La notizia delle molestie in diretta televisiva, al termine della partita Empoli-Fiorentina, ai danni della giornalista sportiva Greta Beccaglia, sta mantenendo alta l’attenzione in merito all’argomento “Violenza sulle Donne”. Tuttavia questo episodio, da condannare con pene severe, ha posto l’accento su un’importante quesito: perché i media mainstream sportivi utilizzano lo stesso modello di donna perfetto e inarrivabile, qual è lo scopo, la mercificazione?

Ma prima di rispondere a questa domanda è necessario fare chiarezza in merito all’accaduto.

La giornalista sportiva Greta Beccaglia, nel post partita Empoli –Fiornetina, nell’intento di intervistare i tifosi d’uscita dallo stadio, è stata aggredita alle spalle da un uomo il quale sputando sul suo palmo della mano ha deciso di dare uno schiaffo sul sedere alla giornalista, la quale spiazzata e attonita, ha prontamente condannato il gesto. Tuttavia il gesto del quarantatreenne è stato interpretato come lasciapassare per altri tifosi che inizialmente hanno insultato la giovane giornalista arrivando addirittura a sfiorare le sue parti più intime. Gesti animaleschi e schifosi che fortunatamente non sono degenerati perché presenti le telecamere, ma che certamente avrebbero avuto un diverso eco qualora queste non ci fossero state. Non è mai troppo banale sottolineare la più assoluta solidarietà a Greta Beccaglia ed è altresì obbligatorio condannare non solo il molestatore più in vista, ma tutti coloro i quali si sono arrogati il diritto di importunare la giovane in tutte le forme verbali e fisiche.

La prima domanda necessaria da porsi è: perché tutto questo è successo? Si tratta di maschilismo o le ragioni di questi gesti hanno radici più profonde?

Un importante dubbio è stato posto da Dgospia del giornalista Roberto d’Agostino il quale dichiara: “Mi domando se nel giornalismo televisivo sportivo la ricorrenza di conduttrici e croniste con fisico da pin up sia una casuale ricorrenza statistica oppure è un criterio di selezione adottato da chi ha il potere di scegliere – editori, direttori, capiredattori – con la speranza di sollevare, si dice, l’audience. Perché se così fosse questo è il punto.”

Una domanda certamente non banale. I modelli degli ultimi anni, in modo particolare nel campo giornalistico sportivo, raffigurano l’ideale di donna: bellissima, affascinante, spiritosa, capace di “capire una partita” parlando il meno possibile dando spazio al collega uomo che certamente ne sa di più. L’immagine che i programmi televisivi sportivi offrono al pubblico non si collima con le battaglie che una volta l’anno cercano di promuovere, con un segno rosso sulla guancia; anzi viaggiano controcorrente sfociando nell’ipocrisia. Viene da pensare che l’utilizzo di questo stereotipo abbia lo scopo di attirare un determinato tipo di pubblico unendo la passione sportiva alla bellezza del corpo femminile sminuendo l’intelligenza, gli anni di studio, la passione per il proprio lavoro, rendendo la donna mera merce espositiva d’attrazione.

Il “maschilismo” delle donne

“Come si può insegnare il rispetto se molte donne sono le prime ad essere “maschiliste” nei confronti delle altre donne? “Guarda come si è vestita” “Si vuole solo mettere in mostra” sono solo alcune delle frasi che sentiamo ripetere più spesso nei confronti delle giornaliste sportive. Parole che influiscono nel radicamento del pensiero maschilista degli uomini. Se tutte le donne non puniscono questi atteggiamenti barbari, come si può sperare in un cambiamento?

Parla la compagna di Andrea Serrani

Un esempio delle ultime ore proviene dalla compagna del quarantatreenne, la quale o per amore o per salvare il buon nome della famiglia, lo decanta come un martire accusato ingiustamente. Alcune delle sue parole: “Lui è sempre pronto a difendere gli altri come ben sanno gli amici che gli vogliono bene. Lui riesce a farti sorridere nei momenti bui. E’ un uomo molto presente e con un cuore enorme.” La donna non colpevolizza affatto il gesto dell’uomo: “uomo semplice, ma dal cuore grande, proprio come grande è lui”. Poche parole in merito alla vicenda: “Che quella cosa non si fa lo sappiamo. Ma far passare Andrea da maniaco e violentatore è un fatto che ammazza l’anima”.

Preoccupazione comprensibile, ma indifferenza assoluta nei confronti di Giulia Beccaglia alla quale non state rivolte nemmeno delle scuse da parte della donna; impossibile in questo caso cercare della solidarietà femminile.

Solidarietà di Rocco Commisso

Per fortuna non siamo tutti uguali, la solidarietà è arrivata da moltissime persone con messaggi social di vicinanza alla giornalista Beccaglia, ma anche da figure rilevanti nel mondo calcistico. Un gesto importante quello del presidente dell’ACF Fiorentina Rocco Commisso, il quale per esprimere solidarietà dopo i gravi fatti di sabato 27 novembre, ha invitato Beccaglia in tribuna d’onore.

Gesti nobili ancora una volta sporcati da pseudo tifosi fiorentini i quali durante la partita hanno esposto uno striscione con su scritto: “Prima razzisti, poi sessisti, ma mai giornalisti.” Parole molto pensati che devono essere anch’esse condannate

Nel XXI secolo le donne potranno mai essere realmente rispettate? Per tentare di rispondere a questa domanda è opportuno citare la scrittrice e giornalista Oriana Fallaci nel 1961 scrisse un libro intitolato “ Il sesso inutile” dopo un lungo viaggio in Asia, analizzando il mondo femminile sotto diversi punti di vista, arrivando alla conclusione che solo in occidente le donne combattono una guerra contro i maschi avviliti. Donne forti, potenti e maledettamente sole.”

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