Si è conclusa la sessione invernale del calciomercato relativa al campionato 2020-2021, la quattordicesima da quando il Napoli è tornato in serie A.

Sotto la direzione del DS Cristiano Giuntoli, la compagine Azzurra ha effettuato solo operazioni in uscita. Tre le cessioni principali: Milik, Malcuit e Llorente. Tre calciatori evidentemente fuori dal progetto tecnico dell’allenatore (Milik addirittura fuori lista). Un mercato “chirurgico” volto esclusivamente ad alleggerire il monte ingaggi (ormai sopra il livello di guardia). Non è arrivato alcun esterno basso mancino (ma pare che sia più facile trovare l’acqua su Marte, che per il Napoli colmare questa lacuna tecnica), e nessun attaccante a supporto di un reparto attualmente incerottato.

Si andrà avanti fino al termine della stagione con l’organico attuale, composto da 23 calciatori più il giovane Cioffi.  D’altronde, il presidente Aurelio De Laurentis non ha mai gradito la sessione invernale, non ne ha mai fatto mistero, e forse proprio alcune sue esternazioni hanno alimentato la (falsa) convinzione che a gennaio il Napoli non spende. Allora analizziamo la recente storia del calciomercato invernale (riferito solo ai giocatori destinati alla prima squadra) dividendolo, opportunamente, per ere.

L’era Marino

Pierpaolo Marino ha gestito le sessioni invernali di due stagioni (2008, 2009) acquistando le prestazioni sportive di 6 calciatori: 4 il primo anno (Mannini, Navarro, Pazienza e Santacroce), 2 l’anno successivo, Dátolo e Bucci (svincolato). In totale furono investiti 26,71 milioni di euro (fonte Transfermarkt) per 6 calciatori che hanno totalizzato, complessivamente, 276 presenze e 7 reti. Dei 6 acquisti, un solo giocatore è riuscito a conquistare il posto da titolare, Pazienza (121), gli altri si sono rivelati fugaci meteore (la più clamorosa: Dátolo). In conclusione, il mercato invernale di Pierpaolo Marino non ha prodotto particolari sussulti (nel bene e nel male). D’altronde, Marino ha operato quando il Napoli era appena tornano in serie A e non aveva ambizioni di (alta) classifica, anzi il DS e mister Reja erano alla fine del loro (trionfale) ciclo. Commento finale: indolore.

L’era Bigon

Riccardo Bigon, figlio dell’allenatore del secondo storico scudetto, ha operato dal 2010 al 2015, 6 finestre di mercato invernale che hanno visto approdare al Napoli 15 calciatori per una spesa complessiva di 67,95 milioni di euro (fonte Transfermarkt) che hanno prodotto 760 presenze e 46 gol. Le successive cessioni hanno fruttato 96,4 milioni di euro. A ben guardare, la gestione Bigon sembra quasi una pellicola cinematografica caratterizzata da un primo tempo (Mazzarri), e un secondo tempo (Benitez).

Bigon partì benissimo con l’acquisto di Andrea Dossena (titolare della fascia sinistra, poi scavalcato da Zúñiga) che ha terminato la sua esperienza napoletana nel gennaio del 2013 con 109 presenze e 3 reti. Nel 2011, con gli Azzurri in lotta per lo scudetto, arrivarono Mascara e Ruiz, ceduti dopo solo sei mesi e 32 (mezze) presenze. Nell’inverno del 2012 la stella Edu Vargas si rivelò il suo più clamoroso autogol. Nel 2013 furono contrattualizzati 4 calciatori: Armero, Calaiò (seconda incolore esperienza in azzurro),Radošević e Rolando (in prestito). Nessuno di loro ha lasciato il segno, nemmeno in panchina. Di tutt’altra qualità e consistenza gli acquisti operati durante il biennio 2014-2015, quando sulla panchina del Napoli sedeva lo spagnolo Rafael Benítez. Nell’inverno del 2014 arrivarono Ghoulam, Henrique, Jorginho e gli svincolati Reveillére e Toni Doblas. L’anno successivo Gabbiadini e Strinić (svincolato). Se si escludono Reveillére e Doblas (chiamati solo per arginare le assenze di Rafael e Mesto, entrambi fuori per infortunio), dei 5 calciatori acquistati, 2 sono diventati titolari, e 3 hanno fruttato plus valenze al momento della loro cessione (decisamente rimarchevole quella di Jorginho). Ad eccezione dell’acquisto di Dossena, la prima parte dell’operato di Bigon (l’era Mazzarri) appare del tutto dissociata dalla gestione del tecnico di San Vincenzo. Con la dolorosa “amnesia” del 2011. Sicuramente più efficaci gli anni in collaborazione con Benítez. Commento finale: in crescendo.

L’era Giuntoli

Dal primo luglio del 2015 ha assunto la direzione sportiva del Calcio Napoli Cristiano Giuntoli, che da allora ha gestito 5 stagioni invernali. Il suo operato ha fatto arrivare all’ombra del Vesuvio 13 calciatori a fronte di una spesa di 115,44 milioni di euro (al netto di bonus e commissioni, fonte Transfermarkt). Acquisti che, fino ad oggi, hanno prodotto 159 presenze e 18 reti.

Appare piuttosto netta, però, la “frattura” tra la prima parte della sua gestione, quando sulla panchina del Napoli sedeva Maurizio Sarri, e la fase attuale. Nel 2016, con gli Azzurri Campioni d’inverno, arrivarono Grassi e Regini (in prestito), il cui utilizzo si ridusse a una sola presenza (Regini nei 14 minuti finali dell’ultima partita di campionato, Napoli- Frosinone 4-0). L’anno successivo, con gli Azzurri attardati in classifica (quarti a 10 punti dalla vetta), approdarono Leandrinho e Pavoletti. Andò meglio, per modo di dire: 10 presenze (per l’esattezza 321 minuti) e nessun gol per Pavoletti, prontamente venduto al Cagliari. L’ultimo anno della gestione Sarri, con il Napoli nuovamente primo al giro di boa, i rinforzi invernali furono: Bangoura (evidente acquisto tecnico), Machach, Milić (svincolato, si era infortunato Ghoulam) e Vinícius. Nessuno di loro ha vestito la maglia azzurra in partite ufficiali, nemmeno un minuto. È doveroso ricordare che la cessione di Vinícius ha prodotto per le casse del Napoli una non trascurabile plus valenza. Nella finestra di mercato invernale del 2019, con la guida tecnica di Carlo Ancelotti, non furono effettuate operazioni in entrata (ma partirono il capitano Marek Hamšík e Rog).

Di tutt’altra consistenza la campagna acquisti del gennaio 2020. Con il Napoli pesantemente attardato in classifica (decimo alla fine del girone d’andata), sono stati acquistati 5 calciatori: Demme, Lobotka, Politano, Petagna e Rrahmani (gli ultimi due lasciati sei mesi in prestito nelle rispettive squadre di provenienza). Uno sforzo economico notevole, 83,35 milioni di euro, i cui frutti sono ancora in corso.

In definitiva, l’operato di Cristiano Giuntoli (il cui contratto scadrà a giugno del 2024) sembra paragonabile ad un vulcano quiescente. Dopo un lungo dormiveglia si è svegliato ed ha fatto la voce grossa. Commento finale: dispendioso (e sub iudice).

Le considerazioni finali

Dall’analisi complessiva del mercato di gennaio dell’era De Laurentis, appare evidente che la convinzione che vede il Napoli non spendere in inverno sia errata. Solo per l’acquisto di calciatori (potenzialmente) destinati alla prima squadra, in quattordici anni il Napoli ha speso 210 milioni di euro. È più corretto dire che non sempre gli investimenti economici hanno prodotto le prestazioni sportive sperate (4 titolari e molti passaggi a vuoti). Due le osservazioni che appaiono più evidenti (e costanti storiche). La prima: il Napoli è particolarmente refrattario all’acquisto di calciatori svincolati di alto profilo (alla Pirlo per intenderci, o Modrić  per citare un prossimo svincolato estivo). Giocatori che non fruttano consistenti plus valenze in caso di rivendita, ma – forse – garantirebbero un salto di qualità della rosa (e plus valenze indirette).

La seconda: non sempre le operazioni dell’area sportiva sono sembrate in sintonia con la direzione tecnica. Anzi, a volte hanno dato l’impressione di essere due mondi che parlavano lingue diverse.

Prima di chiedere la testa del Giuntoli di turno, professionista capace come i suoi predecessori, sarebbe utile comprendere le ragioni di questo costante déjà-vu (come visto, è già accaduto con Marino e Bigon). Questo può essere un primo passo per rilanciare la sfida del prossimo Napoli.

Guido Gentile

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