed emotivo.

Qualora voglia davvero uscire dal limbo in cui s’è impantanato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

RESTA AGGIORNATO SUL NAPOLI:

I protagonisti mancati del Mondiale in Qatar: Victor Osimhen

SEGUICI SUI PRINCIPALI SOCIAL:

Banner 300 x 250 – Ds – Post
Banner 300 x 250 – Tecsud – Post