Napoli disillusa da questo Napoli

Pubblicato il 2 dicembre 2016 alle 9:15 da Eduardo Cautiero
de laurentiis napoli
Napoli disillusa da questo Napoli pubblicato il: 2016-12-02 da Eduardo Cautiero

Lo scorso anno Napoli viveva in funzione della squadra di calcio. Se ne parlava sette giorni la settimana, 24 ore al giorno. Adesso l’interesse dei tifosi si ridesta più o meno solo al momento delle partite. Uno potrà anche dire che la cosa è positiva. In fin dei conti di calcio si dovrebbe parlare solo quando il calcio si gioca, e non per il resto della settimana.
Dovrebbe essere così, ma non lo è. Il calcio è passione, sentimento, senso di appartenenza. Una partita di calcio ha sostituito quello che nei secoli scorsi erano le guerre. Guerre che non a caso di tenevano in un prato, tra due eserciti ben distinti tra di loro dal diverso coloro delle uniforme. Gli eserciti avevano un generale che muoveva le sue pedine sul campo, cercando di sorprendere il generale avversario. I generali prendevano ordini dal Re. Le guerre dei secoli scorsi, almeno fino alla Prima Guerra Mondiale, vedevano i popoli semplici spettatori, che al massimo facevano il tifo. Spesso le guerre erano decise dai mercenari, soldati di professione che arrivavano da altri Paesi. Alla fine della guerra l’esercito vincitore sfilava tra il popolo festante, mostrando a tutti il simbolo della vittoria (è impressionante vedere, sovrapponendole le immagini delle feste a Roma, ai Fori Imperiali, dopo la vittoria del mondiale del 2006, con Cannavaro e compagni su un pullman scoperto, e quelle dei colossal sull’Antica Roma, con generali che sulla biga passavano tra ali di folla su quelle stesse strade).
L’uomo evidentemente ha bisogno di sentirsi parte di un esercito, anche senza essere direttamente coinvolto nella guerra. Oggi a Napoli, grazie a Qualcuno, non siamo più orgogliosi del nostro esercito. Quando c’è la battaglia la seguiamo sempre con passione, ma poi dopo non c’è alcun tipo di trasporto. Non è una questione di risultati sportivi. Napoli ha vissuto sette giorni a settimana di calcio anche quando in maglia azzurra c’erano Frappampina o il povero Mattolini. Avevamo un “esercito” povero di mezzi, che le buscava dovunque, ma era pur sempre il nostro esercito. Oggi no. Oggi il popolo non ama il “Re” di turno. Non il generale, il Re. Fin quando ci sarà questo sovrano la passione non ci sarà più.
Fuor di metafora: De Laurentiis nel calcio ha fatto cose buone e meno buone. E poi ne ha fatta una disastrosa: ha ucciso la passione della gente. Oggi la gente si appassiona solo se il Napoli vince, come lo scorso anno.

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