“La verità su La dolce vita”, i retroscena del più famoso film italiano di tutti i tempi

“La dolce vita” è forse il film italiano più famoso di tutti i tempi. A 60 anni dall’uscita del capolavoro di Federico Fellini è uscito un docu-film che racconta i retroscena della sua gestazione. Il tutto ruota intorno alla figura di Peppino Amato, il visionario produttore della pellicola. La cosa particolare è che la sceneggiatura si basa su documenti originali. Lo scambio di lettere tra lo stesso Peppino Amato, Federico Fellini, ed Angelo Rizzoli, il co-produttore. Una storia nella storia raccontata da Giuseppe Pedersoli che oltre ad essere il figlio di “Bud Spencer” era il nipote, figlio della figlia, dello stesso Amato.

“Per me è stato particolarmente difficile fare questo film. Perché avevo documenti originali tali da poter girare almeno per 4 ore. Abbiamo dovuto fare tanti tagli. E poi non volevo dare l’impressione di fare l’agiografia di mio nonno”.

E’ lo stesso autore che ne ha parlato diffusamente. “Perché solo adesso un film del genere? Per un motivo banalissimo: solo adesso sono venuto in possesso della documentazione. Era gelosamente custodita da mia madre. Quando l’ho vista ho deciso che era il caso di renderla pubblica. non è un film normale, è il film italiano più famoso di tutti i tempi. Mi è piaciuto raccontare il dietro le quinte. Che poi il protagonista sia mio nonno è relativo”.

“Io non l’ho mai conosciuto- continua Pedersoli. E’ morto quando io avevo 3 anni. Ovviamente in famiglia se ne parlava spesso, ma io non l’ho conosciuto. Ho scoperto attraverso i documenti una figura straordinaria e ho voluto raccontare le sue sofferenze per il lavoro più importante della sua carriera. A pensarci bene è stata una sorta di testamento. Dopo non ha fatto più nulla o quasi. Mi rendo anche conto che dopo aver raggiunto l’apice è dura andare avanti”.

Un film, quello di Giuseppe Pedersoli, particolare. Che si avvale si un solo attore, Luigi Petrucci. E di due doppiatori chiamati a dare voce a Fellini e Rizzoli. Tutto il resto sono filmati d’epoca tratti dalle Teche Rai, o interviste moderne. “Di mio nonno non ci sono filmati in circolazione. L’unico che abbiamo trovato è quello che Vittorio De Sica, serviva per forza un attore. Petrucci è stato bravissimo”.


Al resto hanno provveduto le interviste, la più importante delle quali a Maria Amato, la figlia di Peppino.
“Mi è piaciuto raccontare la vera storia si quel film. Oggi quando se ne parla sembra che sia stato prodotto da Rizzoli. E non è vero. Se non ci fosse stato Peppino Amato “ non si sarebbe fatta. E’ stato lui (ndr: dopo aver parlato con Padre Pio!) a chiedere a Dino De Laurentiis di cedergli i diritti dell’opera. E’ stato lui ad assecondare Fellini in tutto e per tutto, nonostante le pretese del regista, ed i costi impazziti. Siamo nel 1959, il budget iniziale, già altissimo, di 400 milioni è stato raddoppiato in corso d’opera. Rizzoli un giorno sì e l’altro pure voleva far saltare tutto. Se non ci fosse stato mio nonno il film non si sarebbe fatto”.

Era un cinema diverso…
“Peppino Amato diceva sempre una cosa. . Oggi si fa tutto in modo diverso. Non si rischia, ci sono le televisioni. Oggi nessun produttore darebbe a Fellini la possibilità di lavorare in quel modo, senza rendere conto di tempi e costi di lavorazione”.

Soddisfatto del suo ?
“Ho fatto una operazione di giustizia. Peppino Amato è stato spesso sottovalutato. Forse perché napoletano veniva descritto come un personaggio un po’ sui generis, molto folkloristico e poco poco altro. Il fatto che sia mio nonno non mi ha portato a cambiare i fatti. Ho solo avuto documenti a disposizione per riscrivere la sua storia. Quanto meno la storia del suo film più famoso. Il film più famoso della cinematografia italiana di tutti i tempi”

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