Italia, manca tutto. A Ventura anche il buon senso

Pubblicato il 4 settembre 2017 alle 10:57 da Eduardo Cautiero
Ventura italia
Italia, manca tutto. A Ventura anche il buon senso pubblicato il: 2017-09-04 da Eduardo Cautiero

Nel 2006,nell’anno in cui l’Italia conquistò l’ultimo dei suoi 4 mondiali, quanti dei giocatori oggi in nazionale avrebbero fatto parte del gruppo? Facciamoci questo domanda, che è basilare prima di fare qualsiasi analisi.
Diciamo che di quella nazionale ne sono rimasti tre, Buffon, Barzagli e De Rossi. Ma il Barzagli ed il De Rossi di oggi non sarebbero masi stati chiamati in quella nazionale, dopo tutto nel calcio 11 anni sono un’era geologica.
Il dramma vero è che forse dei giocatori di oggi sarebbero stati convocati solo Buffon (ed il Buffon di oggi ovviamente non vale quello di 11 anni fa) e forse Belotti, anche se Toni, Gilardino e Inzaghi non erano affatto male. Insigne, il miglior giocatore attuale, avrebbe fatto fatica. C’erano Totti e Del Piero, e pur essendo ruoli diversi, avevano più o meno le se caratteriste. Forse sarebbe stato convocato Bonucci, ma al posto di Barzagli, quarta scelta, dopo Cannavaro, Nesta e Materazzi. E diciamo anche Donnarumma, che in quella selezione avrebbe potuto fare tranquillamente il terzo alle spalle di Buffon e Peruzzi. Quattro su 23, nessun titolare, perché come detto il Buffon del 2006 non ha confronto con quello attuale.
Se facciamo il confronto con la nazionale del 1982 il discorso si fa ancora più impietoso. Diciamo Buffon, Donnarumma e basta.

giù le mani da Insigne

Il problema maggiore della nazionale è che non ci sono calciatori all’altezza. Capita, ci sono momenti storici particolari, oggi ci dice male.
Primo punto: la colpa è delle mamme italiane che per un certo periodo hanno smesso di mettere al mondo potenziali fuoriclasse.
Poi ci sono altri effetti collaterali, non da meno. Nel 1982 le frontiere erano state appena riaperte, le squadre italiane potevano tesserare un solo straniero. In ogni squadra c’erano almeno dieci italiani, c’era una scelta molto maggiore, molto più spazio. Oggi fai fatica in alcune squadre a trovare un calciatore italiano, e non parliamo della prima squadra, ma della squadra Primavera. E allo stesso tempo in tutti questi anni la federazione non ha fatto assolutamente nulla. Si era parlato di centri federali sul modello di quelli francesi, nulla di tutto questo.
Nulla potendo fare per aiutare le mamme a partorire nuovi fenomeni, e non avendo soldi per i centri federali, si potrebbe fare qualcosa sui regolamenti. Ad esempio imponendo alle società, in campionato e Coppa Italia di schierare un determinato numero di giocatori eleggibili per la nazionale. Non si può impedirne il tesseramento, sopratutto se comunitari. Ma nulla vieta una norma che imponga di impiegare in partita almeno un tot numero di giocatori eleggibili per la nazionale. Almeno in serie B e Lega Pro. Soprattutto nei campionati giovanili. Poi si possono dar spazio alle seconde squadre, queste si con tutti giocatori italiani. Su può fare qualcosa. Purtroppo la Figc non conta nulla e le due principali Leghe non riescono neanche a eleggere un presidente.
Ultima cosa, la più semplice da fare: mettere un commissario tecnico all’altezza, uno che capisca che il cittì non allena, ma seleziona, non può illudersi di dare un gioco ad una squadra che non può allenare, ma deve limitarsi a scegliere i migliori, metterli nel loro ruolo, senza inventarsi nulla. Ventura, che non è un fenomeno, per capirci, dove ha allenato e fatto bene (non sempre) ha impiegato del tempo. In nazionale quel tempo non c’è, soprattutto in Italia. Inutile chiedere stage o amenità del genere. In nazionale serve buon senso prima della genialità. Quello che aveva Bearzot. Quello che ha dimostrato sempre Lippi, adattandosi ai giocatori a disposizione e non pretendendo che di facesse altrimenti. Quello di Conte, che arrivato alla Juve con una certa idea impiegò un paio di giorni a capire che le sue idee non si adattavano a quella squadra.
In attesa chele mamme riprendono a fare miracoli, dei centri tecnici federali in tutte le regioni, e di riforme logiche ma difficili, un allenatore di buon senso potrebbe migliorare le cose. L’Italia non è quella del 1982 e neanche quella del 2006. Ma tutto sommato qualcosa di meglio di quello che si è visto a Madrid si può fare.

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