Ecco perché Donadoni “odia” il Napoli

Pubblicato il 10 settembre 2017 alle 11:01 da Liberato Ferrara
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Ecco perché Donadoni “odia” il Napoli pubblicato il: 2017-09-10 da Liberato Ferrara

Non tutte le partite sono uguali. Non lo sono per i tifosi, non lo sono per i giocatori, non lo sono neanche per gli allenatori. Donadoni, c’è da giurarlo, ha quattro partite speciali ogni anno: le due contro il Milan, e le due contro il Napoli. Facile capire perché ci tiene molto a quelle contro i rossoneri, la squadra del cuore, con la quale ha vinto da giocatore tutto, e che in fin dei conti non ha mai capito perché non gli è mai stata affidata da allenatore.

l’intervista della vigilia

Col Napoli il discorso è diverso. Rivali in campo, ha avuto un passato, sia pure molto limitato nel tempo, come allenatore. Napoli poteva e doveva essere la piazza del suo grande rilancio dopo l’avventura con la nazionale. A Napoli invece, per colpe sue, ma non solo, ha avuto un passaggio a vuoto che ne ha condizionato la carriera. Quell’esonero non lo ha mai digerito, anche perché gli è costato moltissimo. La carriera di un allenatore è fatta di occasioni. Quella era la sua grande occasione. L’ha fallita. Da quel momento nessuna grande squadra si è affidata a lui. Come se nei pochi mesi trascorsi a Napoli avesse dimostrato di non essere un allenatore in grado di allenare squadre di prima fascia. Il fatto poi che dopo di lui Mazzarri fece immediatamente benissimo (tre vittorie nelle prime quattro partite, tra cui le trasferte di Firenze e Torino in casa della Juve, ed il pareggio, interno contro il Milan, forse fu addirittura più esaltante visto come arrivò, con due gol nei minuti di recupero), non fece altro che dilatare le sue colpe.
In effetti Donadoni era l’allenatore giusto al posto sbagliato. Non c’è mai stata empatia con Napoli. Un problema che si è ripetuto nel corso degli anni con quasi tutti i bergamaschi. Lo stesso Bianchi, che pure col Napoli ha giocato, ha allenato (vincendo Scudetto, Coppa Italia e Coppa Uefa), ma è mai riuscito ad avere un feeling con la città. Con Gabbiadini lo stesso problema. L’unico bergamasco che entrato nel cuore dei napoletani (e che ha Napoli nel cuore) è stato Beppe Savoldi. Donadoni è arrivato e non si è mai integrato. Per altro è arrivato nel momento peggiore dell’era De Laurentiis. Quando c’era la guerra tra il presidente e Marino. Marino è stato, per ovvi motivi l’unico che nel Napoli ha gestito un potere vero. Via Marino ha sempre fatto tutto De Laurentiis. Donadoni capitò nel momento del trapasso. Fu scelto da De Laurentiis, e Marino non sapeva nulla. E una volta mandato via Marino lo stesso De Laurentiis scaricò Donadoni.
Il tecnico del Bologna ha capito tardi di essere stato al centro di una guerra in cui non poteva fare nulla. E non l’ha mai perdonato a De Laurentiis.

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