Pavarese: SARRI batte il cinque alla flessibilità ed il Napoli può sognare

Pubblicato il 21 settembre 2015 alle 10:34 da Liberato Ferrara
Pavarese: SARRI batte il cinque alla flessibilità ed il Napoli può sognare pubblicato il: 2015-09-25 da Liberato Ferrara

di Gigi Pavarese

L’unica cosa che nel calcio non si può contestare, sono i numeri.
Lasciare da parte i “se” , i “ma”, i “forse”, i “vorrei”, contano i fatti, solo quelli nel calcio, straordinaria e poetica metafora della vita quotidiana. “Mostrami cosa sai fare e ti dirò chi sei”, le parole vanno via col vento.
Allora analizziamoli questi numeri.  Tre innanzitutto, come i giorni che segnano la metamorfosi di un Napoli che ora incanta. 
Da giovedì a domenica, per assistere ad una squadra camaleontica, capace di rifilare dieci gol totali, cinque per gara e senza subirne alcuno, a due squadre di ottimo livello, come il Club Brugge e la Lazio di Pioli, che solo quattro mesi fa, giorno più giorno meno, fece piangere il  San Paolo, negandogli i sogni Champions.
Uno probabilmente, il numero più sottovalutato, perché il meno visibile agli occhi dei più.
Uno in senso di capacità primaria che tatticamente, ci insegna la Storia del Calcio, deve avere un allenatore a qualsiasi livello: cioè saper far rendere al meglio i calciatori a propria disposizione, scegliendo per loro, l’abito giusto, cucendolo su misura, minuziosamente, come solo il miglior sarto sa fare.  Maurizio SARRI, sta dimostrando di essere un ottimo sarto, soprattutto un pensatore concreto, strano connubio, che non parte come molti pensano dai sistemi di gioco.  Tatticamente il Napoli, dal ritiro di Dimaro, sta lavorando su dei concetti di gioco ben definiti. Quello assoluto è che in campo ci si muove e si ragiona insieme, in tutte le fasi e sottofasi del gioco, al movimento di uno corrisponde l’adattamento più opportuno di tutti gli altri, in undici, come se si fosse in uno solo.  Tutto ciò non si acquisisce in un giorno, ma ci vuole pazienza, termine che mal si coniuga con l’esigenza di far risultato e di voler godere attraverso il calcio, come il popolo partenopeo pretende.
Il vero punto di discussione tattica del Napoli degli ultimi anni, almeno degli ultimi tre, ha un nome ed un cognome: MAREK HAMSIK, da mezz’ala di rifinitura, diciamo pure a centrocampista offensivo, nel Napoli di Mazzarri, straordinario nel giocare per limitare l’avversario di turno e ripartire a campo aperto con le frecce LAVEZZI e CAVANI, a cui MAREK magnificamente si univa, arrivando a rimorchio con almeno trenta metri di campo da attaccare senza palla, potendo contare su di una capacità di inserimento e di anticipazione appartenente a pochi altri centrocampisti in Europa.  Da mezz’ala dinamica e da gol con Mazzarri, a quasi prima punta nel biennio con Benitez.  Certo forse forzo un pò il discorso, ma quante volte soprattutto con lo sviluppo del primo pressing con Don Rafè, abbiamo visto HAMISIK partire sulla stessa linea di HIGUAIN e alternarsi a quest’ultimo nel tentativo di sporcare la prima uscita avversaria? Quante volte abbiamo visto MAREK più avanzato del GONZALO e quante volte lo abbiamo visto costretto a giocare spalle alla porta, stretto nella morsa dei difensori avversari? Lo abbiamo visto sempre:  Ed allora eccolo spuntare dalla terra toscana, il Salvatore di MAREK.  Si chiama MAURIZIO SARRI, ed il suo Empoli ha incantato per la capacità di giocare tutto racchiuso in trenta metri, che si difendesse o attaccasse,non faceva differenza, sempre corti, sempre a muoversi pensando tutti la stessa cosa, nello stesso momento, undici come se fosse uno.  Il suo Empoli ha inacantato giocando con quattro difensori, tre centrocampisti, un trequartista e due punte.  Finalmente, dicevano a Napoli due mesi fa, SARRI salverà HAMSIK, non più attaccante centrale, ma nuovamente mezz’ala.  In effetti dal principio dell’avventura di SARRI a Napoliè stato così: due punte con HIGUAIN riferimento, CALLEJON e MARTENS esterni offensivi di ruolo, adattati ed alternati da seconde punte al Pepita, insieme a GABBIADINI che è certamente l’unico che può fare la seconda punta. Più gioca vicino alla porta e più fa gol.
Sassuolo, Sampdoria in casa ed Empoli, evidenziano a mister SARRI che se è vero che INSIGNE sulla trequarti ci sguazza, fa gol e fa segnare, troppo spesso allo stesso tempo si distrae nel collaborare in fase difensiva, al tempo stesso e così HAMSIK ed ALLAN, ancor peggio DAVID LOPEZ, non possono riuscire a coprire l’ampiezza mediana e garantire un sostegno difensivo ai terzini, e quando lo fanno il povero VALDIFIORI, ha internamente troppo campo da coprire per riuscire a cantare e portare la croce. E allora ecco che improvvisamente il Napoli di SARRI sembra quello di BENITEZ.  Si allunga con il passare dei minutie la linea difensiva torna ad essere troppo spesso puntata  frontalmente con ALBIOL, che sembra non aver mai fatto il difensore centrale nella sua carriera. 
Si arriva a giovedì, giorno in cui tutti capiscono che SARRI  fa l’allenatore davvero ed è uno che pensa notte e giorno come far rendere al massimo la propria squadra.  Il buon MAURIZIO attinge a quella che è la principale risorsa in termini di talento di cui il Napoli da almeno due anni dispone: gli attaccanti esterni di ruolo, la loro qualità nell’uno contro uno, il loro saper fare assist e gol e soprattutto la loro capacità di affiancarsi alle mezze ali HAMSIK ed ALLAN per dare sostanza alla linea mediana ed equilibrio allo sviluppo della fase difensiva collettiva.  JORGINHO più di VALDIFIORI in questo momento appare abile nel dare continuità al fraseggio basso ed alla scelta idonea dei tempi e dei modi di verticalizzazione.  KUOLIBALY, invece è il difensore veloce che garantisce efficacia in copertura e nella gestione della profondità.  I due terzini, col proprio piede, sembrano più a loro agio e sostengono efficacemente lo sviluppo della fase offensiva.  Il centrocampo protegge di più la linea difensiva perchè CALLEJON e INSIGNE, con palla dalla parte opposta alla loro, vengono dentro al campo, HAMSIK ed ALLAN, nelle ripartenze si inseriscono in profondità che è una bellezza, ripartenze letali e verticali condotte dalle magnifiche rifiniture di INSIGNE che dall’esterno viene in trequarti interna e delizia per HIGUAIN e CALLEJON, quest’ultimo maestro del taglio in profondità.  Nota a parte merita proprio HIGUAIN.  Esiste al modo un centravanti moderno più moderno di lui?  No, senza esitazioni.  Negli ultimi cinquanta metri di campo sa fare tutto: costruisce la manovra, la rifinisce e fa gol difendendo palla dalla pressione del marcatore di turno, e la incrocia imparabilmente con una facilità disarmante. Come lui nessuno, sia chiaro.
Clube Brugge, Lazio, i giocatori nella loro collocazione tattica naturale, SARRI che dimostra a se stesso di essere tecnico moderno e flessibile e non integralista.  Il suo Napoli fa sognare ed incanta, e cosa da non sottovalutare, anche il povero ALBIOL, potrà dormire senza doversi sentire l’unico ed incurabile male di questo inizio di stagione del primo Napoli targato SARRI:  Alla prossima….

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