Giù le mani da Insigne, il colpevole del disastro è un altro

Pubblicato il 3 settembre 2017 alle 10:22 da Eduardo Cautiero
insigne
Giù le mani da Insigne, il colpevole del disastro è un altro pubblicato il: 2017-09-03 da Eduardo Cautiero

Come facilmente prevedibile e previsto, Insigne è diventato il capro espiatorio della debacle dell’Italia in terra spagnola. Buona parte degli osservatori hanno stroncato la sua prestazione. Che, sia detto per inciso, è stata tutt’altro che positiva. Il giocatore non solo non ha inciso per nulla, ma dalla sua parte la Spagna ha sfondato spesso e volentieri (giudizio questo che vale per la quasi totalità degli azzurri in campo, ovviamente). Ma quando sei considerato, e lo sei davvero, il miglior giocatore italiano, la gente pretende che con la bacchetta magica possa risolvere tu i problemi.

Diciamolo: Insigne ha sbagliato. Ha sbagliato prima ancora di scendere in campo ad accettare un ruolo che semplicemente non è il suo. Lui è uno straordinario giocatore di attacco che col passare degli anni si è adattato a fare anche la fase di non possesso in un certo modo. Ma è essenzialmente un attaccante. Non può pretendere ovviamente di giocare, ma può pretendere di giocare nel suo ruolo.

Ieri sera al Bernabeu non è successo nulla di quanto non si potesse facilmente prevedere. La Spagna ha preso il pallino del gioco, e ha portato l’Italia a difendersi bassa. Insigne, che nel Napoli fa anche questo tipo di lavoro, si è trovato a fare il mediano a 70 metri dalla porta avversaria. Con Sarri avviene l’opposto. Non è tanto una questione di possesso palla, ma di territorio. Il Napoli di Sarri anche quando non ha il pallone staziona in prevalenza nella trequarti avversaria. Basta ricordare quella che è stata la partita di Nizza. Possesso palla equamente distribuito, solo che il Nizza era costretto a giocare bassissimo. Perché il centrocampo azzurro saliva in pressione quasi ai limiti dell’area di rigore avversario, motivo per il quale dopo aver fatto girare la palla tra i difensori, alla fine era quasi sempre il portiere a fare un rinvio lungo. Insigne ha sempre giocato nella metà campo francese, tranne in rarissime circostanze.

Contro la Spagna l’Italia si difendeva sostanzialmente con due linee di quattro nella sua trequarti, sempre. Mai fatta pressione sui difensori avversari, se non in rarissime circostanze. Ma era un pressing molto relativo, ad personam. Tanto è vero che il primo a scoppiare è stato Belotti, anche lui chiamato a difendere 50 metri di campo.

Non esiste la tattica vincente in assoluto, sia ben chiaro. Al tempo stesso non si può pensare che la resa di un calciatore sia indipendente dalla sua posizione in campo e dal compito assegnatogli. E non sta scritto da nessuna parte che una squadra con un maggior numero di attaccanti alla fine sia più pericolosa. La Spagna ieri, prima dell’ingresso di Morata, ha sostanzialmente giocato senza attaccanti di ruolo. L’Italia aveva in campo due centravanti…

La sconfitta, si detto in maniera chiara, ci sta tutta, perché la Spagna è superiore. Ma Ventura ha fatto di tutto per agevolarla. Il dramma non è la sconfitta in se, e neanche il risultato finale. Il dramma è quello che si è visto a prescindere dal risultato finale. Poi ci sono state anche alcune prestazioni individuale insufficienti. E non di Insigne, o dello stesso Verratti, anche lui messo in difficoltà palese. Gli errori sono stati di Buffon, Bonucci, quelli che di questa squadra avrebbero dovuto essere le certezze.

Dulcis in fundo Spinazzola. Non prendiamoci in giro, il codice morale è una cazzata, lo si usa quando fa comodo. Il problema non è aver convocato un giocatore che si è comportato in maniera pessima con la sua società. Il problema è aver fatto giocare, in una gara del genere, che non solo non aveva esperienza internazionale, ma che non aveva nelle gambe neanche un minuto di partita ufficiale.

Ventura su questo deve interrogarsi: non basta dire che ha vinto una squadra di fenomeni. Un allenatore ci sta proprio per questo, per provare a alterare i valori in campo. Lui lo ha fatto, ma nella maniera sbagliata. La Spagna era più forte, e lui ha steso tappeti rossi. In fin dei conti la Spagna di fenomeni un anno e qualche mese fa fu strapazzata dall’Italia di Conte, che semplicemente fece le mosse giuste per metterla in difficoltà.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone








Lascia un commento