Ho visto un fuoriclasse: Giancarlo Giannini al Teatro Totò

Pubblicato il 13 aprile 2018 alle 11:14 da Marco Bruttapasta
Ho visto un fuoriclasse: Giancarlo Giannini al Teatro Totò pubblicato il: 2018-04-13 da Marco Bruttapasta

Giancarlo Giannini: un gigante al Teatro Totò

Ieri al Teatro Totò di Napoli è andato in scena Giancarlo Giannini in Vita aneddoti e racconti di un grande attore.

L’attore ha ripercorso le tappe, gli incontri di una carriera lunga oltre cinquant’anni.

Partiamo dalla fine: Giannini ha ipnotizzato la platea recitando l’orazione funebre di Marco Antonio per Cesare, tratta dal Giulio Cesare di Shakespeare.

Nonostante l’icona fosse in giacca e cravatta, in quel momento siamo stati tutti trasportati nell’antica Roma.

E’ stato come assistere ad un acuto di Pavarotti o della Callas o ad un goal su punizione di Maradona.

La varietà dei toni, le accelerazioni, le pause del monologo hanno provocato un silenzio irreale nella sala.

In quei sei minuti sono venuti alla mente tutti i momenti più alti di icone del cinema come Al Pacino, Jack Nicholson, resi ancor più indimenticabili dal doppiaggio di Giannini.

E’ stato come assistere dal vivo all’arringa di Al Pacino in Scent Of Woman o sempre dell’attore italo-americano, al monologo iniziale di Riccardo III°, sempre con l’inconfondibile voce roca e suadente del nostro patrimonio nazionale, Giannini.

Giancarlo Giannini: il suo rapporto con i Miti del teatro e del cinema

Prima, l’attore ha raccontato diversi aneddoti, noti e inediti del suo rapporto con mostri sacri che hanno percorso la sua vita artistica.

L’incontro con Eduardo De Filippo, cui chiese consigli su come caratterizzare il personaggio di Pasqualino Settebellezze.

Eduardo lesse la sceneggiatura e lo incoraggiò, senza indicazioni particolari, salvo poi volergli concedere di portare in scena “Gli esami non finiscono mai”, onore declinato da Giannini che in un eccesso di modestia non accettò, temendo da “non napoletano” di non esserne all’altezza.

Peccato, perchè Giannini ha sempre avuto un rapporto privilegiato con Napoli, città in cui ha vissuto per dieci anni e che ha avuto un ruolo decisivo nella scelta, inizialmente casuale, di fare l’attore.

Giannini ha raccontato l’esordio assolutamente imprevisto in una compagnia amatoriale partenopea, grazie a un dipendente comunale che lo incoraggiò a partecipare agli esami d’ammissione alla Silvio D’Amico.

Da lì nacque una carriera che dura tutt’oggi .

Durante lo spettacolo gli attori Mimmo Esposito e Rosaria De Cicco hanno chiesto, comprensibilmente emozionati anche loro, a Giannini di raccontare le particolarità dei Giganti incontrati durante il proprio cammino.

E così son stati ripercorsi i suoi rapporti con Gassman, frequentato e sostenuto negli anni in cui la depressione si impadronì del compianto Maestro, la complicità con Mariangela Melato e Monica Vitti, aiutata dalla sintonia per i tempi teatrali o la sua ammirazione per Lina Sastri, letteralmente imposta ai tempi di Mi manda Picone, l’ammirazione per il talento e la generosità della Magnani,l’amicizia con la Loren, la capacità della Wertmuller di costruire con i primi piani degli attori dei veri e propri paesaggi.

La recitazione secondo Giannini

La serata e’ stata anche una lezione di recitazione.

Giannini ha spiegato come per lui il mestiere di attore sia un “gioco serissimo”

“Recitare è giocare, se pensiamo al termine inglese To play o al francese jouer che appunto indicano la recitazione”.

Un gioco cui però dedicarsi con la fantasia di un fanciullo e il rigore di un monaco.

L’attore ha ammesso di aver utilizzato nella costruzione dei propri personaggi regole, logiche apprese nei suoi studi per divenire perito elettronico, costruendo ideali diagrammi delle emozioni da conferire al personaggio, nel corso di un film o di uno spettacolo teatrale.

Sono stati proiettati, nel corso dello spettacolo, momenti celebri della cinematografia di Giancarlo e abbiamo avuto la fortuna di assistere alla lettura di alcune celebri poesie, tra cui L’Infinito di Leopardi.

La serata ha avuto come colonna sonora il sassofono di Marco Zurzolo e le note del suo trio, attraverso suoni, brani che hanno rimandato al legame forte dell’Attore con Napoli, sua città adottiva.

Marco Bruttapasta

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