Il compito di Ventura è difficile, ma lui sbaglia tutto

Pubblicato il 6 settembre 2017 alle 10:59 da Eduardo Cautiero
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Il compito di Ventura è difficile, ma lui sbaglia tutto pubblicato il: 2017-09-06 da Eduardo Cautiero

Come facilmente prevedibile sin dal giorno del sorteggio dei gironi l’Italia di Ventura dovrà passare per lo spareggio per arrivare al mondiale. Nulla di nuovo sotto il sole. Ma a poco più di due mesi dal doppio scontro che vale un biennio, a poco più di un anno dall’inizio del lavoro di Ventura è tempo di un primo sommario bilancio.
Un bilancio in chiaroscuro, non tutto è da buttare, ma sono molti i punti oscuri. Ventura si è calato in una parte che non conosceva. O per meglio dire: non immaginava fosse così difficile. Ha pensato, come tutti gli allenatori, di dare una propria impronta al gioco. Per scoprire immediatamente che era complicatissimo, perché non aveva tempo per allenare la squadra. Ha fatto la richiesta che tutti i cittì fanno appena arrivano, quella di avere per più tempo a disposizione la squadra, coi famosi stage. La risposta che ha avuto non poteva che essere la stessa che hanno avuto i suoi predecessori: non se ne parla proprio. A questo punto Ventura aveva due opportunità: provare a fare buon viso a cattiva sorta, scegliere i migliori e metterli in campo senza pretendere nulla di speciale. Ovvero poteva provare lo stesso ad imporre la propria idea di calcio. Ha scelto, sbagliando, la seconda.
Perché sbagliando? Perché nel calcio non si può inventare nulla. Le grandi nazionali, quelle che hanno vinto i mondiali, ma anche quelle che semplicemente hanno fatto bella figura, sono state tutte costruite intorno ad un blocco, e giocavano come giocava la squadra di club “donatrice”.
La nazionale di Bearzot nel 1978 partiva spesso con 9 juventini in campo. Nel 1982 ci fu qualche altro inserimento, ma c’era sempre un blocco importante. Lippi ha vinto il mondiale più o meno allo stesso modo. Conte, che per tre anni aveva vinto lo scudetto con la Juve, ha messo in campo tutti gli juventini possibili, e la squadra giocava come la Juve.
Oggi non è possibile. Non è possibile perché, a causa dei tanti stranieri in campo, nessuna squadra, neanche la Juve, può offrire un blocco. A questo punto Ventura dovrebbe limitarsi a fare il selezionatore. Senza avere la pretesa di far giocare la squadra in un certo modo. Semmai rinunciando a qualche giocatore interessante, ma mettendo tutti nelle posizioni che solitamente occupano nel loro club di appartenenza. In Italia nessuno gioca il 4-2-4. Nessuno gioca col doppio centravanti. La partita di ieri ha visto una squadra che girava a vuoto. Due attaccanti fissi, un metro uno dall’altro, con la difficoltà di servirli. Bastava toglierle uno, con un centrocampista in più, quando attaccavi sulle fasce ti trovavi con un giocatore in più, con la possibilità di triangolazioni e sovrapposizioni. Capitava invece che avevi due punte fisse, i due esterni di attacco che si accentravano per fare spazio ai terzini, che spesso erano davanti a loro, senza possibilità di scambiare con nessuno, anche perché le punte erano ferme, ed i centrocampisti dovevano in ogni caso mantenere la posizione. Il gol non è nato da una manovra provata, ma da uno spunto personale di Candreva. Potevano arrivare anche altri gol, vista la qualità degli avversari, ma di azioni vere ce ne è stata una sola, al primo minuto di gioco, con la sovrapposizione di Darmian servito da Insigne. Il resto solo improvvisazione e un continuo sbattere con la testa contro un muro.
Probabilmente questa nazionale basterà per andare ai mondiali,ma di certo, se non si cambia, on farà molta strada. Certo la qualità dei calciatori è quella che è, e non è che ci siano molte alternative. Ma un po’ di buon senso tattico potrebbe essere di aiuto.

l’intervista al cittì azzurro

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