Articolo di Giovanni Chiaravalle

15 presenze in tutto tra campionato, Europa League e coppa Italia.
Presto fatto il resoconto di un anno dalle tinte chiaro scure per Alex Meret.
Usato poco e probabilmente male. Chiamato in causa per emergenza e spesso all’ultimo istante. Non può e non deve essere una scusante per il portiere friulano. Meret ha i numeri da grande portiere, è cosa chiara. Lo aveva più volte dimostrato anche in Champions con Ancelotti seduto in panca. Più volte considerato portiere affidabile e talentuoso, è finito per assumere gli abiti del fantasma di casa. Una presenza sempre un po’ sotto tono la sua probabilmente sofferente del confronto con Ospina, portiere certamente più esperto e scaltro.
Eppure Alex, 25 anni ed un percorso di studi in Scienze motorie presso l’università san Raffaele di Roma, è figura onnipresente nelle idee di Mancini per la Nazionale attuale e futura. Pare proprio che Meret sia considerato portiere da grande club. Eppure dopo un anno traballante ed alcune esibizioni che ne hanno minato la stima, vien da chiedersi se Alex, caratterialmente e psicologicamente sia uomo da forti responsabilità. Ecco la domanda che in molti si fanno. D’altronde quel che rende un portiere un campione, molto probabilmente, è proprio la capacità di “esserci” quando le cose vanno storte.
Pare che il Napoli sia disposto a credere nel ragazzo e pronto ad affidargli il ruolo di primo con alle spalle un esperto secondo che non ne mini lo sviluppo psicofisico.
Certamente partirà per il ritiro dove i progetti del prossimo campionato saranno chiari ed anche Alex avrà chiaro il suo futuro. Intanto è giunto il momento che le strade del club e del calciatore si incontrino. Definire il futuro di entrambe per non mortificare un talento ed allo stesso tempo un investimento.

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