Addio Biscardi: portò le chiacchiere da Bar in TV, prima di cadere tra le braccia di Moggi

Pubblicato il 8 ottobre 2017 alle 11:08 da Liberato Ferrara
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Addio Biscardi: portò le chiacchiere da Bar in TV, prima di cadere tra le braccia di Moggi pubblicato il: 2017-10-08 da Liberato Ferrara

Con la scomparsa di Aldo Biscardi viene a mancare uno che, nel bene e nel male, ha contribuito a cambiare il giornalismo sportivo televisivo.
Personaggio intelligente, capace come pochi di fiutare il vento, in grado sempre di dare allo spettatore tifoso quello che voleva. E’ un dato oggettivo, potrà piacere o meno a qualche solone della professione. Biscardi ha saputo portare in TV quello che la gente voleva. Stiamo parlando dei primi anni 80. Internet non c’era, i social era un qualcosa che neanche era possibile immaginare. Il Processo portò in TV le chiacchiere da Bar. E fu subito un successo clamoroso, la trasmissione che fece conoscere agli italiani RAITRE.
Abituati alle paludate discussioni della domenica sportiva, alle fredde analisi di 90esimo minuto o di Dribbling, col Processo in televisione arrivò la lite sportiva, la caciara. Il trash, se vogliamo, la TV spazzatura in salsa pallonara, se vogliamo. Ma era quello che la gente voleva. Il mestiere del giornalista è questo: non deve educare, deve vendere un prodotto. Biscardi in questo è stato fenomenale. Sulla sua scia negli anni sono arrivati in tanti. Lui è stato il primo.
Ed ha continuato a lungo su questa strada. Con la capacità, tipica delle persone intelligenti, di rimarcare anche quelli che in apparenza erano sui difetti. Come per anni aveva fatto Mike Buongiorno.
Ha portato in televisione le chiacchiere da bar, riuscendo per anni a fiutare il vento. La moviola in campo è stata la sua principale battaglia. Una battaglia popolare, che ovviamente non piaceva a qualcuno. Del resto lo stiamo vedendo oggi che il suo sogno è diventato realtà. Il Var non piace a coloro che da sempre sono stati favoriti dagli errori arbitrali. Per anni Biscardi parlando di moviola in campo non ha fatto altro che sottolineare gli errori degli arbitri, e la cosa non solo non piaceva ai dirigenti arbitrali, ma ovviamente non piaceva neanche a chi si avvantaggiava dei favori arbitrali.
Ha commesso un errore colossale Biscardi: non ha capito che ad un certo punto, fisiologicamente, è il momento di passare la mano. Lui che 40 anni fa era stato un innovatore della televisione, ha pensato di continuare a farlo in eterno. Alla fine sono arrivate brutte cadute. La moviola in campo era giusta, la patente a punti per gli arbitri no. Soprattutto se poi, come si è scoperto, a muovere le fila era Moggi. Il problema non era Moggi, ma il fatto che Biscardi non pensasse più con la sua testa, ma per sopravvivere a se stesso, si era messo nelle mani dei potenti del momento.
Una caduta di stile che non cancella quanto di importante fatto in passato, ma ne offusca il giudizio finale.

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