Come va pensato il Napoli

Pubblicato il 20 marzo 2017 alle 19:03 da Sonia Mosca
Come va pensato il Napoli pubblicato il: 2017-03-20 da Sonia Mosca

Occorre cambiare la percezione del Napoli.

Ogni anno, di questi tempi, la primavera dei tifosi azzurri viene un pò intossicata dalle prime voci di trasferimento dei giocatori del Napoli.

Fortunatamente non sempre queste voci sono veritiere, tuttavia negli anni scorsi, come ben sappiamo qualcosa è successo.

Vi è un refrain piuttosto tradizionale: viene preso a male parole il Bargiggia di turno che parla di difficoltà nei rinnovi, per poi magari capire con il tempo che forse determinate voci hanno un fondamento di verità

E’successo con Higuain, con Lavezzi, con Cavani e ora si susseguono le voci, ora di imminente rinnovo, ora di rottura in particolare su Mertens ed Insigne.

Riassumendo quelle che sono le ultime notizie, parrebbe che per il belga i problemi nascono da un menage familiare non più serenissimo e da un appeal internazionale da big, conquistato dal belga a 30 anni, che fa via via lievitare le cifre offerte al buon Dries.

Quanto a Lorenzo, il problema secondo molti nascerebbe più dalla gestione dei diritti di immagine, che il club azzurro avoca a sè e che sta divenendo per il giocatore napoletano una rinuncia non da poco, per le varie proposte di sponsorizzazione.

La reazione del tifo, sui social, nei bar, ovunque si parli del Napoli è di fastidio, da un lato vi è chi si dimostra critico nei confronti della società, dall’altro chi mostra insofferenza per un circo, quello calcistico, in cui i vari giocolieri avanzano richieste sempre più esose, del tutto disancorate dalla realtà.

Da tifoso, forse dico che dobbiamo pensare al Napoli in maniera diversa, l’errore di fondo è proprio nel pensare al Napoli come un club che debba trattenere i propri giocatori per compiere un percorso sportivo, bypassando le logiche di mercato che vedono il club reggersi grazie appunto a plusvalenze e diritti tv, oltre agli incassi da stadio (oggi voce molto meno importante rispetto agli anni 80) e quelli legati al merchandising.

Dobbiamo pensare al Napoli come un Benfica italiano, un Porto, un Borussia Dortmund, al limite un Atletico Madrid, che però già sta costruendo entrate diverse.

I club citati hanno ormai abituato i propri tifosi a cessioni ad ogni sessione di mercato: il Porto di Mourinho vide la partenza di tutti i suoi protagonisti, quelli della Champions per intenderci, si pensi ai Maniche, ai Deco, ai Carvalho, per poi vedere un’altra stupenda nidiata sotto il regno di Villas Boas, con i Guarin, gli Hulk, i Falcao.

Sono partiti anche loro, si sono susseguite le cessioni dei Fernando, degli Otamendi, dei Mangala, di Jackson Martinez che parve una rinuncia dolorosa,dei Danilo ed Alex Sandro. Attualmente ci sono nuovi protagonisti, oggi più che Herrera, hanno mercato il brasiliano Felipe e la giovane punta Andrè Silva.

Penso al Benfica e penso alla cessione di Goncalo Guedes già a gennaio con una Champions da disputare, Lindelof e Semedo già stanno ad Old Trafford secondo molti, partirà Grimaldo , in passato senza scomodare David Luiz, penso alle cessioni di un Garay, di un Andrè Gomes, che i tifosi lusitani a stento hanno ammirato al Da Luz, di un Bernardo Silva, di un Matic.

Ognuno di questi club avrà la sua collezione di rimpianti, avrà pensato a cosa sarebbe stato se non avessero ceduto determinati giocatori, ma poi con il senno di poi i tifosi hanno vissuto sempre stagioni in cui la loro squadra è stata competitiva.

Penso al Dortmund ed al Monaco, che si contenderanno la semifinale di Champions e che hanno salutato partenze dolorose. non credo che i monegaschi abbiano ceduto a cuor leggero Kondogbia o Ferreira Carrasco, così come i gialloneri si godono Aubameyang e vari giovani, ma hanno salutato gli Hummels, i Lewandoski, i Goetze quando questi era forse il più promettente centrocampista europeo.

Se vogliamo anche alla Juve, si fanno i conti della serva e non sono stati fatti ponti d’oro a Vidal, a Pogba, non si è potuto impedire a Morata la partenza per Madrid, probabilmente Dybala non resterà per anni e anni in Calabria, ehm a Vinovo.

Se il Napoli accontentasse a piè pari, le pretese di Dries e di Lorenzo, per soli due giocatori il monte ingaggi salirebbe, secondo le pretese dei protagonisti, da 6 milioni che Aurelio paga in toto per i due piccoletti, a 16,18. Un aumento notevole!

Capiamo dunque qual è la dimensione però contemporaneamente il Napoli deve migliorare molti aspetti.

In primis la gestione dei rinnovi, che non significa supina acquiescenza a tutte le richieste dei procuratori o incedibilità assoluta: significa applicare il buon senso.

Mertens oggi ha lo stesso contratto di quando arrivò a Napoli nel 2013, un contratto di un giocatore destinato ad un ruolo non primario nel Napoli.

Per tre anni Mertens è stato il vice Insigne, un vice di lusso ma pur sempre un vice: in quegli anni, la società doveva intervenire applicando aumenti con parsimonia che spostassero più in là la scadenza del contratto, dato che tutti sanno che un conto è gestire un rinnovo con scadenza 2018, un altro con scadenza 2020.

E’ la stessa cosa che accadde con Zuniga, che non valeva forse le cifre che ottenne dal Napoli in pieno delirio del mercato intorno al colombiano, ma neppure meritava di essere pagato per  quattro anni meno di molti giocatori ai margini della rosa.

Insigne pone invece il problema legato ai diritti di immagine: è superficiale pensare che al momento dell’acquisto di un giocatore, il Napoli, pagandoli a parte, risolva il problema.

L’avocazione totale al club non tutela il giocatore di fronte ad una esplosione anche in termini di appeal: il Lorenzo Insigne al primo contratto da professionista poteva avere proposte da marchi di abbigliamento locali, per esempio, il Lorenzo al suo primo rinnovo poteva avere contratti già più allettanti, oggi possiamo legittimamente credere che delle multinazionali vogliano, come uomo immagine, un giocatore che può essere ritenuto tra i più forti giocatori italiani.

Il Napoli con la sua politica si trova nella situazione paradossale che non potrebbe avere un Messi o un CR7 neppure se venissero totalmente pagati da sponsor stranieri, per assurdo questi giocatori , per la politica del club, dovrebbero rescindere i propri contratti in essere e pensare con i propri agenti a quanto perdono e a quanto perderebbero in prospettiva, il cosiddetto lucro cessante.

L’affaire Insigne è complicato proprio per questo: fingiamo pure che il Napoli copra le cifre pagate da determinati sponsor, che gli agenti mostrino ad Aurelio proposte da 2,5 mln e che il Napoli copra tali cifre: può il giocatore legittimamente pensare che , dopo una Champions ancora più esaltante di quella appena vissuta o dopo un Mondiale di Russia tra soli 18 mesi, le offerte potrebbero essere ben più alte e che il contratto senza gestione dell’immagine sarebbe, in sostanza un accordo capestro?

Non potrebbe il Napoli, ripensarsi, cercando di copiare club più prestigiosi che di fatto da tempo regolano sul fifty-fifty tale problematica?

Pensiamo al Real: il giocatore cede ai madrileni metà dei propri diritti perchè sfrutta il fascino della camiseta blanca, ne riceve guadagni grazie all’apparato di marketing dei blancos; contemporaneamente il Madrid trae vantaggio da un’immagine sovra esposta: l’offerta ad un proprio tesserato da parte di una multinazionale, non genera mugugni e riletture contrattuali, anzi arricchisce il club stesso, tant’è che in passato si diceva che il Real di fatto ripagasse gli investimenti per determinati galacticos più mediatici che utili alla squadra, proprio attraverso la vendita delle maglie e dalle sponsorizzazioni: si pensi agli attempati o deludenti Ronaldo il brasiliano, Kakà o Beckam.

Meditate gente, meditate.

Marco Bruttapasta









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