Per il dopo Sarri il nome che Adl ha in mente arriva dalla Premier

Pubblicato il 17 febbraio 2017 alle 18:00 da Liberato Ferrara
Per il dopo Sarri il nome che Adl ha in mente arriva dalla Premier pubblicato il: 2017-02-17 da Liberato Ferrara

Questo articolo è stato pubblicato sul sito della Gazzetta dello Sport. Non parla del Napoli, l’ha scritto Davide Longo sull’Arsenal, l’ennesima, dolorosa sconfitta europea e il futuro di Wenger. Leggete, e… capirete.

Arsene Wenger ha definito “nightmare”, un incubo, il secondo tempo del suo Arsenal a Monaco di Baviera. I tifosi dei Gunners che hanno assistito all’ennesima disfatta, però, restando in tema cinematografico avranno pensato più a quel film del 1993, “Groundhog Day”, nel quale Bill Murray si ritrovava condannato a vivere ogni mattina la stessa giornata, immutabile, con il nastro del tempo arrotolato all’indietro a ogni risveglio. Per chi non avesse visto il film, aggiungiamo che il protagonista a un certo punto cade in depressione e tenta il suicidio.

Nessun tifoso dell’Arsenal, ci auguriamo, arriverà a tanto, ma è innegabile che le vicende recenti della squadra del Nord di Londra sono sconcertanti nella loro ripetitività ossessiva: mai al primo posto in Premier (l’ultimo titolo è del 2004), ma sempre nei primi 4 che qualificano alla Champions. Sempre avanti nella fase a gruppi, ma da 7 anni (ci aggiungiamo ormai anche questa edizione dopo l’1-5 di Monaco) inesorabilmente fuori negli ottavi di finale. E sempre con sciagurate gare di andata che hanno compromesso qualsiasi speranza di qualificazione. A fronte di questo scenario, Wenger è finora rimasto saldissimo al timone e nelle scorse settimane le voci da Londra parlavano addirittura di un’offerta di rinnovo di due anni avanzata dal club sulla quale il francese starebbe meditando.

Com’è possibile tutto ciò? La risposta è in una frecciata lanciata un paio di anni fa da Josè Mourinho al tecnico alsaziano: “C’è un solo manager al mondo che può permettersi di non vincere e restare così tanto al suo posto”. Quella frase sembrava la solita provocazione del portoghese, ma in pochi avevano compreso che il significato era quello letterale delle parole: la permanenza di Arsene Wenger sulla panchina dell’Arsenal negli ultimi anni non è stata legata ai risultati. Non a quelli del campo, almeno. Per comprendere la dinamica del club bisogna partire dalla situazione societaria dei Gunners, con la maggioranza nelle mani di Stan Kroenke, magnate americano proprietario di varie franchigie dello sport professionistico Usa, con i Denver Nuggets di Nba (basket), i Colorado Avalanche di Nhl (hockey), i Colorado Rapids di Mlb (baseball) e i Los Angeles Rams di Nfl (football). Un impero polisportivo nel quale l’imperativo è sempre il bilancio in attivo, non quello del campo, ma quello economico.

A Kroenke, per intenderci, che vive negli Stati Uniti, delle lamentele dei tifosi Gunners per una squadra alla quale manca sempre qualcosa per fare il salto di qualità giungono solo eco lontane. Lui, tramite il direttore esecutivo, il sudafricano Ivan Gazidis (che era stato vice commissario della Mls, la lega calcistica Usa) ha dato ad Arsene Wenger un mandato chiaro: bilancio in attivo, diffusione del marchio del club in tutti i continenti, crescita del fatturato. Questi sono i dati che interessano alla proprietà dell’Arsenal, questo è il criterio di valutazione adoperato da Kroenke per valutare l’operato di Wenger e con questi parametri è difficile contestare il successo del francese che riesce sempre a centrare l’obiettivo minimo sul campo che garantisce introiti economici. Un club di calcio, quindi, trasformato esclusivamente in un’azienda che produce utili, come un’acciaieria, un pastificio, un’impresa edile. Nessuna differenza.

Ma un club di calcio non può essere solo questo. Qualsiasi gestione di una squadra che prescinda dalla possibilità di competere con fondate speranze di successo, alla fine è destinata a fallire e questo avviene nel momento in cui i tifosi si rendono conto che non si tratta di speranze ma di miraggi. I tifosi dell’Arsenal, anche i più legati a Wenger, ormai lo hanno compreso. La scorsa settimana per la gara casalinga contro l’Hull City, 10 mila di loro dotati di abbonamento hanno attuato la forma di protesta più logica: non si sono presentati all’Emirates. Altre forme di contestazione saranno messe in atto nelle prossime settimane. Questo clima ostile porterà probabilmente Wenger a declinare l’offerta di rinnovo, ma non è detto che con un nuovo manager le prospettive cambino, almeno fin quando non muterà l’atteggiamento della proprietà. Non sappiamo se Kroenke abbia mai visto “Febbre a 90”, il film che ha fatto innamorare dell’Arsenal tanti tifosi di calcio. C’è un monologo, però, che potrebbe spiegargli perché una simile gestione elusivamente vocata al business è destinata prima o poi al fallimento: “La cosa stupenda del calcio – dice Paul, il protagonista – è che tutto questo si ripete continuamente, c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c’è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi”. Vero. A patto, però, di non assistere sempre al solito ineluttabile finale.

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