Settore giovanile in crisi da tempo nel calcio italiano, con conseguenze anche sulla Nazionale, che da ben 15 anni non vince nulla in campo internazionale.

Ne parliamo con Elisa Baldo, procuratrice dell’Acr Soccer-Sports Management Careers, società di intermediazione che si occupa prevalentemente di calcio estero, con interessi soprattutto in Portogallo e Spagna.

A proposito del suo lavoro, l’agente ci confessa che nel processo di reclutamento e scouting, alla ricerca di giovani talenti, si ispira ai principi di Calvin Coolidge, presidente degli Stati Uniti dal ’23 al 29: “Niente al mondo può sostituire la tenacia. Il talento non può farlo. Non c’è niente di più comune di uomini pieni di talento ma privi di successo!”

Quali sono secondo Lei le criticità dei settori giovanili, sia quelli professionistici che quelli semi pro, e perchè non si crea una base solida che possa sfornare campioni?

Il settore giovanile professionista in Italia è il vivaio dal quale dovrebbero attingere i club di serie A e B per la formazione della Primavera prima. E dopo per affacciarsi in prima squadra. Il punto è che tale percorso non sempre va in porto per diverse ragioni. Ad esempio, infortuni, incidenti di percorso, o trasferimenti. E ancora, possono incidere i cambi di allenatore, la demotivazione personale che genera perdita di interesse. Insomma, i cambio di obiettivi per il giovane atleta…“.

Come si può ovviare e che soluzioni potrebbero adottarsi?

La fase adolescenziale tra i 14 e 17 anni è quella spesso decisiva poichè è in questa fase che gli atleti possono mostrare i progressi tecnici e caratteriali, così come invece possono non evidenziare talento e qualità. Dunque è importante dal mio punto di vista la condizione ambientale ed incentivare molto i ragazzi che in quella fascia di età sono tentati da tante alternative e situazioni che il vivere quotidiano offre“.

Ma i settori giovanili veramente non producono più talenti?

I talenti ci sono. Il punto è che non sempre vengono seguiti a dovere. La volontà e la determinazione degli atleti a volte cozza contro altri eventi esterni, ambientali che possono fare la differenza

La Nazionale è dal 2006 non vince in campo internazionale? C’è una correlazione con la crisi del settore giovanile?

La mancanza di risultati in campo internazionale dell’Italia è provocata da diverse ragioni che vanno da quelle caratteriali a fisiche e culturali. La paura o il timore di essere inferiori all’avversario fa in modo che la mentalità in campo ne possa risentire. Inoltre non va trascurato l’ampio spazio concesso a giocatori di altri paesi. Oltre alla mancanza di stimoli, che a volte prendono il sopravvento“.

Come si può recuperare il tempo perso in questi anni, per ritornare ai livelli che il calcio italiano merita?

Occorre dire, ad esempio, riguardo alla massiccia presenza di giocatori stranieri dalla Primavera a scendere, che la fame” del singolo in alcuni atleti è maggiore, perchè in altri paesi il calcio è un lavoro e non un passatempo. Vi sono ragioni fisiche. Alcuni sono maggiormente portati ad una resistenza fisica originata dalla miseria e dal sacrificio laddove si è stati costretti a lavorare san da piccoli. Dunque il calcio si trasforma in opportunità lavorativa…“.

Quali sono le squadre del nostro campionato che dispongono dei migliori vivai?

“In serie A sicuramente le più attrezzate sono Atalanta, Juventus, Bologna, Roma e Milan. Quanto alla serie B, Pescara, Cittadella, Empoli e Brescia sono all’avanguardia”.

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