E’ evidente che il Napoli stia attraversando un momento tutt’altro che facile. La speranza è che la vittoria con l’Udinese possa rappresentare il punto da cui ripartire, con rinnovato entusiasmo ed immutate ambizioni, nel progetto di crescita che Gennaro Gattuso sta cercando di portare avanti.

Appare evidente che gli azzurri abbiano accusato sul piano emotivo i cambiamenti tecnico-tattici strettamente connessi alle vicende delle ultime settimane. Contraddistinte da una serie di infortuni, che hanno costretto l’allenatore a rivedere, almeno parzialmente, le sue idee.

Non bisogna trascurare, infatti, che Ringhio aveva architettato la squadra per esaltare il calcio verticale di Osimhen. Sarebbe ingiusto, dunque, dimenticare che per dare al nigeriano un ruolo centrale, l’allenatore ha optato per un sistema di gioco funzionale a sviluppare la manovra in maniera più diretta e meno ragionata.     

Cambiare pelle per rimanere coerenti

In effetti, dopo un inizio di stagione brillante, il Napoli è cambiato. Ovviamente, non nei princìpi. La filosofia, infatti, è rimasta sostanzialmente invariata: cercare di dominare le partite attraverso il possesso.

Un concetto che si fonda su una considerazione semplice. Gli azzurri hanno tanti giocatori di qualità con il pallone tra i piedi.

Il problema, magari, è che ben pochi, almeno attualmente, riescono a muoversi efficacemente senza.

Eppure, si intravedono i margini per completare il percorso di maturazione e candidarsi al ruolo di guastafeste nella corsa allo Scudetto.

Del resto, il Milan è distante ma non lontanissimo. Il futuro, quindi, potrebbe tingersi di… azzurro. Perché la sensazione è che basti una scintilla a far divampare il fuoco che sopisce sotto la cenere del disincanto.

Forse qualche appuntamento sbagliato di troppo, in particolare i punti buttati via al Maradona Stadium, restituiscono l’immagine di un Napoli che deve necessariamente superare un ulteriore step per acquisire pienamente consapevolezza rispetto alla sua forza.

Cosa manca al Napoli per rimanere tra le Fab Four

A Gattuso è stato imputato un certo integralismo tattico.

In effetti, specialmente in transizione negativa, il Napoli talvolta ha fatto storcere il naso ai sostenitori del pragmatismo ad ogni costo.

Quanta solerzia nell’indicare la mancanza di continuità all’interno della stessa gara, oppure una scarsa dose di cinismo nel chiudere le partite.

Magari è vero. I meccanismi capaci di equilibrare il passaggio dalla fase di possesso a quella di non possesso necessitano di un ulteriore rodaggio.

Nondimeno, a parziale giustificazione di una fisionomia tattica ancora perfettibile, viene in aiuto la coerenza delle idee. Nel senso che l’allenatore vuole proporre un calcio proattivo. In cui i rischi sono commisurati alla posta in ballo.

Equilibrio e calcio proattivo, in apparenza agli antipodi

In quest’ottica vanno interpretati pure i numeri. Le statistiche sono asettiche nella loro lettura, ma raccontano il sostrato dottrinale che ispira determinati orientamenti strategici.   

Il Napoli tira tantissimo in porta. Al contempo, subisce un mucchio di ripartenze. Mentre difficilmente prende gol a difesa schierata.

Chiaramente, c’è un problemino di equilibrio…

Nonostante Fabiàn Ruiz abbia messo la sua sontuosa tecnica di base al servizio del gruppo, provando a calarsi in un ruolo che non gli appartiene, per indole mentale e conformazione fisica, non riesce ancora a scandire i ritmi del giropalla.

Probabilmente, il passo cadenzato ne influenza l’intensità. E la consapevolezza di possedere abilità tali da renderlo potenzialmente un Top Player, con quel mancino tutto sterzate e rullate, che disegnano letteralmente calcio, qualche volta rende lo spagnolo troppo sicuro nella giocata.

Basta poco per trasformare questo Napoli

In definitiva, anche nelle difficoltà, il Napoli ha dimostrato di avere grande determinazione. Oltre a princìpi chiari e una identità di gioco solida.

Paradossalmente, la sensazione neanche tanto velata è che gli azzurri potrebbero cambiare marcia con piccoli adattamenti.

Innanzitutto, recuperando i lungodegenti. E senza ricorrere obbligatoriamente al mercato. Al netto dell’endemica mancanza di un laterale sinistro, la rosa sembra lunga e ben assortita. Specialmente in mezzo al campo.

Recuperare, fisicamente e mentalmente, alla causa il calcio geometrico di Demme, utile a conservare la palla, non sarebbe male.

A quel punto, a seconda dell’avversario, Gattuso potrebbe attuare una turnazione razionale. Con Bakayoko idoneo a proteggere la squadra con la sua fisicità. E Zielinski meglio indicato a ricevere sotto pressione e spezzare lo schieramento altrui, strappando in avanti.

L’idea di fondo resta la solita, quella cara a Gattuso: passare dal 4-3-3 al 4-2-3-1 in maniera naturale. Senza ruoli predeterminati. Bensì, con l’attribuzione di funzioni da svolgere a seconda dello spazio occupato…

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