Il Var rivoluziona la filosofia di un arbitro: prima lo capiscono meglio è per tutti

Pubblicato il 8 gennaio 2018 alle 12:45 da Liberato Ferrara
var rosetti
Il Var rivoluziona la filosofia di un arbitro: prima lo capiscono meglio è per tutti pubblicato il: 2018-01-08 da Liberato Ferrara

C’è un qualcosa alla quale gli arbitri non sembrano essere disposti: a vedere ridotta la discrezionalità dei loro interventi. E’ una cosa difficile da digerire per chi dal primo giorno in cui ha messo piedi in una sezione è stato detto che solo loro hanno il potere di decidere in un campo di calcio cosa è regolare e cosa no.
Per altro è una cosa difficile da digerire anche perché, ovviamente, per tutta la loro carriera hanno agito (ed agiranno, ovviamente, perché è impensabile mettere una tecnologia costosissima anche in un campionato che non sia la serie A, al massimo la serie B) in un certo modo, costretti a fidarsi solo dei loro occhi, ed a decidere in una frazione di secondo.
Adesso però le cose sono destinate a cambiare, e se ne dovranno fare una ragione. L’introduzione del Var rivoluziona il modo di arbitrare. Per un motivo molto semplice: fino allo scorso anno avevano la scusa/scusante di dover decidere in una frazione di secondo, e non avere a disposizione tutte le telecamere che hanno gli altri. Oggi questo alibi non c’è più. Quindi certi errori non sono più ammissibili. Calvarese lo scorso anno avrebbe potuto dire qualsiasi cosa sul fallo di mano di Bernardeschi: che non lo aveva visto, che dalla sua posizione gli era parso involontario, che aveva visto una deviazione di un altro giocatore, o dello stesso Bernardeschi prima di toccare la palla col braccio. Oggi non può più dire una cosa del genere. Perché, a prescindere da quello che hanno visto i suoi occhi, può utilizzare tutte le riprese che vuole: è il Var, bellezza!.
Quello che non può fare, soprattutto nel momento in cui un collega lo invita a verificare, è dire di aver visto bene, e di non aver bisogno di ulteriori immagini. Non può essere decisionista. Non può farlo anche per un motivo di opportunità: verrà giudicato non per quello che ha visto lui, ma per quello che ha visto il resto del mondo, e che lui non ha voluto andare a vedere. Per assurdo (ma le immagini parlano chiaro) Calvarese potrebbe avere ragione: era involontario il fallo di mano. Ma poiché nessuno sa quello che l’arbitro ha visto, e tutti hanno visto altro, il giudizio sarà dato su un altro elemento. L’anno scorso Calvarese avrebbe sbagliato a non dare il rigore; quest’anno ha sbagliato a non dare il rigore, ma l’errore più clamoroso sta nel fatto che non ha voluto vedere le immagini del Var.
E’ a livello filosofico un dramma per gli arbitri, che vedono completamente rivoluzionato il loro modo di stare in campo. Prima dovevano fidarsi solo dei loro occhi, oggi non possono fidarsi più dei loro occhi. Prima lo capiranno, meglio sarà. In questa ottica va rivisto anche il protocollo, che prevede che quando l’arbitro è sicuro di aver visto bene non può essere corretto. Nessuno chiede che la decisione finale non sia dell’arbitro. Ma dovrà imparare a prenderla non solo fidandosi di quello che ha visto, ma di quello che hanno le telecamere.
Tre consigli: oggi tutti chiedono che ci siano sul campo tabelloni in grado di far vedere a tutti le immagini che vedono gli arbitri. E’ una questione di trasparenza.
Secondo: non è detto che gli arbitri siano i soli a poter fare da “Var”. Anzi, è sconsigliabile. Un arbitro, specie quando è costretto da valutare se un suo collega ha fatto un “grave errore” ha delle remore. Non solo. Un arbitro ha sempre la tentazione di pensare che il suo collega non poteva vedere, e assolverlo.
Terzo: come ha giustamente rilevato anche la Gazzetta va cancellato il concetto di grave errore. Si deve intervenire quando c’è un errore, sia pure veniale. Quella che va ridotta ai minimi termini è la discrezionalità. Sul fuori gioco basta un millimetro. Lo stesso deve essere fatto sempre. E’ chiaro che su alcuni aspetti la discrezionalità non può sparire mai del tutto. Sui falli di mano volontari o meno, sull’entità di un contatto. Ma la discrezionalità deve essere ridotta al minimo.
Soprattutto gli arbitri devono avere l’intelligenza e l’umiltà di non fidarsi di se stessi, ma di andare a verificare. E se si perde un po’ di tempo in più pazienza, si può sempre recuperare. Basta cronometrare al centesimo di secondo il tempo perso per il Var, non ci vuole moltissimo.

– Cairo: sul var non si torna indietro

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